La “femmina” e la “donna” dalla poesia alla cultura popolare


Ho sempre ritenuto che nella nostra cultura poetica (da Dante ai giorni nostri) il termine “femmina” sia stato usato in opposizione al termine “donna”: Il primo,di etimologia incerta, si riferisce ad una persona di genere femminile di basso rango e,per estensione,anche di facili costumi;il secondo,proveniente etimologicamente dal latino “domina” (signora e padrona della casa,da domus),si riferisce invece ad una persona di genere femminile di alto grado sociale,una “vera” donna insomma.
Preciso che mi riferisco ad una tradizione culturale “alta”,non popolare,dove invece la femmina è la “vera donna”, “a Femmn” con la F maiuscola,in dialetto napoletano,per esempio.

femmina
La Venere di Willendorf (Austria).Realizzata in arenaria,delle dimensioni di 11cm risalente a l’età Paleolitica

Il termine “femmina” si usa per lo più per definire il genere,femmina in opposizione a maschio, senza nessuna accezione di qualità.Un ulteriore riflessione si può anche fare in relazione al termine “madonna”,inteso come mia donna,dal latino “mea domina”(mia signora),caduto ormai in disuso,ma che trovo estremamente poetico e profondo.L’etimologia si lega anche al francese da cui deriva la parola “madame”.In alcune regioni come Abruzzo e Piemonte  il termine “madonna” è stato sempre usato dal popolo come titolo di rispetto che le nuore davano alle suocere.

I caratteri che estende la parola donna dovrebbero essere anima (che una volta si credeva non avesse!),intelligenza,volontà,immaginazione e tutte le altre belle cose che concernano l’essere umano.La donna è signora,madre,moglie,amica.La femmina è la donna che ama, la sensuale felina che c’è in ogni donna,anche se alcune non sanno nemmeno di avercela e non sanno “giocarci”.
Nel dialetto calabrese non esiste la donna,esiste invece l’uomo.In genere per parlare delle donne si dice ” I fimmini”, per parlare degli uomini si usa quasi sempre “L’omini”, raramente  ” i masculi”.

 

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Venere del Botticelli

Viaggiando più indietro nel tempo troviamo il non plus ultra,l’esaltazione massima della donna nella divinità di Venere (in latino Venus,che significa amore,desiderio sessuale),una delle più importanti dee romane principalmente associata all’amore,alla bellezza e alla fertilità,l’equivalente della dea greca Afrodite.
Srotolando ancor di più la matassa del tempo,ci ritroviamo in epoche molto antiche,che si perdono nella notte dei tempi,dove la donna e la femmina si fondono in un unico significato legato ancor di più alla terra,alla natura e alla fertilità.L’esempio per eccellenza lo si vede quando si entra nell’immenso mondo dell’antico Egitto.

« Ciò che si fa alla natura, si fa alle donne

e ciò che si fa alla donne, si fa alla Natura. »

 

 

 

 

Rielaborazione in parte tratta dal forum(link al forum)

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TI ASPETTO


Ti aspetto con ossessione
come un vecchio
dinanzi alle poste
il giorno della pensione.
Ti aspetto con impazienza
come il martello del giudice
pronto per la sentenza.
Ti aspetto come quando il decrepito col bastone
e fiatella matuttutina si reca dalla dottoressa
alle sette di mattina.
Il vecchio col bastone
Ti aspetto e ti seguo,
sono la tua ombra
nelle giornate prive di sole,
il tuo vincastro quando ti senti vacillare.
Io ti aspetto.
Ma arriverà,
arriverà
il giorno in cui l’attesa
verrà ripagata dalla luce dei tuoi occhi
e dall’ardore dei tuoi baci,
e un timido vento di brezza soffierà
per conciliare i nostri cuori.
L’attesa e la singletudine tramonteranno,
fonderanno in un’unica
meravigliosa entità
chiamata NOI
(M.Paoletti)
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