Lezioni di marketing da Acqua&Sapone


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Ero in fila alla cassa di Acqua&Sapone quando ad un tratto sono stato turbato nell’ascoltare un diverbio sorto tra la cassiera e una cliente. La cliente, una signora sui 45 anni, sosteneva, come fattogli notare da sua figlia di una decina d’anni, che il prodotto (una sorta di detergente) avesse un’evidente mancanza di liquido (più o meno un 30/40%). La cassiera,che dentro secondo me stava inveendo e peccando contro quella donna quasi come se percepissi le onde cosmiche dei peccati trasmessi nell’etere, per far contenta la cliente ha così richiamato con il microfono il caporeparto facendogli portare 2 elementi dello stesso prodotto per un confronto diretto. Ponendoli in controluce hanno verificato che il livello del liquido presente al suo interno era esattamente lo stesso. E così sentendo il peso delle continue frustrazioni a cui sono soggetti i cassieri per scaricare la tensione ho esclamato in sua difesa: “è normale,si chiama strategia di marketing, anche quando compri i sacchetti di patatine la metà è aria” . La signora se n’è andata e ha portato a casa oltre al detergente un’importante lezione di vita e di marketing: il prodotto presente nelle confezioni è molto spesso nettamente inferiore al suo contenitore e quando non è possibile fare ciò si gioca sulle forme facendole sembrare più grandi avendo però sempre la stessa quantità di contenuto a parità degli altri prodotti concorrenti. Questo importante episodio ha messo alla luce l’inganno quasi sempre inosservato ma veramente spinto che spinge l’inconscio del consumatore a credere che più una confezione è grande e più elevata sia la sua quantità di prodotto.SBAGLIATO. La confezione è l’apparenza. La confezione contiene le più spinte strategie d’inganno studiate a tavolino e testate al fine di spingere il consumatore ad acquistare il proprio prodotto piuttosto che quello di un competitor. I prodotti alla fin fine sono come le persone, hanno un corpo e un’anima. E come accade per le persone spesso quelli con il corpo migliore hanno delle forti mancanze nell’anima.

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La felicità non vende come tristezza e rabbia:il caso di Fermo


Le Marche,una regione spesso dimenticata,dove una provincia quasi mai è nominata,una storia non troppo conosciuta.Nelle Marche ci sono questi misteri nascosti tra le colline,dove tradizione,artigianato e passione si sono fusi insieme nella notte dei tempi a dar origine all’unica regione denominata al plurale.Fermo,la provincia nel cui punto più alto domina il duomo del Girfalco per cosa è conosciuta nella nazione?Quando la gente ha cercato Fermo nel motore di ricerca di google?Quando la nazione ci si ha “cagato” e ha scoperto che Fermo non è solo sostantivo,solo aggettivo,solo voce verbale,ma città?Quando siamo stati investiti dalla CRONACA.

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E’ ancora troppo presto da vedere ma immagino il picco proprio nel periodo odierno causato dalla notizia del ricovero per meningite di un fermano.Anche la PAURA vende.

Il mondo malato lo sa,

non vuole i FELICI e CONTENTI delle favole,

raccontate ai bambini inconsciamente

per nascondere che:

LA TRISTEZZA VENDE