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Passaggio UBI Banca ad Intensa San Paolo – Caos, addebiti errati, servizi e personale ridotto

Passaggio UBI Banca ad Intensa San Paolo – Caos, addebiti errati, servizi e personale ridotto

Nel quasi silenzio più totale dei media televisivi italiani impegnati nella propaganda delle loro trasmissioni trash, su Fedez, e altri vari finti paladini del sociale, è avvenuta un’operazione da svariati miliardi di euro tra le più grandi degli ultimi tempi, che meritava un risalto mediatico assoluto e parallelo. Ma siamo in Italia. UBI Banca è passata nelle mani di Intensa San Paolo e non entreremo di certo nei dettagli di tale operazione finanziaria. Ci concentriamo sul risultato finale che molti di voi hanno potuto toccare con mano. Quello che è successo nella pratica è che ci siamo ritrovati con IBAN modificati con conseguente necessità di comunicare a tutti i nostri clienti/debitori il nuovo codice, errori che impediscono di fare bonifici dal nuovo IBAN, bancomat bloccati, necessità di recarsi in filiale per aggiornare i dati, addebiti mensili su servizi inesistenti a cui persino i dipendenti non sanno motivare (esempio: addebito per la carta di credito quando non si dispone di una carta di credito!), riduzione e trasferimento del personale con conseguente riduzione del numero di casse operative nella banca, assistenza telefonica intasata ed operatori non disponibili che ti richiamano dopo una settimana! Il risultato è stato tragico e con il personale sempre più ridotto e alle prese con i nuovi sistemi i clienti in banca sono costretti a fare una lunga fila sclerando copiosamente. Questa è la situazione economico-finanziaria del 2021, dove la gestione della propria cassa finanziaria è ostacolata dai sistemi bancari. Le filiali diventeranno sempre meno ed i servizi al cliente sono sempre peggiori. La moneta debito è in mano al potere della politica finanziaria che tra inflazione, costi sul conto corrente e tasse statali impongono il loro dictact sui risparmi dei cittadini sfruttando la loro posizione predominante per istaurare una specie di regime. Già diverso tempo fa segnalai i malfunzionamenti di UBI Banca e l’operatore mi risposte: “A volte va, a volte non va”. Ma tutti questi disservizi chi li paga? Cioè noi paghiamo profumatamente tasse sul conto corrente per avere servizi e non disservizi! Dov’è lo Stato Italiano? Dove sono le associazioni che tutelano i risparmiatori e consumatori? Questa acquisizione è stata pagata dai clienti proprio come è successo per il fallimento delle varie banche italiane! Sono stati 2,6 milioni di conti correnti a passare da UBI a INTESA.
È stato un flop clamoroso, ma comunque l’importante in Italia è fare i servizi giornalistici sullo scudetto dell’Inter, almeno la finanza non ti rompe i coglioni e ti finanzia.

Apriamo una piccola parentesi sull’informazione privata italiana:

Per non parlare dei servizi di assolo da quasi 10 minuti dove Studio Aperto si complimenta con Mediaset per la fine della battaglia legale con Vivendi, e innalza Pier Silvio Berlusconi come fosse Gesù di Nazareth per poi osannare le sue pessime trasmissioni tra cui Studio Sport dove si parla solo di calcio e non di sport. Comunque verso la fine di Studio Aperto arriva il servizio sulla cultura ed in particolare sui libri. Peccato che tutti i libri sponsorizzati nel loro telegiornale siano delle case editrici appartenenti sempre alla famiglia Berlusconi come Rizzoli, Piemme e Mondadori. Una barzelletta tutta italiana sul conflitto d’interesse che ci portiamo dietro dagli anni ’90 quando mafia e politica hanno smesso di uccidersi per fondersi in un’unica entità sotto le mani del ……. che pochi giorni prima di ogni processo viene ricoverato in ospedale e ci permane per mesi. Chiusa parentesi.

I delegati di First Cisl hanno evidenziato: “la situazione che si vive nella rete commerciale è pesante e devastante” soprattutto per gli ex Ubi. “Attualmente – si legge in una nota – regna il caos nelle filiali, si vivono situazioni tese e surreali”. “I segnali distensivi che si vogliono dare alla opinione pubblica, alla rete commerciale, e soprattutto alla clientela, non corrispondono alla realtà evidenzia l’organizzazione che nota una differenza fra i territori. E ancora: “Scarsissima, se non assente, formazione dei colleghi ex Ubi” anche quella da remoto, “il numero degli affiancatori previsti troppo esiguo rispetto alle esigenze”, “budget ribaltati sulle filiali ex Ubi appena tre giorni dopo l’avvio nel sistema commerciale”. I delegati sindacali evidenziano inoltre i problemi che si riscontrano con la clientela per esempio per la nuova raccolta della documentazione dei delegati sui rapporti di conto trasferiti o per le procedure applicative. Tutto questo lo si può riscontrare andando in filiale dove devi perdere tempo perché il numero di casse aperte non soddisfano il numero di abitanti. Dato che i professionisti dell’informazione non informano qualcuno lo deve pur fare, no? PS: nel frattempo molti giornali cosa fanno? Probabilmente (illazione personale) chiamati dall’alto fanno uscire articoli che rassicurano per evitare il flop in borsa che farebbe perdere al sistema bancario un bel po’ di danaro. Di certo pagare i giornalisti costa molto ma molto meno che non pagarli e fare il tonfo.

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