Odore acre e aria irrespirabile lungo la Mezzina: siamo nella merda


Il 30 Giugno 2011 un’azienda agricola mise le carte in tavola per la realizzazione di un impianto a biogas generato da biomasse (sorgo, mais e triticale) e reflui zootecnici della potenza nominale di 999 kW (nel territorio del comune di Torre San Patrizio in contrada San Pietro) depositando i documenti presso la Segreteria dei seguenti Comuni e/o Enti:

COMUNE di TORRE SAN PATRIZIO p.za Umberto I°
COMUNE DI FERMO via Mazzini
COMUNE DI MONTE URANO p.zza della Libertà
REGIONE MARCHE via Tiziano Ancona
ARPAM viale della Repubblica n. 34 Ascoli Piceno
CORPO FORESTALE DELLO STATO via Benedetto Croce Ascoli Piceno
PROVINCIA DI FERMO sede in via Trento

IL BIOGAS: come funziona in breve

Il processo di produzione energetico in poche parole consiste nel mettere insieme reflui e biomasse nel digestore, farli fermentare ed utilizzare il biogas prodotto per la combustione e la generazione di energia elettrica. N.b. Una precisazione importante anche in vista di quello che troverete scritto dopo: in questo processo non viene bruciato il combustibile per produrre energia ma viene bruciato il gas prodotto dalla digestione del biocombustibile. Mentre nel primo caso si produce digestato come scarto di produzione solido nel secondo caso si produce cenere.

IL RICORSO: le attività ricettive si oppongono

Paolucci Francesca titolare dell’agriturismo Pomod’oro di Torre San Patrizio (FM) essendo nei terreni confinanti e avendo una struttura ricettiva di tipo turistico presentò ricorso contro tale opera ma con la sentenza n. 302/2013 il Tar Marche, Sez. Prima la respinse. Anche il Consiglio di Stato, con l’ordinanza n. 3798/2013, respinse la domanda cautelare, ritenendo l’appello non assistito da adeguato fumus (aggiungo io: “questi cercavano il fumus ma la puzza de mmerda che te ffiara no??? Come se lo zuccherificio degli anni ’90 non fosse stato d’insegnamento”). La valutazione di impatto ambientale procedette senza intoppi e con silenzi assordanti.

RETROSCENA POLITICI: cosa successe nelle zone limitrofe?

Interessante fu il dibattito tra il sindaco di Monte Urano, l’allora Francesco Giacinti, e la consigliera Laura Cognigni che aveva presentato un’interrogazione sull’argomento (la trovate qui). Francesco disse di essere un’appassionato della materia e di aver studiato l’argomento, perciò affermò:

Impianto a biogas

Laura Cognigni
Laura Cognigni

Secondo Francesco il rischio di “cattivo odore” sarebbe stato eliminato dalle vasche di concentrazione dei liquami. In soldoni il comune di Monte Urano diede parere favorevole. Lo stesso fecero regione e provincia. Col senno del poi uno potrebbe pensare che Francè fece bene i compiti e passò di livello in Regione ma pensatelo solo non scrivetelo mi raccomando. La consigliera inoltre disse: “il paesaggio collinare va tutelato perché è la nostra ricchezza, una zona che invece deve essere aiutata a svilupparsi anche dal punto di vista turistico ricettivo, proprio perché come ha fatto la Toscana prima di noi, ha sfruttato proprio le bellezze del suo territorio, quindi, inserire delle centrali biomasse su tutti i Comuni, perché alla fine questo è quello che si realizzerà in tutti i Comuni circostanti, non ci porterà nella direzione di un investimento turistico ricettivo, anzi, chi ha investito in questo senso, sicuramente sarà danneggiato”. Giacinti si “piccò” sul termine usato dalla consigliera Cognigni dicendo che non era una centrale a biomasse ma un impianto a biogas (impianto perché complementare alla porcilaia e a biogas perché si brucia il gas e non il combustibile).

La porcilaia

Centrale a biogas Torre San Patrizio

Torniamo ancora indietro alla costruzione della porcilaia; diversi anni prima l’azienda agricola in questione aveva presentato un progetto di realizzazione (sui propri terreni acquistati dal comune di Fermo) di nr. 6 capannoni destinati all’allevamento suinicolo e l’impianto a biogas sarebbe servito a chiudere il cerchio energetico. L’allevamento è caratterizzato dalla presenza di cinque porcilaie prefabbricate, ciascuna 882,53 m2, al cui interno si hanno 48 box, per una consistenza di stalla di circa di 3.813 capi ciclo caratterizzati dalla presenza di 1.930 capi da ingrasso leggeri (110 kg) e 1.883 capi da ingrasso pesanti (130 kg). L’impianto è dotato di un edificio ove è presente il locale preparazione alimenti inviati ai capannoni tramite apposito sistema automatizzato; i mangimi sono preventivamente stoccati in 6 silos, mentre acqua e siero sono stoccati in tre cisterne verticali. I liquami vengono allontanati 1-2 volte al giorno tramite tubazioni poste sotto il pavimento fessurato; lo svuotamento completo del liquame dai canali avviene grazie al vacuum system. L’impianto per la produzione di energia elettrica e calore (cogeneratore) alimentato a biogas da digestione anaerobica è operativo dal Dicembre 2012Nel raggio di 1 km sono presenti: case di civile abitazione, agriturismo, discarica, strada provinciale e zone agricole. Cosa accadeva in quel periodo? Un video inedito trovato nei meandri del web mostra la routine:

Quadro di riferimento ambientale (Documentazione Biogas Torre San Patrizio)

l DDPF 34/13 indica il valore limite dei COT in 150 mg/Nm3 ed il relativo metodo di analisi. Il Giudizio di Compatibilità Ambientale della Provincia di Fermo riferisce tale valore agli idrocarburi non metanici (NMHC). La stessa ditta nel corso del precedente procedimento ha evidenziato che l’indicazione dedotta dalla relazione tecnica della ditta fornitrice dell’impianto di cogenerazione voleva comunque indicare il parametro NMHC. A seguito della visita ispettiva condotta da ARPAM viene rilevato lo sforamento dei limiti rispetto a quanto riportato nel DDPF 34/13, evidenziando tuttavia delle incongruenze in merito al metodo di analisi indicato nel decreto stesso.

Punto di emissione

Attività

Inquinante

Valore limite

(mg/Nm3)

Flusso di massa

(g/h)

Metodo di analisi

E1

Motore a biogas

Ossidi di Azoto (come NO2)

450

1.553

UNI 9970

Carbonio Organico Totale (COT)

150

582

UNIEN 13649*

Monossido di Carbonio (CO)

500

1.942

UNI 9968

Composti inorganici del Cloro sotto forma di gas o vapori (come HCl)

10

39

UNI EN 13284-1

Polveri totali

15

58

UNI EN 13284-1

Monitoraggio emissione in atmosfera

La legge dice che il controllato deve autocontrollarsi (è come dire ad un drogato di drogarsi poco, ad un alcolista di bere con moderazione ed a una ninfomane di prendere meno uccelli). Eppure lo dice la legge anche se per fortuna ogni tanto per qualche botta di culo l’ARPAM controlla:

  1. Il gestore deve effettuare analisi annuali, nelle più gravose condizioni d’esercizio, per determinare la concentrazione ed il flusso di massa orario degli inquinanti riportati nella Tabella 1;
  2. Il certificato analitico, redatto da laboratorio certificato, deve contenere: la portata del punto d’emissione, la temperatura dei fumi, la concentrazione, il flusso di massa orario, i valori limite imposti ed il metodo d’analisi;
  3. I metodi di analisi devono essere quelli prescritti nella Tabella 1;
  4. Copia dei risultati analitici deve essere trasmessa, anche via fax, all’Autorità Competente, al Comune ed all’ARPAM – Servizio Impiantistica Regionale entro il 28 febbraio dell’anno successivo alle analisi;
  5. I metodi di analisi devono essere quelli prescritti nella Tabella 1;
  6. Copia dei risultati analitici deve essere trasmessa, anche via fax, all’Autorità Competente, al Comune ed all’ARPAM – Servizio Impiantistica Regionale entro il 28 febbraio dell’anno successivo alle analisi;
  7. I certificati analitici, o copia, devono essere conservati, presso l’impianto, per almeno 10 anni a decorrere dalla data di redazione”

Diffide

L’ARPAM, con nota loro prot. n° 21898 del 25/06/2015 assunta al prot. n° 458829/EFR del 26/06/2015, trasmette l’esito del proprio controllo ispettivo nel quale si segnala lo sforamento dei limiti per le emissioni in atmosfera. A seguito di tale segnalazione, il Servizio Infrastrutture, Trasporti ed Energia, per conto della scrivente P.F. e della P.F. EFR, trasmette, con prot. n° 493440 del 06/07/2015, la nota di diffida ad avviare ogni azione necessaria al rientro nei limiti stabiliti. La Società Agricola Cooperativa San Pietro ha presentato ricorso al TAR Marche (n° Reg. gen. 583/2015) avverso tale diffida chiedendo l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia. Il TAR Marche ha accolto la domanda cautelare, alla luce degli esiti dell’audizione delle parti e dei rispettivi tecnici (disposta con Ordinanza n° 391/2015).

Di cosa si dovrebbero preoccupare i cittadini?

  1. La prima immediata e intuitiva preoccupazione è relativa a odori molesti, la cosiddetta puzza che Giacinti disse sarebbe stata eliminata. Una puzza che si somma e si mescola come sappiamo all’odore acre prodotto dalla confinante discarica. Passando per la strada Mezzina sopratutto al mattino quando l’aria tira in quella direzione si può sentire un forte odore pungente che spesso crea sforzi di stomaco se non si chiudono immediatamente i finestrini dell’auto su cui si viaggia (un giorno stavo per rimettere in auto con sforzi violenti manco avessi bevuto 5 negroni a digiuno). 
  2. Seconda preoccupazione: la centrale a biogas. Come funziona la centrale a biogas? L’azienda agricola fornisce il “combustibile” ovvero il liquame prodotto dai suini dei 5 capannoni e le varie biomasse agricole seminate nei 200 ettari limitrofi; 
    Emissioni in atmosfera, cattivi odori, scarti, rischi sanitari e inquinamento, ANCHE QUESTO DOBBIAMO SOMMARLO A QUANTO DI “SPIACEVOLE” AVVIENE NELL’ADIACENTE DISCARICA!!
  3. Chi monitora la situazione ambientale? Chi rileva se ci sono sforamenti? Chi si occupa della salute dei cittadini? L’autocontrollo non è un mezzo di controllo. Manca una centralina pubblica di controllo della qualità dell’aria o meglio quelle che ci sono e di competenza della Provincia di Fermo non funzionano (clicca qui per approfondire) tant’è che nel processo di valutazione impatto ambientale per la centrale che doveva sorgere a Campiglione furono usati i dati di quella di Civitanova Marche (assurdo poiché aree urbane completamente differenti).

Provincia di Fermo Qualità dell'aria

FINALE: cosa è successo di recente e cosa succederà a breve?

L’azienda agricola ha presentato il progetto di realizzazione del sesto capannone e a ciò si è opposto il comune di Torre San Patrizio ed altri cittadini in maniera autonoma, tra cui il Comitato Tutelaambiente Tsp. L’azienda agricola risponde chiarendo che i liquami prodotti dai nuovi capi non alimenteranno la centrale a biogas ma saranno venduti per uso agronomico presso terreni confinanti. Chiarisce altresì che lo scarico dei liquami sarà giornaliero e non più settimanale, che sarà applicata una procedura per il monitoraggio delle emissioni odorose nell’aria. Ma e soprattutto risponde che QUANDO L’AZIENDA AGRICOLA HA PRESENTATO IL PROGETTO INIZIALE NEL SITO SAN PIETRO C’ERA SOLO UNA VECCHIA DISCARICA CONSORTILE, CHE LE DUE DISCARICHE (119mila mc e 388mila mc) sono state approvate e realizzate successivamente e DA PARTE DEI CITTADINI E DALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE NON CI SONO STATE PROTESTE E NON SONO STATE MAI FORMULATE RICHIESTE DI CHIARIMENTO PER L’AMPLIAMENTO DELLA DISCARICA E PER LA REALIZZAZIONE DEL COMPOSTAGGIO. Siamo nella merda e non in senso lato, proprio in senso stretto.

APPENDICE A: il nuovo ospedale a soli 2 km

A soli 2 km di distanza in località San Claudio di Fermo sorgerà il nuovo ospedale e immaginiamo che l’aria satura di merda non sia proprio un’ottimo ambiente per i pazienti. Quando l’aria tira nella direzione giusta la puzza viaggia lontano e 2Km sono veramente un nulla.

Nuovo ospedale Campiglione di Fermo

APPENDICE B: gli incentivi sul biogas, il 2012 è stato l’anno x ed il 2019 l’anno y

L’ex comandante del G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Ancona illustra quanto avrebbero guadagnato gli imprenditori che hanno costruito un impianto a biogas entro il 31 Dicembre del 2012 e quale ruolo hanno avuto i funzionari della regione Marche nell’approvazione della legge del Marzo 2012 che prevedeva che per gli impianti di potenza inferiore a 1 MW non fosse necessaria la valutazione d’impatto ambientale (VIA).

16 Luglio 2019 – Autorizzazioni facili per le Biogas nelle Marche, 5 condannati in primo grado. Il Tribunale penale di Ancona ha definito il giudizio di primo grado del processo  (Green Profit) sulla vicenda delle Centrali Biogas nelle Marche, condannando un dirigente della Regione Marche, un consulente accusato di esercitare la sua influenza e le sue relazioni per ottenere le autorizzazioni necessarie ad installare gli impianti di biogas in vari Comuni marchigiani, nonché 3 noti imprenditori marchigiani.

APPENDICE C: approfondimento sul biogas

Innanzitutto sarebbe meglio parlare al plurale (i biogas), considerando l’enorme variabilità della miscela che lo compone. Questa variabile è amplissima e dipende oltre che dalle matrici utilizzate anche dalle condizioni ambientali. I biogas più ricchi di contaminanti sono quelli derivati da discarica e da fanghi, ma anche quelli da rifiuti organici e agricoli non sono certo puliti e la loro combustione non è priva di conseguenze. Le variazioni di composizione sono importanti perché comportano la presenza di composti dannosi per la salute umana e per l’ambiente quando vengono immessi in atmosfera. La grande variabilità del biogas dipende anche da altri parametri quali la composizione dei consorzi batterici e la loro efficienza nella produzione di metano. Indicativamente si può parlare di una composizione del biogas fatta principalmente da metano 54-64%, anidride carbonica 35-45%, azoto circa 1%. Si tratta di dati del tutto indicativi perché il biogas può variare moltissimo. La CO2 ha valori che possono oscillare tra il 10% e il 40% con effetti importanti sul potere calorifico e sulla formazione degli ossidi di azoto. Il biogas contiene componenti minori in tracce quali, idrogeno solforato e altri composti dello zolfo, silossani (composti organici della silice), composti aromatici e alogenati. Anche se le quantità di questi composti sono basse rispetto al metano, esse possono avere impatti ambientali pesanti sullo strato di ozono stratosferico, sull’effetto serra e sul peggioramento della qualità dell’aria a livello locale.

Agli effetti delle emissioni di composti nocivi vanno sommati quelli che riguardano i COV (composti organici volatili). Questi composti sono dannosi per l’ambiente e per l’uomo, poiché reagendo con gli ossidi di azoto formano ozono e smog per reazione fotochimica. L’esposizione prolungata a composti organici volatili può causare danni al fegato, reni e sistema nervoso centrale.

Oltre a presentare vari gradi di tossicità cronica i COV sono anche responsabili di odori molesti. L’esposizione a emissioni maleodoranti può causare sintomi secondari come nausea e ipersensibilità. I COV si formano anche per modificazione di composti già presenti durante il processo di digestione anaerobica.

Esiste anche un rischio microbiologico nella digestione anaerobica. Escherichia coli e Salmonella non sono abbattute completamente ma solo a livelli “accettabili”. Questi e altri agenti patogeni sono stati rilevati nei digestati da diversi studi e ciò può rappresentare un rischio contaminazione nel caso di utilizzo di questo compost su terreni coltivati. Oltre a queste motivazioni la fitotossicità del digestato è stata attribuita all’elevata concentrazione di azoto ammoniacale che caratterizza tutti i digestati da digestione anaerobica e non solo quelli derivati da trattamento dei fanghi di depurazione. La digestione anaerobica inoltre produce percolato e scarti non compostabili che devono a loro volta essere smaltiti come rifiuti speciali pericolosi e disposti in discarica. (Fonte: http://www.salutepubblica.net/linganno-del-biogas/)

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