Lettere dal PG70 – Portiamo alla luce la storia del nostro passato


Ci siamo occupati in diversi articoli precedenti della storia relativa all’ex Conceria di Molini Girola di Fermo, nelle Marche, che prima di essere stata conceria e dopo essere stata impiegata come linificio è diventata un campo di internamento per prigionieri di guerra (Prisoner Camp 70 conosciuto nei documenti ufficiali come PG70 Monturano). Abbiamo trovato un’altra recente testimonianza portata alla luce in uno dei numerosi blog dedicati alla memoria dei prigionieri di guerra. Robert Hoaldly telegrafista della Royal Navy internato nel PG70 fu fatto prigioniero nel Settembre del 1942 quando venne catturato a Tobruk durante la seconda guerra mondiale e successivamente internato in Italia. Nella prima lettera informa i familiari di essere stato catturato dagli italiani, di stare bene e che verrà trasferito in un campo di prigionia:

Lettere di guerra

Ecco invece l’ultima lettera che Robert spedì alla sua famiglia dal campo PG70 prima di fare fortunatamente rientro in patria:

48918B1D-DC46-4847-B60D-043771F042B1
Lettera di Robert
PG70 podyvst.jpeg
Lettera di Robert

Google Play Store

Copyright©2019 Seremailragno.com by Michele Paoletti – michelepaol@gmail.com. All rights reserved.
La proprietà intellettuale dell’articolo non può essere copiata, riprodotta, pubblicata o redistribuita perché appartenente all’autore stesso.
È vietata la modifica e la riproduzione dell’articolo in qualsiasi modo o forma se non autorizzata espressamente dall’autore.

Annunci

Prisoner of War (POW) in Italy [italian/english version]: state of art


This article is divided into two language part:

  1. First part in italian language
  2. Second part in english language

ITALIAN LANGUAGE

Avevo spedito un’email di cui mi ero completamente dimenticato ad un sito che raccoglie le memorie dei prigionieri di guerra per far aggiungere le informazioni storiche che avevo raccolto sulla loro pagina in modo tale che potessero essere d’aiuto a tutti. Questa è stata la risposta (dopo 9 mesi):

EMAIL TRADOTTA

Grazie mille per l’e-mail. Mi scuso se hai dovuto attendere molto per avere risposta. Per alcuni anni la gestione dei miei siti web Prisoner of War è stata interamente compito di una sola persona. Ora vengo aiutato nel rispondere alle e-mail indirizzate al sito web Lamsdorf.com, ma finora non ho potuto trovare alcun ausilio con l’Italia riguardo i prigionieri di guerra e altri siti web. Inevitabilmente cresce l’arretrato di e-mail senza risposta. Oltre a questo, dopo 17 anni, a causa della vecchiaia, delle considerazioni personali come la famiglia e la salute, ho deciso che devo ritirarmi dal progetto e consegnarlo (si spera) ad altri che condividono il mio stesso entusiasmo per questa area di ricerca storica. Penso che sia improbabile – e probabilmente poco saggio – aspettarsi che una persona assuma tutto il controllo, ed è per questo che spero di reclutare una squadra per assumere i vari compiti, in modo da ridurre il lavoro del singolo. Come ho detto, ora ho una piccola squadra che risponde alle e-mail per il sito web Lamsdorf.com, e non solo inviano risposte, ma inseriscono anche il sito web, i nomi e le informazioni POW che ricevono. Per favore fatemi sapere se volete unirvi a un team simile per gestire le email di Stalag.org. Sarò molto grato per ogni aiuto che viene offerto. Verranno fornite istruzioni complete. Nel frattempo, tutte le email di attesa saranno conservate fino al momento in cui possono essere elaborate. Un altro lavoro che mi piacerebbe consegnare è l’amministrazione del nostro gruppo Facebook:

https://www.facebook.com/groups/1098088790202648/

L’elenco completo dei membri del team che spero di reclutare è:

Curatore del Museo on-line di Prisoners of War (che sono io al momento)
al fine di supervisionare l’intero progetto e coordinare i manager e gli amministratori elencati di seguito.

Gestori e assistenti per ciascuno dei seguenti siti:
http://www.lamsdorf.com (concerning Stalag VIIIB/344 Lamsdorf)
http://www.stalag.org (concerning POWs in other German camps)
http://www.powsitaly.weebly.com (concerning POWs in Italian camps)
http://www.powsfareast.weebly.com (concerning POWs in Japanese camps)

Amministratori per questi gruppi Facebook:
• Stalag

• Stalag: Prigionieri di guerra 1939-1945

• Prigionieri di guerra in Italia

• Prigionieri di guerra in Estremo Oriente

(per il gruppo Facebook di Stalag VIIIB / 344 Lamsdorf POW, qualcuno ha già rilevato l’amministratore).

Se potresti essere interessato a dare un aiuto come descritto sopra, puoi scrivermi a: mail@lamsdorf.com. Se vuoi sapere come è stato avviato il progetto in primo luogo e come si è sviluppato, dai un’occhiata a questa pagina: https://www.lamsdorf.com/about-us.html
I migliori auguri,
Philip Baker


ENGLISH LANGUAGE

I had sent an email that I had completely forgotten to a site that collects memories of prisoners of war to add the historical information I had collected on their page. This was the answer (after 9 months):

ORIGINAL EMAIL:

The On-Line Museum of Prisoners of Wa

Thank you very much for your email. I do apologise if you have had a long wait for a reply.

For some years managing my Prisoner-of-War websites has been entirely a one-man task. I now have some help with answering the emails directed at the Lamsdorf.com website, but so far I have not been able to recruit help with the POWs Italy and the other websites. Inevitably the backlog of unanswered emails is growing.

As well as this, after 17 years, because of creeping old age, family and health considerations I have decided that I must retire from the project, and hand it on (hopefully) to others who share my enthusiasm for this area of historical research.

I think it is unlikely – and probably unwise – to expect one person to take on everything, and this is why am hoping to recruit a team to take on the various tasks that are involved, so that nothing becomes too much for anyone. As I have said, I now have a small team answering emails for the Lamsdorf.com website, and they not only send replies but also enter onto the website, the POW names and information that they receive.

Please let me know if you would like to join a similar team to deal with the Stalag.org emails. I will be very grateful for any help that is offered. Full instructions will be given of course.

In the meantime, all the waiting emails will be held until such time as they can be processed.

Another job I would like to hand over is the administration of our Facebook group:

https://www.facebook.com/groups/1098088790202648/

The full list of team members I am hoping to recruit is:

  • Curator of the On-Line Museum of Prisoners-of-War (that’s me at the moment)

to oversee the whole project and to co-ordinate the managers and administrators listed below.

  • Mangers and assistants for each of the following sites:

http://www.lamsdorf.com (concerning Stalag VIIIB/344 Lamsdorf)

http://www.stalag.org (concerning POWs in other German camps)

http://www.powsitaly.weebly.com (concerning POWs in Italian camps)

http://www.powsfareast.weebly.com (concerning POWs in Japanese camps)

to continue with the development of these sites and each maybe to build a team to assist with this.

  • Administrators for these Facebook groups:

Stalag

Stalag: Prisonniers de Guerre 1939-1945

POWs Italy

POWs Far East

(for Stalag VIIIB/344 Lamsdorf POWs Facebook group, someone has already taken over the admin.)

If you might be interested in giving some help as described above, you can email me at: mail@lamsdorf.com

If you want to know how the project got started in the first place and how it has developed, have a look at this page: https://www.lamsdorf.com/about-us.html

Very best wishes,

Philip Baker

Clicca qui per seguire l’edizione in Google News

Copyright©2018 https://www.seremailragno.com by Michele Paoletti michelepaol@gmail.com. All rights reserved.
La proprietà intellettuale dell’articolo non può essere copiata, riprodotta, pubblicata o redistribuita perché appartenente all’autore stesso.
È vietata la modifica e la riproduzione dell’articolo in qualsiasi modo o forma se non autorizzata espressamente dall’autore.

Da campo di prigionia a luogo di solidarietà all’ex conceria di Fermo


Video tratto dal TGR del 16-02-2017,servizio a cura di Maria Francesca Alfonsi, immagini di Carlo Bragoni, montaggio di Maurizio Piloni.

Per maggiori info sul luogo: Cronologia Storica dell’ex P.G. 70

Copyright©2017 http://www.seremailragno.com by Michele Paoletti michelepaol@gmail.com.All rights reserved.
I contenuti presenti  non possono essere copiati,riprodotti,pubblicati o redistribuiti perché appartenenti all’autore stesso.
E’ vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma.
E’ vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall’autore.

LA VITA DIETRO IL FILO, la biografia di un soldato inglese imprigionato nel PG70 di Fermo, nelle Marche


Mi chiamo Bert Richings, fui catturato e fatto prigioniero di guerra a Tobruk. Ero conosciuto con il soprannome di “Cush”. Portato nel PG70 in Italia con un gruppo di 26 persone vi

StaLag_IVB.JPG
Stalag 4B FONTE:wikipedia

rimasi fino a quando gli italiani non si arresero;dopo essere fuggito dal campo fui catturato di nuovo in Italia dai soldati tedeschi e con il carro di bestiame attraversammo il Passo del Brennero, dove fui portato credo, a Stalag 4B (un campo di prigionieri di guerra in Germania),in cui ci furono rasate tutte le teste. Successivamente fui inviato insieme a un gruppo di 50 uomini a lavorare in una cava, in un villaggio chiamato “Klinga“. Trascorremmo tre anni insieme. Mi piacerebbe risentire questi amici e le loro relazioni.

traduzione-e-ricostruzione

Fui chiamato al servizio militare durante l’anno 1940 e fin dall’inizio le cose non sembravano andare per il verso giusto. Essendomi stato detto di dover prestare servizio alla Plymouth mi aspettavo di entrar a far parte della Marina, ma non di certo nell’esercito. Così, dopo essermi allenato per otto settimane con il Duca di Wellington e aver avuto sette settimane di congedo, fui spedito da qualche parte in Medio Oriente!

duca-di-wellington
Duca di Wellington FONTE: wikipedia

Fui messo in una coscrizione di 120 uomini per diventare uno Sherwood Forester (lo Sherwood Forester è stato un reggimento di fanteria di linea dell’esercito britannico in vigore dal 1881 al 1970), ma al mio arrivo in Egitto, nessuno sapeva dove fossero dislocati i nostri alleati – così dopo cinque settimane alla loro ricerca fummo mandati ad unirci ai Cameron Highlanders (il Cameron Highlanders è stato un reggimento di fanteria di linea dell’esercito britannico formatosi nel 1793) che stavano combattendo nel deserto ed erano sotto attacco. Andai in azione con loro a Mersa Matruh e a Sollum e fummo poi inviati a combattere nella campagna eritrea. Al ritorno in Egitto trovammo finalmente gli Sherwood Forester e fummo mandati ad unirci a loro a Cipro. Di 120 uomini che avevano lasciato l’Inghilterra, ne rimasero solo 48, il resto furono o feriti o uccisi. Eravamo a Cipro da soli tre mesi, quando il reggimento fu inviato in Egitto per contribuire a difendere, Tobruck. E fu proprio a Tobruck che fui fatto prigioniero, insieme a molti altri compagni.

prisoner.jpg
Una foto scattata dai tedeschi mostra i prigionieri di guerra catturati a Tobruck FONTE: link

I tedeschi ci allinearono tutti lungo la riva, con le guardie di fronte e il mare alle spalle, poi alcuni ufficiali di alto rango ci vennero a guardare osservandoci dall’alto, in piedi sul tetto della loro cabina. Dal modo in cui tutti i tedeschi si muovevano freneticamente in giro poteva esserci solo una persona, “Rommel”, la “volpe del deserto”, come era conosciuto.

200px-bundesarchiv_bild_146-1985-013-07_erwin_rommel
FONTE: wikipedia

Era veramente molto freddo dormire sulla spiaggia di notte.Era la cosa divertente del deserto; durante il giorno il caldo era insopportabile, mentre di notte faceva molto, molto freddo. La mattina seguente arrivarono dei camion con lunghi rimorchi per portarci via. Gli italiani erano incaricati di far salire 30 di noi sul camion e 30 sul rimorchio. Non riuscivamo a sederci, mentre la guardia italiana era seduta sul tetto della cabina di fronte a noi con un fucile caricato. Viaggiammo così per tre ore ,senza né acqua né cibo. Infine, ci fermammo in un posto chiamato Tameemy dove prima ci diedero un bicchiere d’acqua e poi ci ammassarono in un recinto circondato da filo spinato.Ancora non portarono niente da mangiare. Molte tizi per ottenere in cambio un pasto cercavano di barattare le sigarette agli italiani, ma ahimè non ebbero fortuna; comunque non credo che avessero molto da mangiare neanche per se stessi.

Nordafrika, italienische Panzer
Rommel e le truppe italiane nel deserto FONTE:link

Trascorremmo un’altra miserabile notte tutti ammucchiati cercando di tenerci caldo a vicenda. Molti pensavano di scappare, ma dove potevamo andare? Non saremmo andati molto lontano senza provviste, così pensammo di aspettare e vedere che cosa sarebbe accaduto il giorno successivo. Trascorse la notte e l’indomani mattina ci diedero un altro sorso d’acqua; e tra noi pensavamo che ci avrebbero dato anche un pranzo completo, naturalmente! Avremmo voluto lavarci e farci la barba, ma non avevamo l’acqua.

In quel campo parlai con un collega del Reggimento Worcester; mi informò che il mio vecchio amico dai tempi della scuola era stato ucciso in battaglia. La vicenda mi sconvolse molto, ma mi fece capire quanto ero stato fortunato ad essere ancora vivo, anche se prigioniero di guerra.

Il giorno successivo fummo portati in un campo appena fuori le banchine di Benghazi. Fui contento di vedere le tende all’interno del recinto, almeno,pensavo tra me e me, avremmo potuto dormire in un posto un po’ più caldo. Furono distribuiti alcuni pasti che consistevano in una pinta di grano caldo bollito, molto simile al granoturco che anni fa utilizzavamo per dar da mangiare agli uccelli. Non aveva alcun sapore. Mangiavamo solo perché eravamo tutti affamati e fu già qualcosa riempire i nostri stomaci vuoti. Avevamo anche un sacco d’acqua a disposizione. Fortunatamente dormire nelle tende quella notte fu molto più caldo e il mattino seguente ci diedero un’altra pinta calda di granoturco. Il campo era un posto terribile, il bagno era una lunga trincea con una barra in cui sedersi – da cui si sentiva un odore insopportabile.

benghasi-waterfront.jpg
Novembre 1942:I carri armati procedono nel lungomare di Benghazi.FONTE:link

Nella zona di Benghazi gli alleati avevano certamente subito una dura sconfitta – vi erano relitti ovunque. Gli italiani ci scortarono fino a una vecchia nave dove tutti salimmo a bordo e ci fecero scendere in una stiva molto profonda, con una scaletta posta su un lato i cui pioli erano abbastanza distanti tra loro. Scendemmo proprio giù nella prua della nave. Era terribilmente caldo e umido, calarono due grandi secchi per scopi igienici e un paio di bidoni per bere.

“Era un omicidio restare in quella stiva”; avevamo parecchio spazio per stenderci ma c’era un caldo insopportabile. Per tutto il tempo ero un bagno di sudore. Di notte non vi erano luci  e se fossimo stati silurati da una delle nostre navi alleate non avremmo avuto di certo nessuna possibilità di sopravvivenza. Alla fine, dopo una moltitudine di urla e lamenti, permisero a cinquanta uomini di salire un attimo sul ponte per lavarsi con acqua di mare grazie a un tubo flessibile collegato verso il basso. L’acqua era limpida e fresca, ci asciugammo in seguito sotto il sole, per poi essere rispediti, dopo circa mezz’ora, di nuovo in fondo alla stiva. Quando fummo destati da quella continua attesa, attraccammo in un porto; eravamo stati in viaggio per cinque giorni e cinque notti, e il porto era il porto di Brindisi.

brindisi.jpg
Porto di Brindisi.FONTE: link

Dei soldati italiani erano in fila per scortarci a riva, e marciare verso la città. Era come assistere a un macabro spettacolo, senza né lavarci né raderci la barba per un paio di settimane, non sembravamo più nemmeno dei soldati inglesi e ci trattavano come fossimo uno show di burattini. Alla fine ci gettarono in un profondo letto di un fiume prosciugato con i lati in pietra e le guardie pattugliavano il percorso su entrambi i versanti. Senza alcun’ombra di dubbio anche in questo caso, faceva un caldo terribile;diedero un pezzo di pane e mezzo litro di zuppa calda ogni cinque persone, che scoprimmo poi essere era la razione consentita per un prigioniero di guerra in condizioni di non-lavoro.

Eravamo nel letto del fiume da una settimana. Era così caldo durante il giorno, che sembrava di stare in una padella. Iniziava a prudermi tutto, così mi tolsi la camicia e la trovai piena di creature striscianti, scoprimmo successivamente essere pidocchi, che avevano deposto le uova nelle cuciture dei nostri vestiti e complici il caldo e l’umidità si erano schiuse. Era un grande shock per me scoprire di essere ricoperto da pidocchi ma eravamo tutti nella stessa barca in quanto i compagni seduti intorno a noi se li scambiavano a vicenda. Improvvisamente mi resi conto che si trattava del mese di Agosto ed ero stato fatto prigioniero da quattro settimane. Supposi che il nostro parente più stretto sarebbe stato informato che mancavamo all’appello.

Il giorno successivo ci fecero di nuovo mettere in marcia. Marciammo per quelle che sembrarono interminabili ore ed eravamo tutti esausti e in cattive condizioni.

stazione di ancona.jpg
Vecchia stazione di Ancona distrutta durante la seconda guerra mondiale FONTE: link

Un tizio aveva un enorme vescica sotto la pianta del piede e marciò per miglia solo con il calzino,senza la scarpa. Camminammo attraverso molti villaggi e sono sicuro che ci guardavano con sguardo di compassione. Dopo quattro ore di cammino arrivammo ad un recinto, pieno di tende circondato da un alto filo spinato, che sarebbe dovuto essere per un po’ la nostra nuova casa. Per fortuna c’era molta acqua a disposizione così potei lavarmi bene e tagliarmi la barba con l’aiuto di un rasoio preso in prestito – la rasatura con quella lama era davvero orribile. Le mie forbici erano utilissime per tagliarci i capelli. Finalmente mi sentivo un po’meglio, ma avevo ancora i morsi della fame. La razione di cibo era sempre la stessa, pagnotta spartita in cinque e il vecchio mezzo litro di zuppa. Non c’erano né coperte né letti – “oh no”, dovevamo dormire tutti sul prato – ma essendo in tenda fu molto più caldo. Il cibo che ci diedero era appena sufficiente per mantenerci in vita. Forse la ragione di ciò era che se si aveva la possibilità di fuggire non avremmo avuto sicuramente la forza di farlo. Eravamo lì da circa una settimana quando arrivò l’ordine di muoversi. Non avevamo mai alcun avvertimento, entravano e dicevano: ” Bene, prendete i bagagli, ci muoviamo ora”. Fortunatamente questa volta i camion arrivarono per noi, ed era certamente meglio di dover camminare.

conceria.jpg
Foto dall’alto del PG70 FONTE: Oltreconceria

Viaggiammo per tutta la costa orientale d’Italia, fermandoci solo una volta per prendere un attimo di respiro e una pinta – di zuppa, naturalmente – che credetemi, aveva solamente il gusto di acqua calda. Passammo attraverso una città chiamata Ancona e poi una piccola città chiamata Firmo (Fermo), che conteneva una specie di grande granaio con un filo molto alto intorno ad esso – la recinzione era alta circa dodici piedi(circa 3,65 metri) e ogni venti iarde (circa 18 metri) o giù di lì vi era una garitta (torretta della sentinella), in alto che dominava il recinto.

L’area conteneva otto enormi edifici come grandi come capannoni di aerei e tutto intorno alla parte interna del campo vi era un “tripwire” (un filo collegato a dell’esplosivo) a circa dieci piedi (3 metri) dal filo reale. Sì, questo campo fu la nostra casa permanente; il suo nome era P.G. 70.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ci organizzammo in gruppi di cinquanta, per costruire un letto di tela e un cuscino, per riempirlo successivamente con della paglia;quello doveva essere il nostro materasso. Ebbi la fortuna di dividere la parte superiore di un letto a castello con un tizio sotto di me che tutti chiamavano “Blackie”. Era un Ebreo ed era molto teso per paura che lo avrebbero scoperto e portato via. All’interno del gruppo ci dividemmo ulteriormente in sottogruppi di cinque; per condividere il pane di ogni giorno! Fu ideato un rigoroso codice per condividere la pagnotta. Il sistema si basava sul sorteggio che veniva effettuato per ottenere l’ordine con cui ognuno di noi doveva scegliere il pezzo di pane – ma l’ultima persona a dover scegliere la sua porzione avrebbe dovuto tagliare il pane in cinque parti uguali, quindi, se faceva un errore, era lui a rimetterci perché gli rimaneva il pezzo più piccolo! Tale sistema funzionò talmente bene da essere adottato da tutti i gruppi dell’intero campo. Il litro di zuppa che ricevevamo ogni giorno in un modo o nell’altro aveva il nome di “Skilly”. Un centinaio di uomini, divisi in due gruppi, ricevevano la loro pinta prelevata da enormi calderoni – un giorno era una specie di riso, il giorno successivo, una sorta di maccheroni. Ogni uomo del gruppo aveva un numero per la fila e l’ordine veniva ruotato, il primo per la parte posteriore, e così via, per assicurarsi che ognuno avrebbe avuto la sua giusta porzione – i primi mestoli messi nel piatto erano tutti abbastanza liquidi mentre gli ultimi molto più sostanziosi. Questa mensa fu presidiata dai nostri compagni, che ricevettero le razioni per coprire tutto il campo.

dsc_0435

Le cose cominciarono a prendere ogni sorta di forma. Vi era un grande edificio di lavatoi e servizi igienici – anche una doccia di acqua fredda. L’edificio centrale fu utilizzato come sala ricreativa dove poche settimane più tardi fu organizzato uno spettacolo – i carpentieri costruirono un bel palcoscenico per svolgere al meglio l’evento. Si riuscirono a realizzare degli spettacoli dannatamente belli in quella sala.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Detto questo, il nostro più grande problema era, senza dubbio, il cibo. Fu appena sufficiente a mantenerci in vita e la nostra forza si stava piano piano spegnendo. Stavamo cominciando ad avere dei black-out. Il primo che ebbi mi preoccupò a morte,ma quando mi resi conto che tutti gli altri stavano soffrendo allo stesso modo, mi tirai un po’ su di morale. Accadeva tutto in un istante, stavi in piedi, improvvisamente avevi le vertigini e la necessità di sederti fino a quando non passavano. I compagni cadevano frequentemente durante l’appello. Era sempre lo stesso pasto, giorno dopo giorno, e questo non ci permetteva di ottenere le vitamine necessarie per il nostro corpo.

Nella mia seconda settimana in quel campo ricevemmo delle carte a stampa su cui dovevamo mettere il nome e l’indirizzo del nostro parente più stretto e un segno di spunta accanto alla frase, “sto bene”. Questo è tutto quello che ci permisero di scrivere. Suppongo che fino a quella data la nostra gente a casa pensava che fossimo stati uccisi in azione.

dsc_0420
Aquila,simbolo del fascismo fatta costruire da Mussolini all’interno del P.G.70

Quindi passarono delle settimane, non vi era nulla da fare in giro se non l’attesa del prossimo pasto. Non erano ancora arrivati i pacchi della Croce Rossa, niente sigarette, niente posta da casa e tutti noi avevamo quei black out maledetti. Si può solo immaginare quella stufa e miserabile sensazione che provavamo. Una sera mentre eravamo sdraiati sui nostri letti, un collega, che aveva una voce meravigliosa, iniziò a cantare una canzone intitolata “Goodnight Vienna”. Sembrava robusto, ma anche lui non riusciva a finire di cantare perché era troppo debole, e i compagni non lo applaudivano a metà, ma lo incitavano.

Cose del genere non posso fare a meno di ricordarle. La situazione però, iniziò ad andare molto peggio. Nella camerata il clima stava diventando molto freddo e ognuno si sentiva sempre più infelice. La vita stava diventando veramente molto dura. Un compagno fu sorpreso a rubare in flagrante dalla cucina. Forse sarebbe stato meglio andare a rubare dal nemico, e non dai nostri compagni. In una vita come quella, avrebbe dovuto sopportare una pena molto più pesante di quanto fu fatto. Lo fecero sfilare per una settimana indossando un grande cartello con la scritta “Io sono un ladro”. Fu duro, ma necessario in una vita del genere, anche se alla fine non è stata poi così dura come sarebbe dovuto essere.

P.G. 70
Fonte: Forum

In fondo al campo cresceva dell’uva selvatica, ci dissero che non era commestibile, ma alcuni di noi non riuscirono a resistere ai morsi della fame, finirono così con dei dolori di stomaco terribili e corse imminenti verso i bagni – una qualche forma di dissenteria.

I giorni passavano ed eravamo tutti così annoiati della vita quotidiana che alcuni compagni, insegnanti nella vita civile, iniziarono a impartire lezioni serali in varie lingue. Iniziai così ad imparare il tedesco, ma non ottenni nulla per colpa di quel maledetto “verbo essere”, e così stufo abbandonai il desiderio portato avanti con quelle lezioni. Il problema maggiore era che non avevamo né matite né carta su cui scrivere.

dsc_0440

Un giorno però, arrivò una grande sorpresa. Un gran malloppo di posta entrò in campo e nomi e numeri furono chiamati nella grande sala ricreativa. Non ricevetti mai una lettera in quel primo gruppo, ma due giorni dopo ebbi tre lettere; due dalla mia ragazza e una da mia madre e mia sorella. Erano ovviamente le benvenute nel campo, ed era molto divertente ascoltare le letture dei compagni ad alta voce, e sentire tutti dire: Wos fink, are old cats got run over “, e tutti i compagni gridavano, Aahh-h, wot a bloody shame  ” .

Un collega, che lavorava per l’ufficio postale, andò dicendo in giro a tutti che chi aveva avuto notizie da casa su qualsiasi cosa, poteva scriverle nel modo più divertente possibile su dei pezzettini di carta, per essere lette successivamente tutti i Martedì sera. Non so perché si trattava di un Martedì, ma divenne così popolare che la metà del campo si trasformava completamente per ascoltare.

L‘avvento delle lettere da casa certamente sollevò gli spiriti di quel campo. Gli uomini sorridevano sempre nel parlare gli uni agli altri di ciò che stava accadendo a casa. Poi venne un giorno che non dimenticherò mai. Ero sdraiato sulla mia cuccetta e ci sembrò sentire una sorta di ronzio che attraversava il campo, i compagni correvano, qualcosa stava accadendo. Come mi alzai dal letto, sentii la parola “pacchi” e corsi insieme a molti altri al cancello principale. ” Sì, c’erano casse e casse di pacchi “- che spettacolo glorioso – pensammo che erano stati dimenticati! Non sono sicuro di come arrivarono lì, ma un altro camion era già entrato in campo. Centinaia di noi erano appesi e ce ne stavano lì a guardarli – pacchi inglesi e pacchi canadesi.

Red_Cross_Parcel.jpg
FONTE:wikipedia

Il giorno successivo diedero un pacco ogni due persone. Condivisi un pacco inglese con un mio compagno, all’interno vi erano: burro, thè, zucchero, carne in scatola (spam), pancetta, biscotti, avena, formaggio e uova in polvere. Lo facemmo durare una settimana, ma alcuni di noi non resistendo finirono il pacco subito, e furono fortemente dispiaciuti di quella scelta solo nei giorni seguenti. I pacchi canadesi contenevano invece: caffè a posto del thè e dei grandi barattoli di latte in polvere chiamato “klim”. C’erano anche le sigarette, venticinque a testa a settimana. Fu bello avere del fumo dopo così tanto tempo e gli uomini che non fumavano usavano le sigarette come baratto per ottenere  in cambio un pasto.

choice.jpg
Contenuti dei pacchi della Croce Rossa.FONTE:web

Tutte quelle cose buone e le notevoli  vitamine dentro di noi, avevano riempito tutto il campo di buon umore, avevamo più energia da utilizzare per i giochi di cricket e di calcio organizzati sul prato. La Croce Rossa ci aveva addirittura inviato delle apparecchiature con cui giocare, anche i guantoni – i pugili costruirono un anello con la corda dei pacchi! I compagni della Marina li giuntarono tutti insieme per fare delle corde.

guantoni-box
FONTE:doughboymilitary

Usai le forbici che avevo per fare delle tazze per bere e piccole stufe; gli italiani ci avevano dato un piccolo appezzamento di terreno su cui potevamo accendere dei fuochi per riscaldarci un drink e cucinare. Volevamo mettere qualsiasi cosa sopra quelle stufe che ardevano, al fine di poter riscaldare la nostra acqua, e poi quando avevamo finito passavamo le braci a qualcun altro; bastava che urlavi: “Brace”, e qualcuno ti forniva quello di cui avevi bisogno. Fu fantastico essere di nuovo in grado di preparare una tazza di thè dopo esserne stato così tanto tempo senza. Inventammo ogni sorta di miscele con quei pacchi, e si fece florido il mercato di scambio per coloro che volevano barattare gli oggetti e il cibo. Non presi mai il latte lo barattai sempre per qualcos’altro.

Il sottufficiale di fatto fece tutto il possibile per cercare di rendere la vita più interessante. In un’occasione organizzarono una “giornata Derby”; i falegnami fecero piccoli cavalli di legno e grandi dadi, disposti tutti in stringhe quadrate. I cavalli erano numerati da uno a sei e venivano mossi dal lancio dei dadi, mentre i “bookmaker” offrivano la possibilità di vincere o perdere le sigarette. Organizzarono anche una caccia al tesoro con un primo premio di venti sigarette, ogni squadra doveva pagare una tassa d’ingresso di una sigaretta. Dovevano essere trovate dieci cose, come ad esempio un “pidocchio vivo”, un “barattolo di formaggio vuoto”, “le sigarette italiane”, “un filo d’erba esattamente lungo un pollice”, “una formica viva”, “un verme”, ecc…, fu un sacco di divertente – per ottenere una sigaretta italiana dovemmo scambiare circa tre delle nostre. C’era anche un concorso di fumetto, svoltosi sulla stessa base. Il vincitore del concorso aveva raffigurato un soldato seduto nel deserto con un vasetto di marmellata di fronte a lui coperto di mosche, con la didascalia, “Grazie per la marmellata mamma, è stata molto utile “.

dsc_0429
Serbatoio idrico a torre

Facevamo tutto il possibile per ingannare le guardie italiane. Un tizio offrì di scambiare un pacchetto di caffè per due pagnotte di pane, solo che prima svuotò tutto il caffè fuori e poi lo sostituì con le foglie di thè, spruzzando un po’ di caffè sulla parte superiore e richiuso il tutto con cura. La guardia aprì, assaggiò e gli diede il suo pane. Fu proprio una fortuna che lui aprì l’estremità destra!

Dopo diversi mesi nel campo, stavamo diventando pieni di pidocchi e di pulci. Cercammo di disinfestare i nostri vestiti con i fiammiferi accesi o con le cicche lungo la parte interna delle cuciture per uccidere le uova. Le pulci erano nei nostri letti di paglia e non diedero tregua a nessuno durante la notte, ma eravamo talmente stanchi morti da essere immuni ai loro morsi costanti. Ci fecero così male e ci lamentammo così tanto che furono costretti a fare qualcosa al riguardo nei giorni successivi.

Un blocco alla volta, ci fecero spostare nelle tende sul prato, prendemmo tutto il nostro cibo e i nostri beni ma lasciammo tutti i nostri vestiti nelle cuccette. Sigillarono tutte le porte, finestre e prese d’aria, pomparono il gas e lasciarono riposare il tutto per due giorni. Quando riaprirono entrarono gli spazzini e raccolsero dei cesti pieni di varietà miste di parassiti. La prima notte di nuovo in un letto pulito fu veramente fantastico; ci eravamo liberati finalmente di quei “parassiti rossi”! Ci impiegarono circa un mese per disinfestare tutti gli edifici, ma in tre capannoni la situazione non era affatto migliorata.

Un collega nel nostro gruppo era così magro che, quando si spogliava, si potevano vedere tutte le costole e le ossa, e tutti i ragazzi si sentivano abbastanza dispiaciuti per lui. Il suo nome era “Dickie”. Un giorno, passeggiando per il campo sentimmo un sacco di rumore provenire dalla sala di ricreazione, andando a indagare vedemmo un ring di pugilato con due pugili allenarsi. “Senti che boxe in quel ring”, disse il mio compagno, “E’ Dickie scheletro umano”. Non potevamo credere ai nostri occhi. Più tardi scoprimmo chiacchierando con lui che a quanto pare era stato un pugile nella vita civile, tra le tante altre cose.

Sei di noi avevano iniziato a frequentarsi e ogni sera ci preparavamo una grande lattina di thè sedendoci tutti intorno a parlare di casa, però solo da quel giorno, dal momento che i pacchi di cibo, ci permisero di parlare di cibo. Prima di allora infatti, c’era una clausola da rispettare, ovvero nessun alimento doveva essere menzionato nei nostri discorsi. Dal momento che il latte non mi piaceva, feci due fori nella parte superiore di una lattina di latte condensato, mettendolo nelle braci del fuoco, poi dopo per circa un’ora raffreddato in acqua fredda, così aprii la lattina con le mie forbici per prelevare un grande pezzo cremoso di caramello gommoso che masticai per ore.

Ho ancora adesso una foto di questo campo, presa da un prete italiano che ci fece visita. Siccome non avevamo soldi, ci diede una copia per cinque sigarette; Senza dubbio la vendette per sostenere i fondi della sua chiesa. Dove abbia ottenuto quel materiale fotografico in piena guerra è un po’ un mistero. Come un altro mistero è dove gli elettricisti prigionieri nel campo trovarono il materiale per riuscire a costruire una radio, “Dio solo lo sa”.

foto col parroco singola.jpg
Foto recuperata su un giornale inglese dell’epoca (data luglio 1943),scattata proprio nel P.G. 70,credo proprio sia quella a cui si riferiva Bert nella biografia!La descrizione recita:un allegro gruppo prigioniero a Monturano. Il campo ha un’eccellente biblioteca e i loro membri dicono di essere abbastanza soddisfatti del proprio trattamento.Vedi APPENDICE [1]
Altre foto scattate nel campo:

Questo slideshow richiede JavaScript.

Una grassa e gioviale guardia italiana agì come interprete del campo. Era sempre in giro all’ascolto, per riferire poi quello che aveva sentito al comandante. Ammise apertamente che se voleva qualsiasi notizia di guerra poteva girare per il campo e raccogliere le informazioni da svariate persone. Organizzammo così delle trappole proprio per lui, assicurandoci che avesse sentito, e dicendo delle stupidaggini – “Rivolta scoppiata nel bel mezzo della notte”, o “Invasione scoppiata a Essex ”. Ottenne che non poté più fidarsi di niente di ciò che avrebbe sentito.

Ogni mattina e sera dovevamo sfilare per l’appello nominale. Tutti i gruppi dovevano allinearsi in una doppia fila, con le guardie che contavano ogni gruppo e poi sarebbero stati contati i malati nei letti e aggiunti agli altri. Se veniva fuori un numero sbagliato, l’intero processo doveva essere ripetuto. Al nostro sergente maggiore sarebbe piaciuto essere incaricato a noi quelle mattine. Una volta disse: “Ho una notizia per voi tutti, gli yankee hanno fatto un atterraggio sul lato ovest d’Italia, Parata respinta “, – in mezzo a enormi applausi.

In questo periodo una serie di circa cinquanta australiani arrivarono e furono messi tutti insieme in uno degli edifici più piccoli. Il comandante del campo, un anziano italiano, usava pavoneggiarsi fuori dal campo con un grande gatto bianco, di cui era evidentemente eccessivamente affezionato dal modo in cui ci giocava. Improvvisamente scomparve e tutte le guardie si misero a cercarlo, ma non fu mai trovato. Dovevano essere passati circa tre mesi, da quando gli australiani erano stati trasferiti fuori dal campo, che io e il mio compagno decidemmo di fare un giro attorno all’edificio dov’erano gli australiani per cercare di scroccare qualcosa che sarebbe potuto essere stato utile. Ne uscimmo neri di pulci e dovemmo correre immediatamente al lavatoio. Durante la pulizia trovarono la pelle di un gatto bianco sotto una delle cuccette. Il comandante era furioso, e per un po’ se la prese con tutti noi e rese la cosa davvero molto imbarazzante.

dsc_0444

Una sera alla lettura delle “notizie del Martedì”, fu letta una lettera scritta dalla madre di un nostro compagno che diceva qualcosa del tipo: “Sarà presto tutto finito, tuo cugino George è sulla sua via d’uscita”. Quella frase prese piede in tutto il campo. Divenne una sorta di passa parola e tutti dicevano, “Dov’è George”. Il suo nome era in mezzo a tutti i concerti e tutte le chiacchiere. Una mattina, il sergente maggiore dopo essere stati congedati dall’appello nominale, ci disse: “Prima di andare, ho una notizia molto grave da darvi”. Sono stati tutti ammazzati in silenzio e continuò dicendo: “Mi dispiace informarvi che non ho sentito ancora nulla di George”, poi ci respinse in mezzo a grosse risate. Accadevano anche cose del genere, piccoli incidenti, sollevavano i nostri spiriti e ci aiutarono a “tenerci in pista” – insieme naturalmente, ai pacchi della Croce Rossa. Eravamo lì da dieci mesi e da quel momento le guardie italiane erano divennero un po’ più amichevoli verso di noi. Se ci avvicinavamo al filo di confine, non ci minacciavano più di sparare. Sempre più spesso si trovavano insieme dei gruppi che parlavano tra di  loro. Sembrava che ci fosse qualcosa nell’aria. Poi arrivò un altro giorno che non dimenticherò mai.

dsc_0454

Qualcuno si precipitò a gridare freneticamente, “Tutte le guardie se ne sono andate!” e avevano ragione, erano andati tutti via .

Più tardi scoprimmo che l’Italia era stata sconfitta. Il nostro sergente maggiore ci consigliò di rimanere in campo fino al momento in cui gli yankee sarebbero arrivati, ma ci diede anche la possibilità di andare se ci sentivamo pronti e un “buona fortuna” se lo avessimo fatto. Nel nostro gruppo di sei amici di cui vi avevo parlato prima, si decise cosa fare tramite voto, e la decisione fu di partire mettendo tutto il cibo che avevamo in un pacchetto. Eravamo sulla costa orientale, gli americani venivano da Occidente, così decidemmo di colmare il divario camminando di notte, nascondendoci e dormendo durante il giorno. Fu così che uscimmo dal campo di prigionia PG70.

dsc_0456
Com’è oggi l’ingresso del PG70

Fu una grande sensazione essere di nuovo libero, anche se eravamo ancora in un paese straniero. Erano passati undici mesi in quel campo ed ora eravamo fuori dalla porta. Altri fecero la stessa cosa, ma la maggior parte rimasero fermi, sapendo che c’era abbondanza di cibo nei negozi italiani. Ci dirigemmo a ovest e cinque miglia più tardi arrivammo a un fitto bosco in cui rimanemmo il primo giorno.

Ci muovevamo nell’oscurità, tenendoci lontani dagli allevamenti a causa dei cani, alla ricerca di un boschetto in cui dormire il giorno successivo. Avevamo solo due coperte, dormivamo rannicchiati insieme per scaldarci, e avevamo già esaurito la maggior parte del nostro cibo. La notte successiva capitammo nei pressi di una fattoria e riuscimmo a razziare un tumulo di patate, riempiendo tutte le tasche disponibili. Poi ci rintanammo in una grande depressione, pensando che fosse stato più caldo rispetto al bosco. Rischiammo nell’accende un fuoco utilizzando del legno molto secco e nelle braci furono cotte le patate; mangiammo poco tenendo il resto per i pasti successivi.

La terza notte stavamo camminando a piedi lungo la strada quando dei fari vennero verso di noi – ci mettemmo di soppiatto nel fosso sulla strada fino a quando i veicoli passarono. Fu proprio come nei film! Ci dirigemmo verso il bosco, con uno di noi di guardia ad osservare il traffico fuori, mentre gli altri dormivano. Piovve quasi tutta la notte, bagnandoci miserabilmente. Finimmo in un campo di grano, o in un campo di qualcosa che sembrava mais – poi uscì il sole e ci asciugò. Mi ricordo che era la quarta mattina e tutti noi eravamo in un profondo fossato al lato di una strada. Mi svegliai da una scossa di un mio compagno che sussurrò, “sopra le righe”. C’erano una dozzina di carri armati e camion tedeschi, tutti fermi. Ci mantenemmo bassi cercando di coprirci con le foglie. Alla fine, nel pomeriggio sentimmo delle voci e dei passi venire verso di noi – quattro soldati tedeschi ci stavano guardando.” Rouse, Rouse “, gridavano – come strisciammo fuori ci spinsero in uno dei loro camion.

    (La vita dietro il filo,traduzione di una parte della Biografia Life “behind the Wire” in onore del soldato inglese Bert Richings,per la prima volta in italiano da wartimememoriesproject. Traduzione,rielaborazione,ricerca,approfondimenti storici e raccolta di materiale fotografico recente e passato a cura di Michele Paoletti )

APPENDICE [1]:

CAMPO P.G. 70,P.M. 3.300 MONTE URANO,I PRIGIONIERI DI GUERRA (LUGLIO 1943)

“Tutti i capannoni del campo sono ora occupati e ci sono circa 7000 prigionieri di guerra.L’edificio centrale è utilizzato come cappella,scuola e stanza ricreativa.La sistemazione è adeguata nonostante l’acqua fornita risulti essere insufficiente.Il nuovo serbatoio non è stato ancora completato.Le docce installate sono ancora sotto le tende ma verranno trasferite negli edifici.Il posto per asciugare i vestiti non è stato ancora fornito e le riparazioni in cucina sono di carattere temporaneo.Gli utensili per mangiare sono scarsi ma quelli nuovi sono stati ordinati.C’è una buona libreria nel campo e i corsi di studio sono ben organizzati.Ho visitato anche il vicino ospedale civile dove sono presenti 20 pazienti del campo(mi hanno comunicato di essere abbastanza soddisfatti del trattamento,la visita è stata fatta a Marzo)”

foto col parroco.jpg

APPENDICE [2]:

SI CERCANO GLI ALLEATI IN ITALIA,LE BOMBE COLPISCONO UNA NAVE A LIVORNO(FONTE: Giornale Evening Chronicle Martedì 22-06-1944 ma la notizia viene riportata anche dal Daily Mail)

22-06-1944
Notizia del Daily Mail 22-06-1944

La radio algerina oggi riferisce che Camerino e l’Umbria sono state conquistate dagli alleati.Oggi gli alleati hanno comunicato che le truppe dell’ottava armata si stavano avvicinando a questi luoghi e che si trovano nella parte Nord-Est di Foligno.La notizia è stata divulgata da un portavoce al quartier generale delle forze alleate dopo aver emesso il comunicato.Il portavoce riferisce che le truppe che ieri conquistarono Fermo spinsero per parecchie miglia fino al villaggio di Adagio (Ovvero?Alcuni nomi di città furono storpiati,verificheremo a quale città si riferivano).Nel settore Adriatico le truppe italiane del corpo di liberazione (i partigiani) presero parte in avanzate spettacolari anche su paesi molto difficili.

AVANZATA NEL SETTORE ADRIATICO

cartina avanzata alleati.jpg

Oggi gli alleati del Mediterraneo hanno dichiarato di seguire l’operazione di terra chiamata Reuter:

  • Nella costa adriatica l’avanzata alleata aveva raggiunto Fermo.A nord-est di Foligno,le truppe dell’ottava armata stavano raggiungendo Camerino e Nocera Umbra.
  • Un’avanzata limitata si stava invece portando avanti a nord-est di Perugia e in vicinanza del Lago Trasimeno.
  • Sull’autostrada 1 e 73 le truppe della 5° armata sono ora a 15 miglia a nord da Grosseto.

Fermo è sulla costa adriatica nella parte interna,a circa 5 miglia da Porto San Giorgio,dove i tedeschi hanno recentemente riportato il loro comando.

LA 5° ARMATA SI SCONTRA CONTRO I RINFORZI DEL NEMICO

Le truppe inglesi stanno continuando a spingere lungo tutti i fronti italiani,forzando i tedeschi ad abbandonare città dopo città.L’ultima città caduta è stata Grottamere (Grottammare) sull’autostrada costiera a circa 4 miglia a nord da San Benedetto sull’area dell’ottava armata.La più grande avanzata sta per essere fatta proprio su questo fronte.Le truppe nel settore centrale montano sono a 4 miglia oltre Perugia.Sul fronte della 5° armata,le truppe stanno affrontando una dura opposizione dal nemico che è stato rinforzato sul fianco ovest.La 5° armata tuttavia sta ancora avanzando e ha catturato Monte Pescali (Montepescali,frazione del comune di Grosseto) dominando l’autostrada 1 e 73.

campagnaitalia.jpg
FONTE:link
piano-dattaccocartina-militare
FONTE: LINK

VEDI ANCHE IL MIO ARTICOLO PRECEDENTE: CRONOLOGIA STORICA DEL P.G.70 E DEL POSTO STRATEGICO

More info download references file:  PG70 Prisoner Camp

Copyright©2017 http://www.seremailragno.com by Michele Paoletti michelepaol@gmail.com. All rights reserved.
I contenuti presenti  non possono essere copiati,riprodotti,pubblicati o redistribuiti perché appartenenti all’autore stesso.
E’ vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma.
E’ vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall’autore.

 

CRONOLOGIA STORICA DEL P.G.70 E DEL POSTO STRATEGICO


pg-70

PRIMA DEL 1900: QUESTA ERA LA SITUAZIONE DEL TRATTO FERROVIARIO DELL’ITALIA CENTRALE

tratti ferroviari prima del 1900.jpg
FONTE: LINK

14/12/1908: VIENE INAUGURATO IL TRATTO FERROVIARIO PORTO S.GIORGIO-AMANDOLA CON TRAZIONE A VAPORE.STAZIONI E FERMATE: Porto S. Giorgio, Porto S. Giorgio (FAA), Castiglione, Fermo S. Lucia, Monteurano-Rapagnano, Girola, Grottazzolina, Magliano di Tenna, Montegiorgio, Belmonte Piceno, Monteverde, Falerone, Servigliano, S. Vittoria in Matenano, Monte S. Martino, Montefalcone Appennino, Marnacchia, Amandola

PRIMA DEL 1930: ERA PRESENTE IL VECCHIO PONTE ROMANO,DISTRUTTO SUCCESSIVAMENTE DA UNA PIENA

dsc_0417
Foto del vecchio ponte romano sul fiume Tenna che collegava Fermo con Campiglione, crollato con una piena,e sostituito dal nuovo ponte ancora presente.

1930: COSTRUZIONE DEL NUOVO PONTE SOPRA IL FIUME TENNA (FONTE:LINK)

costruzione-del-ponte-tenna

24/12/1930 e 21-22-23/11/1931: PIENA DEL TENNA (FONTE:LINK)

1938: COSTRUZIONE DEL LINIFICIO(FONTE:LINK

Questo slideshow richiede JavaScript.

10/07/1942 : LO STATO MAGGIORE REGIO DELL’ESERCITO UFFICIO PRIGIONIERI DI GUERRA TRAMITE IL SOTTOCAPO DI STATO MAGGIORE PER LA DIFESA DEL TERRITORIO COMUNICA AL COMANDO IX CORPO D’ARMATA: SI DISPONE L’IMMEDIATO APPRONTAMENTO A CAMPI DI CONCENTRAMENTO DEI LINIFICI SITUATI IN LOCALITA’ MONTURANO (MONTE URANO) E URBISAGLIA. OGNI CAMPO DOVRA’ POTER INTERNARE 12.000 PRIGIONIERI DI GUERRA SISTEMATI IN LETTINI TRIPOSTO.SI DANNO DISPOSIZIONI ANCHE IN MERITO ALLA RECINZIONE DEI CAMPI,ALLA SUDDIVISIONE INTERNA,ECC….(FONTE:LINK).FURONO COSI’ CHIUSI CON PARETI IN MURATURA I VARI CAPANNONI,INSERENDO LE FINESTRE DOVE MANCAVANO.

21/07/1942: LO STATO MAGGIORE REGIO DELL’ESERCITO UFFICIO PRIGIONIERI DI GUERRA TRAMITE IL COLONNELLO DI STATO MAGGIORE COMUNICA AL MINISTERO DELLA GUERRA:A PARZIALE MODIFICA DI QUANTO STABILITO PRECEDENTEMENTE (VEDI PGV03),SI PRECISA CHE IN SEGUITO ALLE MODIFICHE DEI LINIFICI DI MONTE URANO E URBISAGLIA E DEI BARACCAMENTI DI CARINARO I POSTI ACCANTONATI DISPONIBILI SARANNO 42.500 (FONTE:LINK).

AGOSTO 1942: IL CAMPO DIVIENE OPERATIVO,VIENE STABILITA UNA CAPIENZA MASSIMA DI 8.000 PRIGIONIERI

01/09/1942: IL CAMPO CONTA 1.374 PRIGIONIERI

07/09/1942: IL CAMPO P.G.70 VIENE NUMERATO COME P.M.(POSTA MILITARE) 3.300 (FONTE:LINK)

30/09/1942: IL CAMPO CONTA 1.629 PRIGIONIERI(FONTE:LINK)

30/11/1942: IL CAMPO CONTA 4.115 PRIGIONIERI(FONTE:LINK)

31/12/1942: IL CAMPO CONTA 5.766 PRIGIONIERI(FONTE:LINK)

31/01/1943: IL CAMPO CONTA 6.230 PRIGIONIERI(FONTE:LINK)

20/02/1943: ISPEZIONE SANITARIA (FONTE:LINK)

28/02/1943: IL CAMPO CONTA 7.314 PRIGIONIERI(FONTE:LINK)

31/03/1943: IL CAMPO CONTA 6.898 PRIGIONIERI(FONTE:LINK)

LUGLIO 1943: KEN DE SOUSA FUGGE DAL PG70 E RIMANE 6 MESI NELLA CASA DELLA FAMIGLIA BRUGNONI

08/09/1943: L’ 8 SETTEMBRE DEL 1943 VIENE RESO PUBBLICO L’ARMISTIZIO FIRMATO CON GLI ALLEATI IL 03/09/1943.I SOLDATI FASCISTI DI GUARDIA NEL CAMPO PG70 FUGGONO DALL’ARRIVO DEI TEDESCHI,MENTRE GLI INTERNATI PRENDONO DUE STRADE,UNA PARTE FUGGE NELLE CAMPAGNE CERCANDO DI ACCORCIARE LE DISTANZE CON GLI ALLEATI,UN’ALTRA PARTE DECIDE DI RIMANERE NEL CAMPO PER ASPETTARE L’ARRIVO DELLE TRUPPE ALLEATE.NEL FRATTEMPO I TEDESCHI SONO DIVENTATI DEI NEMICI.

ARMISTIZIO.jpg

15/12/1943: KEN DE SOUSA E I SUOI COMPAGNI TENTANO DI TORNARE A CASA.L’OPERAZIONE VIENE PERO’ ANNULLATA A CAUSA DEL MALTEMPO.

21/01/1944: SI TENTA DI NUOVO L’OPERAZIONE DI RECUPERO.FINALMENTE IL SALVATAGGIO RIESCE,GLI INGLESI SONO LIBERI DI TORNARE A CASA (GRAZIE ALLA RICOSTRUZIONE STORICA FATTA SONO RIUSCITO A TROVARE UN ERRORE,NEL VIDEO IL CRONISTA DICE 21/01/1943 QUANDO IN REALTA’ E’ 21/01/1944,FONTE VIDEO:LINK):

22/06/1944:GLI AMERICANI AVANZANO E CONQUISTANDO CAMERINO E L’UMBRIA,FINO AD ARRIVARE A FERMO.

22-06-1944 foto.jpg

02/09/1945: TERMINA LA SECONDA GUERRA MONDIALE

GUERRA FINITA.jpg

1945-1950: IL PG70 DIVIENE UN CAMPO DI RACCOLTA PROFUGHI DI VARIE NAZIONALITA’ MA IN MASSIMA PARTE CROATI,FUGGITI DALLE PERSECUZIONI DI TITO.IL CAMPO GIUNSE FINO AD OSPITARE 3000 PROFUGHI.QUESTI ADIBIRONO UNO DEI CAPANNONI COME CHIESA,E VI PITTURARONO UNA DIVINITA’ AVENTE PROPRIO LO STEMMA CROATO:

dsc_0434

UNA SUA RISTRUTTURAZIONE DIGITALE DA ME REALIZZATA:

1.jpg

1956: INAUGURAZIONE DELLA NUOVA PROPRIETA’ ,NASCE LA CONCERIA SACOMAR.

dsc_0413
Foto dell’inaugurazione della Conceria nel 1956

27/08/1956: IL TRATTO FERROVIARIO PORTO SAN GIORGIO-AMANDOLA VIENE CHIUSO A CAUSA DELLE FORTI PASSIVITA'(FONTE:LINK).

porto san giorgio2.jpg
FONTE:LINK

1958 : SUL TRATTO PORTO SAN GIORGIO-FERMO VIENE COSTRUITA UNA LINEA FILOVIARIA(ATTIVA FINO AL 1977):

portosangiorgio 1.jpg

1966: VIENE FESTEGGIATO IL DECENNALE DELLA NASCITA E IL PRIMO MILIARDO DI LIRE

dsc_0415
Decennale 1966 quando fu festeggiato il primo miliardo di lire di incasso

APRILE 2003: LA CONCERIA ENTRA IN AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA.

6/09/2003: IL TRIBUNALE DI FERMO NE DICHIARA IL FALLIMENTO E VIENE CHIUSA,MANDANDO A CASA 144 DIPENDENTI.TUTTI I MACCHINARI VENGONO ACQUISITI DAI CINESI AD ECCEZIONE DI UNA CORONA DI TRASMISSIONE CIRCOLARE DI GRANDI DIMENSIONI,RIMASTA VICINO ALL’AQUILA DIFRONTE ALL’ INGRESSO.

dsc_0422
Corona di trasmissione delle botti utilizzata per conciare le pelli,vi erano enormi lavatrici dove si mettevano le pelli e tramite la rotazione la pelle veniva conciata

DICEMBRE 2005: VIENE PUBBLICATO IL LIBRO DI KEN DE SOUZA “ESCAPE FROM ASCOLI” SUCCESSIVAMENTE TRADOTTO DA ANNELISE NEBBIA IN “FUGA DALLE MARCHE”,CHE NARRA LA STORIA DI UN SOTTUFFICIALE DELL’AVIAZIONE BRITANNICA PRECIPITATO NEL DESERTO AFRICANO DURANTE UN BOMBARDAMENTO,CATTURATO E PORTATO NEL PG70.UN LIBRO FANTASTICO DA LEGGERE ASSOLUTAMENTE.

FUGA DALLE MARCHE.png

25/04/2006: KEN DE SOUSA VIENE INVITATO A MONTE URANO PER L’ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE E IN CORRISPONDENZA DELL’USCITA TRADOTTA DEL SUO LIBRO.

ken.jpg 

11/2007: NEL NOVEMBRE DEL 2007 ADRIATICA SPA (LINK) HA PROCEDUTO ALL’ACQUISIZIONE(6/7 MILIONI DI €) DELL’AREA SITA IN GIROLA DI TENNA (FERMO), SEDE DELL’EX SACOMAR, PER 110.000 mq  CIRCA (DI CUI CIRCA 20.000 AL COPERTO).PROCEDENDO SUCCESSIVAMENTE ALLA SUA BONIFICA(1 MILIONE DI €):

FOTO DALL'ALTO.jpg

30/04/2016: ESCE PG70 FOTOGRAFIE DI ALESSANDRO MIOLA (GIORNALISTA FOTOREPORTER link al suo profilo), UN OPUSCOLO DI 48 FACCIATE CONTENTE LA BREVE STORIA DEL PG70 SIA IN ITALIANO CHE IN INGLESE E ALCUNE FOTO PARTICOLARI SCATTATE AL SUO INTERNO (LINK)

pg70-miola

03/05/2016: L’ARTISTA GIULIO VESPRINI (link al profilo) INIZIA A REALIZZARE LA SUA OPERA SU UN LATO DEL CAPANNONE.NELLA PARTE CENTRALE VIENE RAFFIGURATO UN GRANDE PAPAVERO ROSSO (IL FIORE CHE RICORDA I CADUTI IN BATTAGLIA) CON LA SCRITTA BIANCA IN MEMORY:

IL VIDEO DELLA REALIZZAZIONE OTTIENE UN ENORME SUCCESSO NEL CAMPO DEGLI ARTIST:

NELLO STESSO ANNO ALCUNI RAGAZZI DEL LICEO ARTISTICO REALIZZANO UN ALTRO MURALE,CHE RACCHIUDE TUTTA LA STORIA DEL ‘900 IN UNA SOLA PITTURA,IL LINO,LE PELLI,GLI INTERNATI,IL TRENO DELLA VECCHIA STAZIONE,IL FILO SPINATO E LA LOTTA PER LA LIBERTA’:

dsc_0431

dsc_0432
Gli autori di questo fantastico murale: SECCACCINI,RAMADAN,CALCINARO,GIACOBBI

RAMADANI SCRIVE:

”La storia narrata per immagini, ispirata alle vicende del luogo , si snoda con moto circolare intorno all’impressionante figura totemica del Tempo.
La potenza del racconto si origina dalla poesia cromatica di un prato fiorito di lino. Una corolla delicata emerge a donare il filo sottile che per tragica mutazione si riempie di spine avvolgendosi al braccio teso verso il passato.
Quell’opificio si trasformerà in una deriva di sofferenza: ai panneggi del linificio si sostituiranno presto le tetre divise a strisce dei detenuti nel campo di concentramento, vuote ma già destinate a vestire cataste di anime dolenti, quelle dei profughi qui deportati su un treno che non più, incombente macchina sulfurea il cui vapore malato si confonde con le nuvole pure.
Mentre alcune pelli rimandano all’attività dell’ex conceria ormai dismessa che attende di essere riqualificata.
Così dalla feconda Terra, di noi tutti Madre, ci siamo distaccati, Da una tagliente frattura si erge la figura centrale a dominare ipnoticamente la scena.
Rappresenta l’Umanità ora mai inesorabilmente fermata nella sua crescita morale della terribile tentazione di dominio, irrigidita nella livida corruzione dello Spirito che priva della libertà della vita.”

04/06/2016: VA IN SCENA TURNI D’ARTE UN EVENTO RICCO DI ARTISTI,PER PENSARE,RICOMINCIARE,RICOSTRUIRE.L’EVENTO VIENE ORGANIZZATO DA OLTRECONCERIA (LINK):

OLTRECONCERIA.jpg

01/09/2016-2017: A SEGUITO DEGLI EVENTI SISMICI VERIFICATISI NELLE MARCHE UNA PARTE DELLA STRUTTURA E’ STATA MESSA A DISPOSIZIONE DEI TERREMOTATI.ALCUNI CAPANNONI SONO UTILIZZATI COME DEPOSITO DA ALCUNE DITTE. 

15-16 Luglio 2017: PRIMA MANIFESTAZIONE DELLA FABBRICA DELLE POLPETTE,ALLA SCOPERTA DEI PRODOTTI GASTRONOMICI LOCALI.

Copyright©2017 http://www.seremailragno.com by Michele Paoletti michelepaol@gmail.com.All rights reserved.
I contenuti presenti  non possono essere copiati,riprodotti,pubblicati o redistribuiti perché appartenenti all’autore stesso.
E’ vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma.
E’ vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall’autore.

VEDI ANCHE IL MIO ARTICOLO SUCCESSIVO: LA VITA DIETRO IL FILO,la biografia di un soldato inglese imprigionato nel PG70 di Fermo,nelle Marche

LUOGO ESATTO:

COLLEGAMENTI UTILI E APPROFONDIMENTI: