Un pensiero non può essere fake


Qual’è la differenza tra pensiero (articolo di un blog) e realtà dei fatti (articolo di giornale)??

Il pensiero rappresenta ciò che l’individuo pensa in un determinato momento riguardo una persona e/o un gruppo di persone secondo il proprio ragionamento semi-razionale basato su eventi accaduti e/o di cui è venuto a conoscenza.Non essendo basato su fatti concreti,tangibili,comprovati, un pensiero rimane tale nella sua forma semi-astratta e può essere chiaramente attaccato da chiunque.Ci saranno alcuni d’accordo con il tuo pensiero altri in forte disaccordo,ad altri non fotterà invece proprio nulla.Io stesso spesso sono in forte disaccordo con i miei pensieri di me insieme a una bella gnocca,perché non corrisponde alla realtà dei fatti.Il mio pensiero in quel caso è fuorviante poiché si distacca dal reale per abbracciare un mondo fantasioso,quello dei desideri. Un pensiero diventa plausibile quando il discorso nella narrazione fila verso un “concretismo” più probabile ma di cui non è possibile dare certezze. Siamo nel mondo dello stocastico e della probabilità.

Un fatto realmente accaduto va invece dimostrato con prove a carico che ne determinano la veridicità.Questo significa che ogni testata giornalistica cartacea o online, deve avere le prove (ovvero fonti attendibili) per poter dimostrare qualora venga richiesto nelle sedi opportune ciò che ha espresso. In questo caso la deduzione dovrebbe mettere d’accordo quasi tutti nel definire se un comportamento oggettivo sia giusto o sbagliato secondo il metro di giudizio che però è soggettivo.Siamo nel mondo del determinismo,della certezza di un fatto (che poi questo in molti casi non avvenga è un altro discorso) che si incrocia con quello stocastico a causa dell’incertezza dovuta al nostro giudizio.

Ora un giornalista può passare dal mondo del pensiero al mondo del realmente accaduto purché definisca bene i confini tra realtà e opinione. Un giornalista di alto livello è secondo me colui che riesce a mettere i paletti tra i due mondi quando immette nel canale l’informazione.

Un blogger o meglio un libero pensatore non può dare la notizia ufficiale in quanto non abilitato a farlo. Può dare la notizie ufficiosa quando questa sia comprovata da link contenenti fonti attendibili o può esprimere il proprio pensiero.

Ora chiarito quanto detto sopra,che mi si venga a dire che un pensiero è “fake” lo trovo abbastanza fuori tema perché la notizia spacciata per ufficiale ovvero la narrazione imparziale di un fatto realmente accaduto si può definire “fake” se non si basa su qualcosa di realmente successo ma spacciato per tale, ma un mio pensiero rielaborato e messo in ordine esprimendo i miei dubbi e le mie perplessità su una pagina web non si può definire tale o meglio la parola non si accosta al concetto del termine. Siamo responsabili della realtà ufficiale dei fatti ma non possiamo essere responsabili dei nostri pensieri ordinati e rielaborati proprio perché la rielaborazione di un pensiero non attinge dalle fonti attendibili o attinge da fonti attendibili ma rimane comunque una notizia ufficiosa.

Potete dirmi:<Non sei credibile>,ma questo sarebbe lapalissiano visto che molti pensieri sono in gran parte non attendibili.

Potete dirmi:<Non è sono d’accordo>, e va benissimo ed è comprensibilissimo visto che il pensiero è strettamente personale e molto spesso cucito su misura delle proprie esperienze.

Quando mi dite:<<È un fake>>,pur accettandolo non condivido il vostro pensiero poiché decade nel mondo illogico.

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La legge dell’equilibrio


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Ogni cosa al mondo ha un suo trade-off (un compromesso) basti pensare all’assorbente, vive in un posto stupendo ma in un periodo di merda. Non si può ottenere il massimo in ogni aspetto, la legge dell’equilibrio è salda a mantenere lontane le brusche variazioni, a ristabilire l’ordine delle cose, ecco quindi che eccedendo in una strada intrapresa inevitabilmente si finirà per bruciare un altro percorso della stessa quantità pari all’eccesso dell’altra. L’eccesso porta a squilibrio, a malessere, a disorientamento. Siate equilibrati e troverete la strada giusta.

Il covo dei serpenti


serpenti.jpg

Ho gli occhi pieni di serpi.
Mi annebbiano la vista.
Mi soffocano il respiro.
Mi scherniscono la fiducia.
Mi feriscono l’animo.
Mi iniettano veleno.
Mi urlano sibili assordanti.
Mi batte forte il cuore.
Mi sento lo stomaco in gola.
Mi schiaffeggio violentemente.
Non è un sogno.

Ho visto parlar male,alle spalle di un’amica(in sua assenza)e poi???ABBRACCIARLA.Come le chiamate??Persone??No,assolutamente no!!
Indipendentemente dal sesso,dalla ragione sociale,dall’età,dalla loro storia di merda,sono serpenti striscianti sulla vigliaccheria umana,deridono la vittima e scavalcano la propria dignità per far prevalere nel branco il loro ego di infima putridità.Sono come la melma,zozzi,sporchi,infanganti.
E così,ascoltando quasi incredulo,ti senti all’istante un fottuto topo caduto in trappola,osservando inerme quel comportamento difficile da definire per quanto scabroso,ti domandi se non abbiano fatto altrettanto in tua assenza.Allora rielabori tutto a ritroso,i falsi sorrisi,i falsi sguardi,il falso interesse,le false parole.Tutto falso.Tutto meramente architettato a dovere per fini di beffa e e di potere.Tutto diventa chiaro,tenti di fuggire,ma ormai è troppo tardi,sei finito per errore nel covo dei serpenti.

L’8 marzo poesia


Click play per ascoltare se visualizzi(da web) il player:

 

Mi sovvien qualche ricordo,della fanciulla età,

quando lo spavaldello di turno si alzava l’8 marzo

ad acquistar mazzetti di mimose,

per le gioveni donzelle.

Nella classe lesto entrava,

col petto in fuori e il sorrisetto di se sicuro,

distribuiva quel fiore giallo con fare prematuro.

I sorrisetti si sprecavan,ma comunque non gliela davan

(Poesia di Michele Paoletti)

Tic-tac,tic-tac


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Il rumore quasi impercettibile della lancetta della sveglia vicino al tuo comodino diventa assordante nel momento in cui attorno cala il silenzio. I secondi scorrono, il tempo passa. Tic, tac, tic, tac, ti entra in testa, ti giri, ti rigiri ma lo senti sempre più vicino.

La tua attenzione viene attirata con un crescendo dal ticchettio e ti sale il nervosismo. Tic, tac, tic, tac.
Questo è quello che accade. Ogni tic e ogni tac sono i vocaboli sinceri detti a te. Parole rimaste indelebili,ma sospese nel rumore della quotidianità. Quando fuori calerà il silenzio, quando una tempesta di emozioni si abbatterà nel tuo inconscio, allora tutto verrà risucchiato via e tic, e i tac, cadranno giù come macigni appesantiti dal logorio del tempo. Sarà troppo tardi. Saranno maturati in rimorsi figli di un’occasione persa.

Michele Paoletti