Lettera alla madre: Sandro Pertini 


Una lettera intrisa di valori.Forse il punto più alto mai raggiunto dalla libertà di pensiero in quel periodo storico.Un uomo che non tradì la sua fede.Un uomo liberorecluso per quasi quattro anni nel carcere dell’isola di Pianosa dal 13 novembre 1931 al 6 settembre 1935, colpevole di essere antifascista

Sandro Pertini lettera

Lettera alla madre…
Il presidente Sandro Pertini scrive alla madre dal carcere di Pianosa.

Mamma,
con quale animo hai potuto fare questo? Non ho più pace da quando mi hanno comunicato, che tu hai presentato domanda di grazia per me. Se tu potessi immaginare tutto il male che mi hai fatto ti pentiresti amaramente di aver scritto una simile domanda.
Debbo frenare lo sdegno del mio animo, perché sei mia madre e questo non debba mai dimenticarlo. Dimmi mamma, perché hai voluto offendere la mia fede? Lo sai bene, che è tutto per me, questa mia fede, che ho sempre amato tanto. Tutto me stesso ho offerto ad essa e per essa con anima lieto ho accettato la condanna e serenamente ho sempre sopportato la prigione. È l’unica cosa di veramente grande e puro, che io porti in me e tu, proprio tu, hai voluto offenderla così? Perché mamma, perché? Qui nella mia cella di nascosto, ho pianto lacrime di amarezza e di vergogna – quale smarrimento ti ha sorpreso, perché tu abbia potuto compiere un simile atto di debolezza?
E mi sento umiliato al pensiero che tu, sia pure per un solo istante, abbia potuto supporre che io potessi abiurare la mia fede politica pur di riacquistare la libertà. Tu che mi hai sempre compreso, che tanto andavi orgogliosa di me, come hai potuto pensare questo? Ma, dunque, ti sei improvvisamente cosi allontanata da me, da non intendere più l’amore, che io sento per la mia idea?
Come si può pensare, che io, pur di tornare libero, sarei pronto a rinnegare la mia fede? E privo della mia fede, cosa può importarmene della libertà? La libertà, questo bene prezioso tanto caro agli uomini, diventa un sudicio, straccio da gettar via, acquistato al prezzo di questo tradimento, che si è osato proporre a me.
Nulla può giustificare questo tuo imperdonabile atto.
Lo so, più di te sono colpevoli coloro che ti hanno consigliata di compierlo. Vi sono stati spinti dall’amicizia che per me sentono e dalla pietà che provano per le mie condizioni di salute?
Ma pietà ed amicizia diventano sentimenti falsi e disprezzabili, quando fanno compiere simili azioni. Mi si lasci in pace, con la mia condanna, che è il mio orgoglio e con la mia fede, che è tutta la mia vita. Non ho chiesto mai pietà a nessuno e non ne voglio. Mai mi sono lagnato di essere in carcere e perché, dunque, propormi un cosi vergognoso mercato? E tu povera mamma ti sei lasciata persuadere, perché troppo ti tormenta il pensiero, che io non ti trovi più al mio ritorno. Ma dimmi, mamma, come potresti abbracciare tuo figlio, se a te tornasse macchiato di un così basso tradimento? Come potrei vivere vicino, dopo aver venduto la mia fede, che tu hai sempre tanto ammirata?
No mamma, meglio che tu continui a pensarlo qui in carcere, ma puro d’ogni macchia, questo tuo figliuolo, che vederlo vicino colpevole, però, d’una vergognosa viltà.
Che male ho fatto per meritarmi questa offesa?
Forse ho peccato di orgoglio, quando andavo superbo di te, che con fiera rassegnazione sopportavi il dolore di sapermi in carcere. E ne parlavo con orgoglio ai miei compagni. E adesso non posso più pensarti, come sempre ti ho pensata: qualche cosa hai distrutto in me, mamma, e per sempre. È bene che tu conosca la dichiarazione da me scritta all’ invito se mi associavo alla domanda da te presentata. Eccola: “ La comunicazione, che mia madre ha presentato domanda di grazia in mio favore, mi umilia profondamente. 
Non mi associo, quindi, ad una simile domanda, perché sento che macchierei la mia fede politica, che più d’ogni altra cosa, della mia stessa vita, mi preme”. 
Lettera Sandro Pertini
Per questo mio reciso rifiuto, la tua domanda sarà respinta. Ed adesso non mi rimane che chiudermi in questo amore, che porto alla mia fede e vivere di esso. Lo sento più forte di me, dopo questo tuo atto.
E mi auguro di soffrire pene maggiori di quelle sofferte fino ad aggi, di fare altri sacrifici, per scontare io questo male che tu hai fatto. Solo così riparata sarà l’offesa, che è stata recata alla mia fede ed il mio spirito ritroverà finalmente la sua pace. Ti bacio tuo Sandro.
P.S. Non ti preoccupare della mia salute, se starai molto priva di mie lettere.
Pianosa, 23 febbraio 1933
La resistenza italiana

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GIORNO DEL RICORDO: le foibe, l’esodo, la politica e l’accoglienza nel fermano


Orazio Zanetti
Orazio Zanetti racconta la sua storia a Montegranaro

<<L’ Adriatico ha sempre unito i popoli, non li ha mai divisi>>. Mio padre lo diceva sempre, nonostante quello che noi abbiamo subito da quest’isola che si chiama Neresine (Nerezine in Croato) difronte al golfo di Fiume. Parole di Orazio Zanetti, Presidente per le Marche Sud dell’ANVGD (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia).

nerezine

Abbiamo perso la casa,siamo stati cacciati,siamo fuggiti,lo zio Giovanni è partito per Long Island, lo zio Giuseppe è partito per l’Argentina e noi siamo rimasti soli, quindi nonno Antonio è rimasto a Trento, nonna è rimasta a Neresine dove ha fatto la serva fino al 57’ e naturalmente mio padre, tornando dalla seconda guerra mondiale come colonnello alla legion d’onore si trovò ad arrivare in Istria per poi fuggire su un campo profughi. Questo qui accadde nel 47’. Il problema è trovare sempre un dialogo tra le parti. Quando vado in Istria,vado a casa dai miei “amici Croati” e trovo i miei mobili, e mi dicono o meglio mi hanno detto: <<Sai Orazio,a quell’epoca siete scappati via tutti, la casa era disabitata e non avendo nulla noi abbiamo pensato di prenderli>>. Bene è giusto che rimangano lì, perché da una parte li tengono bene (gli danno un olio rosso per proteggerli) e dall’altra parte è stato tutto il contesto. Noi non abbiamo mai subito violenze in quella situazione a Neresine. Invece tutto quello che è accaduto nella Giulia, nella Dalmazia e nell’Istria sono state atrocità, nate dopo il 43’ e cresciute sempre di più fino al primo maggio del 45’, dove ci furono 40 giorni di violenze poiché Tito arrivò prima di tutti (persino degli alleati) a Trieste e lì furono fatte delle atrocità indescrivibili. Il primo di Maggio del 1945, Tito entrò a Trieste, anticipando di un giorno le truppe alleate neozelandesi. Trascorsero 40 giorni con la città sotto il controllo degli Jugoslavi caratterizzati da forti manifestazioni nazionalistiche slave, organizzate dagli invasori, una decisa caccia ai fascisti o presunti tali, solitamente mirata contro la popolazione di etnia italiana, con numerosi processi ed esecuzioni, fino al raggiungimento di un accordo tra Tito e le truppe alleate (9 giugno, approvazione della cosiddetta “Linea Morgan”) per l’evacuazione degli jugoslavi da parte delle Venezia Giulia occupata e il passaggio dei poteri all’amministrazione anglo-americana: Gorizia e Trieste passarono agli anglo-americani il 12 Giugno e Pola (solo temporaneamente) il 20 Giugno, mentre Fiume rimase sotto il controllo jugoslavo.

La condizione di Tito a quell’epoca era questa,con i suoi partigiani comunisti, di cui molti provenienti dal Montenegro, gente che non aveva nulla, gente che non aveva nessuna cultura, gli si offrivano le case e i terreni degli italiani. Fu una vera e propria pulizia etnica ai danni degli italiani . Tutto è stato sempre nascosto come accadde nella storia per altri fatti. Vi faccio un esempio sui campi di concentramento sovietici infatti noi abbiamo saputo qualcosa dei gulag grazie a Solženicyn quando scrisse l’Arcipelago, altrimenti non ne si sapeva quasi nulla.

Non sappiamo quanti fossero gli italiani, che erano un tessuto politico sociale/economico della Dalmazia, della Giulia e dell’Istria perché portavano via i documenti. I partigiani di Tito buttavano queste persone dentro le foibe collegati con massi e fili di ferro senza dare la possibilità di sapere chi erano. Il primo della fila veniva sparato, cadeva nella foiba e gli altri a lui collegati lo seguivano per via della forza di gravità. Quando ci furono i ritrovamenti riconoscere le persone maciullate e ammassate su migliaia di corpi fu un impresa. Quindi noi non sappiamo esattamente quante famiglie siano state distrutte, quanti siano stati gettati all’interno di queste cavità. Togliere l’identità del resto era il comportamento a EST: ”dobbiamo cercar di non far conoscere chi noi andiamo a colpire”. Ne abbiamo un esempio poi quando è caduto il Kosovo, alle macchine toglievano le targhe,toglievano il passaporto,l’identità.

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fili di ferro per legare i polsi

Quando nel 47’ venivamo in Italia ci prendevano le impronte per identificarci e noi non ci rifiutavamo perché volevamo che la nostra identità fosse nota. Fummo portati in campi profughi (109 circa in tutta italia) e sparsi dappertutto proprio per fare in modo che non ci fosse la possibilità di riunire le famiglie o i gruppi, perché troppe persone messe insieme potevano essere pericolose. Queste cose segnano,soprattutto se le si è vissute in prima persona. Ecco il motivo per cui bisogna ritrovarsi, oramai siamo esuli sia i carnefici che le vittime, però la condivisione va fatta e deve essere fatta con due grosse basi, la nostra e la loro, e si crea il ponte del dialogo, ma non si possono mescolare le due cose, perché saremmo nel solito sciocco discorso che abbiamo voltato pagina. Non è così, non si può dire abbiamo voltato pagina, dobbiamo raccontare quello che è accaduto perché solamente raccontando le nuove generazioni vengono a sapere quello che è successo. Sono pagine della storia che sono state strappate.

Dove siete stati accolti nelle Marche???

Nelle Marche c’era il centro di raccolta profughi di Fermo e quello di Servigliano, dove siamo rimasti fino al 54’/56’. Queste baracche dove le famiglie venivano,divise da una grande coperta di lana (la loro intimità era negata), sono state smontate una per una e vendute dalle varie epoche politiche che hanno cancellato un patrimonio storico di cui non e’ rimasto più nulla. Molti Istriani successivamente si sono legati nel tessuto sociale locale mentre altri si sono sparpagliati in nuovi posti.

Quanti profughi sono fuggiti da questi territori???

Circa 350.000 più tutti quelli che se ne erano già andati precedentemente.

Quali sono i sogni degli eredi di questa tragedia???

Sta nascendo da diversi anni l’irredentismo (aspirazione di un popolo a completare la propria unità territoriale nazionale, acquisendo terre soggette al dominio straniero,terre irredente,sulla base di un’identità etnica o di un precedente legame storico) e si cerca di ricomprarci tutto con i soldi che il Ministero del Tesoro non ha elargito (perché la Jugoslavia non ha pagato). C’e’ un grosso contenzioso che cercano di chiudere ogni anno ma non ci riescono. Noi abbiamo come famiglia abbiamo mantenuto i terreni sulle isole, ma abbiamo perso la casa. Facevamo parte dei 600 fortunati che hanno mantenuto tutti i terreni, però abbiamo perso la casa perché l’abbiamo dovuta abbandonare proprio per paura. I terreni li abbiamo tenuti perché ho fatto causa al governo Croato dato che i terreni furono stati comperati dai miei bisnonni con 300 corone d’oro.

Quindi l’irredentismo totale resta un sogno??

Si l’ irredentismo totale è un sogno,che va portato avanti a piccoli passi.

E la politica italiana???

Io ho tutti i verbali della cessione della ZONA B di tutti i politici che hanno fatto il loro intervento in parlamento e la data “fatale” fu il trattato di Osimo del 10 novembre 1975. In questo trattato il governo italiano ritiene che i profughi ovvero quelli che si sono trasferiti in Italia non abbiano mai perduto la cittadinanza italiana (sono cittadini jugoslavi fino al loro trasferimento in Italia) ma hanno perduto la cittadinanza jugoslava alla data del loro trasferimento.

La storia del vescovo di Zara

Don Munziani è stato violentato. È stato portato nell’isola Calva dopodiché nel 1949 lo hanno liberato ed è andato in Vaticano. Non è mai uscito da quelle mura.


Incontro nella biblioteca comunale di Montegranaro organizzato da Gioventù Libera e dall’associazione Aries, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale (Montegranaro data 09/02/2016), articolo scritto a cura di Michele Paoletti.

                                                     “IL GIORNO DEL RICORDO”

Con la legge 30 marzo 2004 n.92,”La Repubblica riconosce il 10 Febbraio quale Giorno del Ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe,dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”

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La giornata della mezza memoria


rosa.jpgQuello che tutti dicono di dover ricordare e che fanno vedere in tv per me non è la vera memoria.E’ la memoria innestata.E’ la mezza memoria,è un lato della medaglia,un pezzo di storia,una narrazione senza vera indagine.Bisogna ricordare tutte le atrocità fatte e non solo quelle che fanno comodo.Visto che nessuno lo ricorda anzi non lo vuole rimembrare lo voglio ricordare io in questo piccolo articolo per rispetto a tutti i civili e non,uccisi,morti ammazzati da ciò che considero sul podio dei crimini umani più atroci mai commessi dall’uomo. La cosa peggiore è l’ipocrisia che si nasconde difronte alla morte,la mancanza di descrizione oggettiva e non soggettiva degli eventi.Di cosa sto parlando??Beh la data che ha cambiato una parte della storia: 6 agosto 1945. Il giorno in cui un “piccolo ragazzo” scese dal cielo per ammazzare quante più vite umane possibili,come fosse un angelo cacciato dal paradiso e mandato sulla terra da chissà quale divinità.Il “piccolo ragazzo” ovvero “little boy” era stato creato proprio per uno scopo:dimostrare al mondo chi comandava.Come sempre la dimostrazione di potere uccide più vittime innocenti di qualsiasi altra cosa e l’America necessitava di un evento intimidatorio nei confronti dell’altra grande potenza mondiale ovvero la Russia.Quindi non fu altro che un semplice esperimento nucleare con uno scopo ben preciso.Sperimentare sulle vite umane proprio come faceva Heinrich Himmler con gli ebrei nei campi di concentramento.Due storie parallele e ravvicinate di come la negazione,la tragedia,lo sterminio possano essere crudeli e malvagi.

little boy
Ricostruzione di little boy

Questo “piccolo ragazzo” caduto dal cielo avrebbe fatto uno sterminio in due fasi. Fase 1: sterminio diretto.Una palla di fuoco con un diametro di circa 30 metri si formo’ in 0,1 millisecondi, una temperatura di 300.000 gradi centigradi e si estese ad un suo massimo in un secondo. Il fungo atomico si elevo’ a circa 17.000 metri di altezza.Il totale dell’energia sprigionata dalla bomba di Hiroshima fu pari a circa 15.000 tonnellate di TNT. Come un inferno risalito dalle viscere della terra per trasformare in cenere un’ intera città in pochi secondi. Fase2: sterminio indiretto da radiazioni.Malformazioni genetiche,contaminazioni,morte su morte,sofferenza,gravi conseguenze psicofisiche.

14 Questo è quanto….questa è la mia memoria…per non dimenticare i più di 200.000 morti arsi vivi dall’America….perchè quelle due bombe non erano necessarie…perche’ tutto quello non doveva accadere ma accadde…la memoria va a queste vittime uccise due volte,dalla morte e dall’ipocrisia.

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