Seremailragno compie i suoi primi 4 anni


In 4 anni è stato conquistato quasi tutto il mondo grazie a costanza e perseveranza con 447 articoli,indicizzato su i più importanti motori di ricerca,solo grazie a voi…ora lo possiamo dire forte: “Se rema il ragno prima o poi si bagnerà”

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La filosofia del ragno: minimalismo, anti nichilismo e recupero dell’essenziale


La filosofia del ragno si forma nell’infanzia di Michele Paoletti. Ebbe come base la massima espressione poetica: “Se rema il ragno prima o poi si bagnerà”, che scrisse a 5/6 anni in una piccola agenda :

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L’essenza nelle parole, la sintassi ridotta e l’uso di vocaboli necessari sono una caratteristica intrinseca di Paoletti. Michele crede che oggi si parli troppo e si ascolti troppo poco ed è per questo che lui preferisce ascoltare piuttosto che parlare anche per colmare questo gap. Parlare troppo significa avere la presunzione di sapere tutto e questo potrebbe entrare in contrapposizione con la realtà quando si dimostra con i fatti di non sapere proprio nulla. La gente esagera e mente, da poco peso alle parole e quindi ne mette tante. Insomma parla senza sapere effettivamente ciò che dice, il loro obiettivo è l’esaltazione del proprio ego con fini di autocompiacimento.

Quando si parla di scrittura le cose cambiano, il fiume si riempie e straripa invadendo pagine bianche ancora vergini. Scrivere è liberatorio, scrivere è necessario. Scrivere permette di avere il giusto tempo per riflettere. Fissare le proprie idee, i propri principi, il presente in pagine indelebili. È un’ottima pratica, apre la mente e permette di vedere se si entra in contrapposizione con il proprio passato.

Da “Se rema il ragno prima o poi si bagnerà” nacque la filosofia minimalista dedicata, basata sulla riduzione della realtà, espressività moderata, personalità soft, anti nichilismo, identità sovranista e tradizionalista, disprezzo per l’aristocrazia; l’isolamento parziale è motivato dal recupero dell’essenziale, il succo idealista denigrato dall’aberrazione sociale, per mezzo della privazione del superfluo, lotta agli sprechi e al futile motivo. La corrente si contrappone fortemente al capitalismo, alla globalizzazione, alla moda e a tutto ciò che comporta un appiattimento di ideali, principi e valori primordiali figli delle lotte di classe, degli scontri proletari, dei diritti acquisiti. I valori così come la religione, che ne esalta le caratteristiche, soffrono nella superficialità moderna annacquata dal “libero scambio” in cui si nasconde la finanza speculativa. L’uomo sta perdendo la sua identità a favore di un’identità comune e piatta: quella della finanza globale cinica e spudorata, della produzione illimitata finalizzata allo sfruttamento massimo delle risorse (naturali e umane). Negli ultimi 30 anni siamo stati testimoni di una perdita clamorosa di quanto acquisito in 200 e passa anni. Dalla distruzione dei diritti dei lavoratori, fino a quella dell’artigianato locale. In silenzio e senza insurrezioni abbiamo assistito ad una destrutturazione della comunità (e del comunismo vero) favorita dall’introduzione dell’emigrazione incentivata, chiamata Erasmus (quanto di peggio poteva essere fatto). Con l’Erasmus sono state spostate intere generazioni all’estero che hanno perso il contatto con la loro patria, i loro ideali, le loro tradizioni. Questo progetto di rendere a tutti i costi le persone globalizzate ha comportato uno spreco di denaro pubblico immane oltre che ad una destabilizzazione familiare mista a sofferenza da lontananza. La manodopera altamente specializzata prende sempre di più il largo dall’Italia, mentre l’immigrazione contribuisce a ridurre le skill necessarie per essere competitivi con altri paesi. La deregulation è stata la seconda arma del capitalismo, volta a ridurre sempre di più la mano della politica (con conseguente riduzione del welfare e conversione dei beni pubblici in privati con la scusa di fare cassa) a favore del libero mercato. Quello che oggi l’America vuole è rompere tutti i confini con i trattati di libero scambio, quanto di peggio si possa avere per il nostro mercato. Questo comporterebbe un enorme abbassamento della qualità dei prodotti con conseguente dumping economico e distruzione del made in Italy (quello che in gran parte ha fatto il mercato cinese verrebbe completato da quello americano dove regnano le multinazionali più agguerrite).

Oggi troppo spesso si indossano maschere per assomigliare a qualcuno (individuato come l’ idolo da imitare) invece di ascoltare se stessi ed essere ciò che si è. Il simbolo del ragno, rimanda al disprezzo dell’umanità verso le debolezze generate dal sistema capitalistico figlio del liberismo, il ragno è in continua lotta per la sopravvivenza contro tutto e tutti. Questo è lo spirito da cui tutto nacque per caso, forse utopico per l’era contemporanea. Un’utopia vagheggiante nell’aria che ogni tanto ritorna prepotente a ricordare l’essenziale di essere e non di avere. Un ritorno alle origini pre-tecnologiche quando i valori non erano distorti dalla brama di sviluppo incontrollato. L’aberrazione sociale figlia dell’appiattimento mentale trova nel calcio il massimo esponente di distrazione di massa. Uno sport in cui sono annebbiati i valori primari per fini monetari. L’ “uomo schiavo” che paga per entrare in uno stadio invece di acquistare un libro è per me la massima sconfitta possibile del periodo contemporaneo. Se porta anche il figlio di 5 anni è la strada del non ritorno, della perdizione umana, della perigliosa via dell’indottrinamento.

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Nel tempo l’evoluzione della corrente ha posto l’interesse a doti di originalità e alle capacità dell’individuo di reinventarsi, di creare, di evolversi. L’isolamento non portava a cambiamento ed è per questo che è nato un mutamento, un’evoluzione in cui il ragno si è immerso nel rumore della società mantenendo un basso profilo e captando da ognuno le migliori caratteristiche per farle sue, aggiungendo e crescendo. Il ragno non vede nell’individuo difetti, il ragno ha ammirazione, è un fedele ascoltatore e spesso rimane incantato dalla capacità oratoria. Pur tirandosi fuori rimanendo dentro, il ragno rimarrà comunque inevitabilmente contaminato da quello per cui aveva combattuto. Il concetto di Yin e Yang è la conclusione logica ma momentanea di questa corrente filosofica. “Se rema il ragno prima o poi si bagnerà” è il cerchio che ingloba tutto, per alcuni rappresenta l’essere e il nulla, più nulla che essere ma forse è proprio il nulla ad esaltare la pienezza dell’essere.

 

Concludo con una citazione:

Diego Fusaro Citazioni

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