Vista panoramica da Fermo


Vista panoramica da Fermo

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Incidente stradale tra Campiglione e Monte Urano,immagini e video


Si schianta contro un olivo sull’ SP30 (lato Campiglione di Fermo) nei pressi della Sala del Regno dei Testimoni di Geova (Monte Urano),il conducente della fiat punto (un avvocato sulla sessantina) viene portato via in barella dal personale del 118.Secondo i testimoni, una coppia di anziani toccati leggermente con l’auto,il signore non avrebbe fatto lo stop di Contrada San Giovanni e dopo l’urto avrebbe perso il controllo schiantandosi contro la pianta di olivo completamente sradicata.Sul posto è arrivata anche la polizia municipale per gli accertamenti.E’ l’ultimo di una serie di incidenti che si protraggono negli anni sempre per quello stop che molti utilizzano come precedenza,altri invece non lo fanno proprio.Forse perchè STOP è inglese e “qui nelle parti nostre questa lingua la capiamo poco”,mentre FERMATI sarebbe più opportuno?

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E se vi dicessi che non tutti gli aiuti dell’UE finiscono nel piatto dei bisognosi?


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Oggi venerdì 24/03/2017 sono stati trovati diversi pacchi di derrate alimentari a lunga conservazione ad uso non commerciale marchiate Unione Europea accanto all’immondizia nei pressi di Campiglione di Fermo.Sono prodotti FEAD(Fondo di aiuti europei agli indigenti).

Come funziona il FEAD?

La Commissione approva i programmi nazionali per il periodo 2014-2020, sulla cui base le autorità nazionali adottano le singole decisioni che portano all’erogazione dell’assistenza mediante organizzazioni partner (spesso non governative). Un approccio analogo è già in uso per i fondi di coesione.

I paesi dell’UE possono scegliere il tipo di assistenza (generi alimentari o assistenza materiale di base, oppure una combinazione di entrambi) che desiderano prestare, a seconda della propria situazione, e come ottenere e distribuire gli articoli.

Le autorità nazionali possono sia acquistare direttamente il cibo e i beni e fornirli alle organizzazioni partner, oppure finanziare le organizzazioni affinché provvedano agli acquisti. In quest’ultimo caso, le organizzazioni partner possono distribuire direttamente il cibo e i beni, oppure chiedere aiuto ad altre organizzazioni.

Come vengono selezionate le organizzazioni partner?

Le organizzazioni partner sono enti pubblici oppure organizzazioni non governative selezionate dalle autorità nazionali sulla base di criteri oggettivi e trasparenti definiti a livello nazionale.

A quanto ammontano i finanziamenti disponibili?

In termini reali, per il periodo 2014-2020 sono stati stanziati per il FEAD oltre 3,8 miliardi di euro.

Inoltre, i paesi dell’UE sono tenuti a contribuire al rispettivo programma nella misura di almeno il 15% mediante cofinanziamenti nazionali.

In che misura il FEAD integra il Fondo sociale europeo (FSE)?

Il sostegno del FEAD aiuta le persone a compiere i primi passi per uscire dalla povertà e dall’emarginazione. Aiuta gli indigenti rispondendo ai loro bisogni primari, una condizione essenziale perché possano riuscire ad ottenere un lavoro o seguire un corso di formazione come quelli sostenuti dal FSE. (FONTE:link alla fonte)

Come è possibile che questi prodotti siano finiti accanto a dei cassonetti?Chi sono i responsabili?

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Da campo di prigionia a luogo di solidarietà all’ex conceria di Fermo


Video tratto dal TGR del 16-02-2017,servizio a cura di Maria Francesca Alfonsi, immagini di Carlo Bragoni, montaggio di Maurizio Piloni.

L’erosione del fiume Tenna e la noncuranza del verde pubblico


L’erosione avanza lungo le rive del Tenna, la noncuranza dei fiumi,l’indifferenza e la mancanza di rimedi posti a riguardo,stanno mutando profondamente il nostro territorio.Provvedimenti?Una timida rete arancione da cantiere per evitare il passaggio nella zona.
Queste sono due foto scattate nella “pista” di passeggio costeggiante la zona industriale di contrada Molini Girola (FM) il 21/06/2014:

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Queste sono foto scattate nello stesso punto il 12/02/2017. Si vede innegabilmente come in 3 anni l’erosione sia avanzata inesorabilmente distruggendo quasi completamente la strada.A nessuno fotte nulla dei nostri parchi naturali,a nessuno fotte della cura del suolo pubblico,per non parlare dell’assente potatura degli alberi e di erbacce alte più di un metro.Questo piccolo parco è frequentato da molte persone per passeggiare,andare in bici,con il proprio cane o per fare jogging. Solo quando si tratta di riempire migliaia di metri quadri di cemento si alzano le orecchie di politici,politicanti e palazzinari.Non ascoltare i segnali della terra significa non ascoltare il nostro senso civico e il rispetto per madre natura.ALZIAMO LA VOCE.

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Logge massoniche nella provincia di Fermo


Secondo fonti ufficiali(sotto citate),nella provincia di Fermo sorgono 4 logge massoniche facenti parte al Grande Ordine d’Italia:

  • Loggia 1450-Athanor dell’oriente di Fermo
  • Loggia 738-Edwin E.Aldrin dell’oriente di Porto S.Giorgio
  • Loggia 1218-Tenna dell’oriente di Servigliano
  • Loggia 1231-XX Settembre dell’oriente di Montegranaro

Da alcune indiscrezioni si evince che la loggia di Fermo ha sede in via Perpenti (Fonte:ilfattoquotidiano articolo in data 10/09/2009):

fermo.jpg

La sua posizione precisa è confermata dal Grande Oriente d’Italia (link) in Palazzo Guerrieri in Via Perpenti n.16. Un caso che sulla stessa via ci sia la sede dell’ordine degli ingegneri e gli studi degli avvocati?Ecco la porta d’ingresso riservata alla massoneria:

sede.jpg

Descrizione dello stabile

Il palazzo Guerrieri Pennesi è uno dei più grandi del centro storico di Fermo e presenta in varie sale  grandiose scene di personaggi importanti della famiglia, affrescate dal pittore Pio Panfili. Di struttura quattrocentesca, fu notevolmente rimaneggiato con lunghi lavori di restauro, pur nella con­servazione delle caratteristiche antiche. Nel 1944, durante l’occupazione militare alleata, fu sede del coman­do territoriale delle truppe polacche dell’Ottava Armata.Queste informazioni provengono dal programma descrittivo stilato dal Fai supportato dal Rotary Club di Fermo a detta di alcuni :l’anticamera della massoneria. Le storie si incrociano e l’anima massonica si tramanda di generazione in generazione fino ad arrivare ai giorni nostri (omicidio di Melania Rea,massoneria,Mk Ultra e militari deviati). Dal Resto del Carlino:

Mancini Spinucci.jpg

Nella foto il conte Lorenzo Mancini Spinucci che tra le tante altre cose si occupò di fenomeni paranormali,parapsicologia e occultismo (link per materiale di approfondimento). I convegni scientifici promossi dall’AISP (Associazione Italiana di Studi Psichici) di Fermo, presieduta in quegli anni da Lorenzo Mancini Spinucci (1902-1996), sono finalizzati a studiare i fenomeni paranormali per approfondire le ragioni della propria speranza.

Conte Lorenzo Mancini Spinucci.jpg

Struttura organizzativa del GOI (Grande Oriente d’Italia -> la storia):

struttura_organizzativa_del_GOI.jpg

Solitamente coloro che ne fanno parte sono ai vertici della società:

  • giornalisti
  • scrittori
  • avvocati
  • filosofi
  • politici
  • grandi imprenditori
  • medici
  • saggisti
  • matematici
  • economisti
  • banchieri
  • nobili

Differenze tra CARBONERIA,MASSONERIA e ORGANIZZAZIONE SEGRETA

La carboneria è un fenomeno del tutto italiano, che trova ragione di esistere in un contesto storico ben circoscritto all’Italia anche se con delle diramazioni fatte per lo più da italiani costretti all’esilio, qualcosa esiste ancora oggi anche se più sotto forma di gruppi di discussione, lo scopo della carboneria era nel momento in cui nacque quello di organizzarsi politicamente per combattere i regimi monarchici e per l’unificazione poi, lo scopo principale della carboneria era quindi politico, più che esoterico ed individuale, la carboneria tra i suoi simboli dai carbonai coloro che materialmente facevano il carbone. Alcuni massoni, più attivi politicamente entrarono anche nella carboneria, perché la massoneria esclude ogni discussione di politica e religione, la carboneria permetteva di muoversi in modo più libero.
La massoneria è un associazione riservata, nata nella forma moderna ufficialmente nel 1717, ma già esistente da prima, ed è un fenomeno internazionale, che ha attraversato tutta Europa prima fino ad arrivare in tutto il mondo, senza distinzioni di culture, è un percorso personale di tipo iniziatico ed esoterico, si basa sul simbolismo, e tra i suoi simboli dai muratori costruttori di cattedrali e grandi castelli.Le donne sono escluse dalla partecipazione.
Dell’organizzazione segreta (a differenza delle massonerie ufficiali, delle quali sono noti il nome degli aderenti, gli scopi ecc…) non si conosce nulla e opera nel silenzio totale.Molte di queste organizzazioni segrete sono associazioni a delinquere.

Cosa dice la legge a riguardo

 Dispositivo dell’art. 18 Costituzione (FONTE:link)

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Note:

  1. L’associazione si differenzia dalla riunione perchè la partecipazione, stabile, si basa su un ideale che accomuna i soggetti. La libertà di associazione ha varie implicazioni: oltre a quella di associarsi e di scegliere di non farlo, essa garantisce la libertà del singolo che si associa nonchè quella della associazione in un contesto pluralistico. In particolare, la Corte Costituzionale ha chiarito come la libertà negativa di non associarsi sia da considerarsi rispettata anche quando una categoria di soggetti è obbligatoriamente inquadrata entro enti pubblici purchè ciò avvenga nel rispetto dei principi costituzionali. La stessa Costituzione contempla la libertà associativa in relazione ai sindacati (39 Cost.) ed ai partiti politici (49 Cost.). A livello comunitario la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea la accosta al campo “politico, sociale e civico” (art. 12).
  2. Pertanto, sono non sono ammesse associazioni che sono volte, direttamente o indirettamente, alla commissione di reati, come le associazioni a delinquere (416, 416 bis c.p.).
  3. In particolare, a questa disposizione si fece riferimento quando, negli anni ’80, emerse la questione della loggia massonica c.d. P2, organizzazione segreta (a differenza delle massonerie ufficiali, delle quali sono noti il nome degli aderenti, gli scopi ecc.) volta a deviare il corretto esercizio delle funzioni pubbliche e, pertanto, costituzionalmente illegittima.

Ratio Legis

Il diritto di associazione è tutelato dal costituente in quanto espressione della libertà personale (13 Cost.) e del diritto fondamentale che i singoli hanno di esplicare la propria personalità nelle formazioni sociali (2 Cost.).
Poichè avete compreso ora che i nomi dei massoni devono essere noti,altrimenti come detto sopra si tratterebbe di un’organizzazione segreta e quindi illegale,eccovi i 26.410 nomi dei massoni italiani:

Download Elenco dei 26.410 massoni italiani

Nel frattempo vi è una lotta dell’antimafia per avere la lista aggiornata dei nomi (ricerca google),a cui i grandi maestri si stanno opponendo.Sembra ci siano state delle forti scissioni interne alla massoneria creando confusione di ideali.

Ma quali sono i principi della massoneria?Cosa dicono di essere?

Il destino consiste nel prendere consapevolezza della propria differenza e nella capacità di progettare le differenze. Non possiamo stare fermi: se fossimo fermi, saremmo ugualmente trasformati. Occorre pensarsi non come la foglia che cade ma come il nocchiero che nonostante la tempesta cerca una meta, e ha un viaggio”.La Massoneria è un’Istituzione iniziatica, ha la sua curvatura esoterica, il culto di una sapienza che non può essere lasciata e abbandonata alla bramosia dell’ignoranza.I Rituali servono a vivere l’essenza ma anche a tenere sveglio il dubbio e la capacità di non fermarsi a ciò che appare. E’ il coraggio di parlare nello spirito, mentre l’Alchimia è la felicità di scoprire cosa c’è nel profondo”. Un percorso nel quale “si avverte il senso dell’unico assoluto: la Vita. Probabilmente ci saranno altre persone libere di chiamarsi ‘massoni’, ma l’autentica Massoneria non è quella di chi cerca il potere o l’affare, quella che produce confusione, ma la realtà di chi dice no ad affari e traffici, e costruisce umanità. Questa è la bella Massoneria che sa confrontarsi”.E poi la parte positiva: che cosa fa la Massoneria? “Gustavo Raffi indica alla Massoneria due obiettivi:creare un contesto per i cittadini liberi che vogliono perfezionare la loro socialità. Viviamo in un modo spesso fatto di corrotti o indifferenti.Come fa una persona a vivere se intorno a lui ci sono corrotti o indifferenti? E’ come se mancasse l’ossigeno. Ecco la funzione produttrice di stimoli, che il confronto deve alimentare”. In secondo luogo, “difendere i valori di tolleranza, democrazia, rispetto interreligioso e interculturale.La Massoneria, infatti, ha in sé il principio della Finis Mundi come passaggio di rinascita, e non contrasta con alcuna religione pur non essendo una religione.Nel pensiero filosofico massonico nulla è contro il Libro Sacro prevalente della cultura euro-occidentale, la Bibbia.Il ruolo della Massoneria in un panorama filosofico, ideologico e religioso come luogo capace di affrontare tali temi in un contesto dove le altre realtà istituzionali di natura politica non riescono a farlo.E’ compito della Massoneria indagare il ruolo dell’Uomo oltre il quotidiano.Occorre indicare all’ Uomo come ritrovare dentro di sé la forza per non perdersi ed affrontare le avversità. La Massoneria può essere questa guida e la Finis Mundi lo specchio introspettivo per ritrovare la forza necessaria a continuare il cammino di crescita verso il progresso.L’onorificenza ‘Galileo Galilei’ è stata istituita nel 1995 dal Grande Oriente d’Italia, quale riconoscimento per i non massoni che si siano distinti “per l’impegno nella ricerca del vero e del giusto, nell’attuazione e nella difesa dei principi e degli ideali massonici, nel perseguimento dei valori tesi alla realizzazione di un’Umanità migliore e scevra da pregiudizi”.Circa duecento le personalità insignite della classe Luna,con accademici e altri esponenti e associazioni del mondo della cultura e che si occupano di attività benefiche.

Come diventare massoni

LINK SU COME DIVENTARE MASSONI

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Un misterioso oggetto caduto dal cielo: il meteorite di Fermo


I misteri si infittiscono,si gonfiano,si svelano,e si dimenticano,l’Indipendence Day fermano fu rimandato a data da destinarsi. 

MARTEDI’ 1/10/1996 DAL QUOTIDIANO NAZIONALE LA STAMPA

ufo a Santa Petronilla.jpg

MERCOLEDI’ 13/05/1998 DAL QUOTIDIANO NAZIONALE LA STAMPA

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Scrive in una rivista Franco Foresta Martin in quel periodo redattore scientifico e ambientale del Corriere della Sera:

I primi di ottobre del 1996, mentre mi trovavo nel mio ufficio presso la redazione del Corriere della Sera (sede di Roma), ricevetti un’originale e simpatica telefonata. Il mio sconosciuto interlocutore si compiaceva di fornirmi una notizia di prima mano, accompagnata da un invito a recarmi subito nella sua città, esprimendosi più o meno
in questi termini: “Sono Ettore Fedeli, professore di fisica e sindaco di Fermo. Sono orgoglioso di annunciare che un frammento di un corpo celeste di una decina di chili ha scelto l’unica città italiana amministrata da un fisico per venire fra noi. Se ci raggiunge subito, prima che il meteorite sia trasferito nei laboratori per le analisi,avrò il piacere di presentarglielo!”. Sembrava una burla, ma era la pura verità.

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Ettore Fedeli ex sindaco di Fermo
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Franco Foresta Martin

Fu così che, in poche ore, raggiunsi in automobile la graziosa cittadina marchigiana, 35 mila abitanti, 70 km da Ascoli Piceno, e feci la conoscenza del sindaco-fisico e dei numerosi personaggi coinvolti nella caduta del meteorite. Rileggendo, a distanza di tanti anni, i miei articoli e gli appunti su quell’evento straordinario, mi sembra che possa risultare gradito per i lettori di questa rubrica rievocarne gli aspetti salienti.

Il primo ad avere l’incontro ravvicinato col meteorite,fu l’agricoltore Luigino Benedetti, 39 anni che non vide nulla ma senti’: “Il pomeriggio del 25 settembre ero chino a piantare l’insalata nel mio campo, ai margini della strada di Santa Petronilla,quando ho sentito una serie di suoni davvero strani. Prima come il rombo di un tuono,poi dei sibili simili a quelli delle pale di un elicottero,e per finire un tonfo sordo, dalle parti della scarpata che delimita la strada. Anche se non ho visto nulla − mi confessò Benedetti durante l’intervista che gli feci − ho pensato subito che fosse cascato qualcosa dal cielo e l’ho detto ai miei otto compagni intenti a lavorare con me nel campo.Ma cosa vuoi che sia, mi rispondevano quelli,prendendomi in giro. E cosi, nonostante avessi la grande curiosità di andare a guardare fra i rovi vicino alla strada,lasciai perdere”

Ma la notte Benedetti, quasi non dormì ripensando all’accaduto e il mattino successivo ne parlò con Gino Ferraguti, suo vicino di casa, il quale gli confesso’ di aver sentito anche lui dei suoni strani il pomeriggio del giorno prima. Ma, ancora una volta, entrambi non ebbero ne il coraggio ne la voglia di andare a constatare di persona.“A questo punto Gino che cosa mi ha combinato?− mi raccontò quasi dispiaciuto Luigino Benendetti −. Per conto suo, senza informarmi, è andato a guardare tra i cespugli e ha trovato un “bozzolone”, come quello che può provocare un oggetto che penetra con forza nel terreno e s’infossa
quasi completamente. Poi, senza toccare nulla, è corso ad avvertire i carabinieri”.

Nel volgere di poche ore, nella piccola comunità di Fermo scattò la sindrome da Independence Day. Carabinieri, artificieri, Vigili del Fuoco e sindaco si mobilitarono per andare a vedere l’oggetto caduto dal cielo e per capire di che cosa si trattasse, mentre la notizia rimbalzava dai media locali a quelli nazionali.

meteorite caduto a Fermo .jpg
Foto del meteorite,rappresenta il terzo in termini di peso fra tutti quelli recuperati nel nostro paese nel corso del Novecento

Un tratto della strada di Santa Petronilla, a ridosso del luogo di caduta venne delimitato e
chiuso al pubblico, mentre il comandante della locale stazione dei carabinieri, il maresciallo Benedetto Capponi, si consultava con i superiori e con i tecnici per decidere come procedere.

“Secondo le nostre ricostruzioni, il corpo è caduto alle 17:30 del 25 settembre − mi riferì
con meticolosità da verbale il maresciallo, che andai a intervistare subito dopo avere
raccolto le dichiarazioni dell’agricoltore −Il giorno dopo Luigino Benedetti ne ha parlato
col Ferraguti. Il 27 Ferraguti ha scoperto il luogo di caduta e ci ha telefonato. Abbiamo
fatto subito un sopralluogo e abbiamo trovato dei rami spezzati e bruciacchiati. Nel
terreno c’era l’oggetto ancora sepolto. Temendo che si potesse trattare di un ordigno, abbiamo chiamato i nostri artificieri. In attesa del loro arrivo abbiamo piantonato l’oggetto per tutta la notte. Il 28 il corpo è stato estratto dal terreno. Non era una bomba e nemmeno un frammento di un velivolo o di un satellite, come qualcuno aveva ipotizzato. Era una pietra di colore grigio scuro con evidenti bruciature.Ha una forma irregolare: circa 24x19x15
cm e pesa ben 10 kg. Insomma a noi sembrava un meteorite. I contatori Geiger portati dai
Vigili del Fuoco non hanno rilevato radiazioni pericolose. Abbiamo deciso di conservarlo
al sicuro, in attesa dell’arrivo di alcuni ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche
a cui ci eravamo rivolti per una richiesta di consulenza”.“Maresciallo, dove lo avete conservato?”,chiesi io impaziente di vedere il presunto meteorite. Lì, rispose il graduato, indicando la camera di sicurezza della caserma dove solitamente vengono rinchiusi i malfattori!E cosi potei fare la conoscenza di quello che sarebbe passato alla storia come
il meteorite di Fermo, 10 chili di roccia scura appartenente a chissà quale asteroide,
della fascia principale, schizzato via dalla sua abituale dimora fra Marte e Giove, sceso
giù a spirale, e, infine, risucchiato dalla forza d’attrazione terrestre.
Mentre la pietra venuta dal cielo se ne stava al sicuro in gattabuia, giunse finalmente
a Fermo l’atteso ricercatore del CNR, il grande esperto di meteoriti Giordano Cevolani,
allora in servizio presso un istituto dell’ente con sede a Bologna che si chiamava
Fisbat (Fenomeni fisici e chimici della bassa e alta atmosfera). Intervistai anche lui.
“Pensi che io i meteoriti me li vado a cercare in Antartide − mi dichiarò ancora incredulo dell’eccezionale ritrovamento −.

Facciamo ogni anno campagne di ricerca fra i sedimenti ghiacciati, raccogliamo piccoli
meteoriti e li analizziamo per capire da dove vengono. E ora ce ne arriva uno direttamente
qui da dieci chili!”.
Cevolani ricostruì cosi il suo coinvolgimento nell’avventura di Fermo. “Era il primo
ottobre. Ho ricevuto una telefonata da colleghi dell’Istituto che avevano raccolto
la segnalazione da Fermo. Andate, hanno trovato un grosso meteorite a Fermo, esortavano.Impossibile, ho risposto io, chissà che cos’è. Comunque, il tempo di organizzare la spedizione, caricare gli strumenti e siamo partiti, io e il mio collega Romano
Serra. Pioveva a dirotto lungo tutto il tragitto e siamo rimasti impantanati. Alla fine
abbiamo raggiunto la caserma dei carabinieri.
Appena l’ho visto, in bella mostra,su un tavolo, ho cominciato a tremare per
l’emozione. All’esterno presentava la tipica crosta da fusione, dovuta all’attrito con
l’atmosfera. L’ho esaminato da vicino. Dove qualche crepa lasciava intravedere l’interno,
si distinguevano i caratteristici noduli cristallini che noi chiamiamo ‘condruli’.
Insomma, mi è bastato un esame sommario per rendermi conto che si trattava di
uno dei più begli esemplari di meteoriti che avevo visto fino a quel momento. Era troppo
bello per dividerlo a pezzi e distribuirlo fa vari musei e laboratori. Accogliendo
la richiesta del sindaco di Fermo, ne abbiamo staccato un piccolo frammento, necessario
a effettuare le analisi di laboratorio e classificarlo”.

meteorite 2.jpg
I primi risultati furono già disponibili tre mesi dopo la caduta del meteorite e resi
noti nel corso di una giornata di studio che si tenne a Fermo nel dicembre del 1996,
quando studiosi come Gianmario Molin dell’universita di Padova, Giuseppe Bonino
dell’Istituto di Cosmogeofisica del CNR di Torino e lo stesso Giardano Cevolani, hanno
fornito un primi identikit con le caratteristiche chimico-fisiche del corpo celeste.
Il meteorite di Fermo è risultato il terzo più importante in termini di peso (10.2
chilogrammi) fra i 12 caduti nel nostro Paese nel corso del Novecento. È stato classificato come una condrite H 3 – 5, cioè un meteorite pietroso a elevato contenuto in ferro che mostra al suo interno i tipici condruli.La loro presenza equivale all’impronta degli eventi che hanno caratterizzato, oltre 4.5 miliardi di anni fa, la nascita del nostro
Sistema solare. L’ipotesi più accredita è che mentre i pianeti si accrescevano, attirando
per gravità i frammenti sparsi, il Sole nascente ha emesso una vampata che ha prodotto
all’interno dei grandi blocchi rocciosi delle piccole fusioni parziali: i condruli
appunto. Il meteorite di Fermo è quindi un residuo di materiale primordiale che riempiva
lo spazio interplanetario e che non ha partecipato ai successivi processi di aggregazione
avvenuti nei corpi maggiori. Il meteorite di Fermo è stato pure sottoposto allo
studio degli isotopi cosmogenici, quelli generati dal flusso dei raggi cosmici galattici.
Poiché tale flusso è fortemente influenzato dal campo magnetico solare, gli isotopi
recano informazioni sulle variazioni dell’ attività solare. Nel meteorite di Fermo sono
stati identificati gli isotopi sodio 22 e titanio 44 che hanno registrato, rispettivamente,
le variazioni undecennali e secolari della nostra stella.In risposta a un preciso desiderio della cittadinanza, il meteorite si puo’ ammirare esposto in una sezione dei Musei Scientifici di Villa Vitali, in viale Trento, 29, nel centro storico di Fermo.

(PARTE DELLA FONTE:Unione Astrofili Italiani)

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8° Fiera dell’elettronica a Fermo


Con un’area di 1800 metri arriva insieme alla fiera dell’elettronica anche il Cosplay(Facciamo vivere il Cosplay a Fermo)!!!
Potrete trovare, giochi da tavolo, giochi su consolle, tornei, raduni, fumetti, gadget, scuola di fumetto, scherma medievale, nintendo e molte altre cose!!!!
Di certo non può mancare la gara cosplay 😉
Ingresso 7€
Ridotto cosplay 4 €
Abbonamento cosplay 7 €
Per il ridotto Cosplay, basta presentarsi in cassa mostrando il costume.
camerini e guardaroba custodito.

fiera elettronica.jpg
EVENTO: LINK

LA VITA DIETRO IL FILO,la biografia di un soldato inglese imprigionato nel PG70 di Fermo,nelle Marche


Bert “Cush” Richings

Sono Bert Richings, fui fatto prigioniero di guerra e catturato a Tobruk. Ero conosciuto con il soprannome di “Cush”. Fui portato nel PG70 in Italia con un gruppo di 26 persone e vi

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Stalag 4B FONTE:wikipedia

rimasi fino a quando gli italiani non si arresero;preso dai tedeschi, col carro di bestiame attraversammo il Passo del Brennero, dove fui portato credo, a Stalag 4B (un campo di prigionieri di guerra in Germania),in cui ci furono rasate tutte le teste. Successivamente fui inviato insieme a un gruppo di 50 uomini a lavorare in una cava, in un villaggio chiamato “Klinga“. Trascorremmo tre anni insieme. Mi piacerebbe risentire questi amici e le loro relazioni.

traduzione-e-ricostruzione

Fui chiamato al servizio militare durante l’anno 1940 e fin dall’inizio le cose non sembravano andare per il verso giusto. Essendomi stato detto di dover prestare servizio alla Plymouth mi aspettavo di entrar a far parte della Marina, ma non di certo nell’esercito. Così, dopo essermi allenato per otto settimane con il Duca di Wellington e aver avuto sette settimane di congedo, fui spedito da qualche parte in Medio Oriente!

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Duca di Wellington FONTE: wikipedia

Fui messo in una coscrizione di 120 uomini per diventare uno Sherwood Forester (lo Sherwood Forester è stato un reggimento di fanteria di linea dell’esercito britannico in vigore dal 1881 al 1970), ma al mio arrivo in Egitto, nessuno sapeva dove fossero dislocati i nostri alleati – così dopo cinque settimane alla loro ricerca fummo mandati ad unirci ai Cameron Highlanders (il Cameron Highlanders è stato un reggimento di fanteria di linea dell’esercito britannico formatosi nel 1793) che stavano combattendo nel deserto ed erano sotto attacco. Andai in azione con loro a Mersa Matruh e a Sollum e fummo poi inviati a combattere nella campagna eritrea. Al ritorno in Egitto trovammo finalmente gli Sherwood Forester e fummo mandati ad unirci a loro a Cipro. Di 120 uomini che avevano lasciato l’Inghilterra, ne rimasero solo 48, il resto furono o feriti o uccisi. Eravamo a Cipro da soli tre mesi, quando il reggimento fu inviato in Egitto per contribuire a difendere, Tobruck. E fu proprio a Tobruck che fui fatto prigioniero, insieme a molti altri compagni.

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Una foto scattata dai tedeschi mostra i prigionieri di guerra catturati a Tobruck FONTE:link

I tedeschi ci allinearono tutti lungo la riva, con le guardie di fronte e il mare alle spalle, poi alcuni ufficiali di alto rango ci vennero a guardare da sopra, in piedi sul tetto della loro cabina. Dal modo in cui tutti i tedeschi si muovevano freneticamente in giro poteva esserci solo una persona, “Rommel”, la “volpe del deserto”, come era conosciuto.

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FONTE: wikipedia

Era veramente molto freddo dormire sulla spiaggia di notte.”Era questa la cosa divertente del deserto”; durante il giorno il caldo era insopportabile, mentre di notte faceva molto, molto freddo. La mattina seguente arrivarono dei camion con lunghi rimorchi per portarci via. Gli italiani erano incaricati di far salire 30 di noi sul camion e 30 sul rimorchio. Non riuscivamo a sederci, mentre la guardia italiana era seduta sul tetto della cabina di fronte a noi con un fucile caricato. Viaggiammo così per tre ore ,senza né acqua né cibo.

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Rommel e le truppe italiane nel deserto FONTE:link

Infine, ci fermammo in un posto chiamato Tameemy dove prima ci diedero un bicchiere d’acqua e poi ci ammassarono in un recinto circondato da filo spinato. Ancora non portarono niente da mangiare. Molte tizi per ottenere in cambio un pasto cercavano di barattare le sigarette agli italiani, ma ahimè non ebbero fortuna; comunque non credo che avessero molto da mangiare neanche per se stessi. Trascorremmo un’altra miserabile notte tutti ammucchiati cercando di tenerci caldo a vicenda. Molti pensavano di scappare, ma dove potevamo andare? Non saremmo andati molto lontano senza provviste, così pensammo di aspettare e vedere che cosa sarebbe accaduto il giorno successivo. Trascorse la notte e l’indomani mattina ci diedero un altro sorso d’acqua; e tra noi pensavamo che ci avrebbero dato anche un pranzo completo, naturalmente! Avremmo voluto lavarci e farci la barba, ma non avevamo l’acqua.

In quel campo parlai con un collega del Reggimento Worcester; mi informò che il mio vecchio amico dai tempi della scuola era stato ucciso in battaglia. La vicenda mi sconvolse molto, ma mi fece capire quanto ero stato fortunato ad essere ancora vivo, anche se prigioniero di guerra.

Il giorno successivo fummo portati in un campo appena fuori le banchine di Benghazi. Fui contento di vedere le tende all’interno del recinto, almeno,pensavo tra me e me, avremmo potuto dormire in un posto un po’ più caldo. Furono distribuiti alcuni pasti che consistevano in una pinta di grano caldo bollito, molto simile al granoturco che anni fa utilizzavamo per dar da mangiare agli uccelli. Non aveva alcun sapore. Mangiavamo solo perché eravamo tutti affamati e fu già qualcosa riempire i nostri stomaci vuoti. Avevamo anche un sacco d’acqua a disposizione. Fortunatamente dormire nelle tende quella notte fu molto più caldo e il mattino seguente ci diedero un’altra pinta calda di granoturco. Il campo era un posto terribile, il bagno era una lunga trincea con una barra in cui sedersi – da cui si sentiva un odore insopportabile.

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Novembre 1942:I carri armati procedono nel lungomare di Benghazi.FONTE:link

Nella zona di Benghazi gli alleati avevano certamente subito una dura sconfitta – vi erano relitti ovunque. Gli italiani ci scortarono fino a una vecchia nave dove tutti salimmo a bordo e ci fecero scendere in una stiva molto profonda, con una scaletta posta su un lato i cui pioli erano abbastanza distanti tra loro. Scendemmo proprio giù nella prua della nave. Era terribilmente caldo e umido, calarono due grandi secchi per scopi igienici e un paio di bidoni per bere.

“Era un omicidio restare in quella stiva”; avevamo parecchio spazio per stenderci ma c’era un caldo insopportabile. Per tutto il tempo ero un bagno di sudore. Di notte non vi erano luci  e se fossimo stati silurati da una delle nostre navi alleate non avremmo avuto di certo nessuna possibilità di sopravvivenza. Alla fine, dopo una moltitudine di urla e lamenti, permisero a cinquanta uomini di salire un attimo sul ponte per lavarsi con acqua di mare grazie a un tubo flessibile collegato verso il basso. L’acqua era limpida e fresca, ci asciugammo in seguito sotto il sole, per poi essere rispediti, dopo circa mezz’ora, di nuovo in fondo alla stiva. Quando fummo destati da quella continua attesa, attraccammo in un porto; eravamo stati in viaggio per cinque giorni e cinque notti, e il porto era il porto di Brindisi.

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Porto di Brindisi.FONTE: link

Dei soldati italiani erano in fila per scortarci a riva, e marciare verso la città. Era come assistere a un macabro spettacolo, senza né lavarci né raderci la barba per un paio di settimane, non sembravamo più nemmeno dei soldati inglesi e ci trattavano come fossimo uno show di burattini. Alla fine ci gettarono in un profondo letto di un fiume prosciugato con i lati in pietra e le guardie pattugliavano il percorso su entrambi i versanti. Senza alcun’ombra di dubbio anche in questo caso, faceva un caldo terribile;diedero un pezzo di pane e mezzo litro di zuppa calda ogni cinque persone, che scoprimmo poi essere era la razione consentita per un prigioniero di guerra in condizioni di non-lavoro.

Eravamo nel letto del fiume da una settimana. Era così caldo durante il giorno, che sembrava di stare in una padella. Iniziava a prudermi tutto, così mi tolsi la camicia e la trovai piena di creature striscianti, scoprimmo successivamente essere pidocchi, che avevano deposto le uova nelle cuciture dei nostri vestiti e complici il caldo e l’umidità si erano schiuse. Era un grande shock per me scoprire di essere ricoperto da pidocchi ma eravamo tutti nella stessa barca in quanto i compagni seduti intorno a noi se li scambiavano a vicenda. Improvvisamente mi resi conto che si trattava del mese di Agosto ed ero stato fatto prigioniero da quattro settimane. Supposi che il nostro parente più stretto sarebbe stato informato che mancavamo all’appello.

Il giorno successivo ci fecero di nuovo mettere in marcia. Marciammo per quelle che sembrarono interminabili ore ed eravamo tutti esausti e in cattive condizioni. Un tizio aveva un enorme vescica sotto la pianta del piede e marciò per miglia solo con il calzino,senza la scarpa. Camminammo attraverso molti villaggi e sono sicuro che ci guardavano con sguardo di compassione. Dopo quattro ore di cammino arrivammo ad un recinto, pieno di tende circondato da un alto filo spinato, che sarebbe dovuto essere per un po’ la nostra nuova casa. Per fortuna c’era molta acqua a disposizione così potei lavarmi bene e tagliarmi la barba con l’aiuto di un rasoio preso in prestito – la rasatura con quella lama era davvero orribile. Le mie forbici erano utilissime per tagliarci i capelli. Finalmente mi sentivo un po’meglio, ma avevo ancora i morsi della fame. La razione di cibo era sempre la stessa, pagnotta spartita in cinque e il vecchio mezzo litro di zuppa. Non c’erano né coperte né letti – “oh no”, dovevamo dormire tutti sul prato – ma essendo in tenda fu molto più caldo. Il cibo che ci diedero era appena sufficiente per mantenerci in vita. Forse la ragione di ciò era che se si aveva la possibilità di fuggire non avremmo avuto sicuramente la forza di farlo. Eravamo lì da circa una settimana quando arrivò l’ordine di muoversi. Non avevamo mai alcun avvertimento, entravano e dicevano: ” Bene, prendete i bagagli, ci muoviamo ora”. Fortunatamente questa volta i camion arrivarono per noi, ed era certamente meglio di dover camminare. Viaggiammo per tutta la costa orientale d’Italia, fermandoci solo una volta per prendere un attimo di respiro e una pinta – di zuppa, naturalmente – che credetemi, aveva solamente il gusto di acqua calda. Passammo attraverso una città chiamata Ancona

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Vecchia stazione di Ancona distrutta durante la seconda guerra mondiale FONTE: link

e poi una piccola città chiamata Firmo (Fermo), che conteneva una specie di grande granaio con un filo molto alto intorno ad esso – la recinzione era alta circa dodici piedi(circa 3,65 metri) e ogni venti iarde(circa 18 metri) o giù di lì una garitta (torretta della sentinella), in alto che dominava il recinto.

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Foto dall’alto del PG70 FONTE: Oltreconceria

L’area conteneva otto enormi edifici come grandi come capannoni di aerei e tutto intorno alla parte interna del campo vi era un “tripwire” (un filo collegato a dell’esplosivo) a circa dieci piedi (3 metri) dal filo reale. Sì, questo campo fu la nostra casa permanente; il suo nome era PG 70.

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Ci organizzammo in gruppi di cinquanta, per costruire un letto di tela e un cuscino, per riempirlo successivamente con della paglia;quello doveva essere il nostro materasso. Ebbi la fortuna di dividere la parte superiore di un letto a castello con un tizio sotto di me che tutti chiamavano “Blackie”. Era un Ebreo ed era molto teso per paura che lo avrebbero scoperto e portato via. All’interno del gruppo ci dividemmo ulteriormente in sottogruppi di cinque; per condividere il pane di ogni giorno! Fu ideato un rigoroso codice per condividere la pagnotta. Il sistema si basava sul sorteggio che veniva effettuato per ottenere l’ordine con cui ognuno di noi doveva scegliere il pezzo di pane – ma l’ultima persona a dover scegliere la sua porzione avrebbe dovuto tagliare il pane in cinque parti uguali, quindi, se faceva un errore, era lui a rimetterci perché gli rimaneva il pezzo più piccolo! Tale sistema funzionò talmente bene da essere adottato da tutti i gruppi dell’intero campo. Il litro di zuppa che ricevevamo ogni giorno in un modo o nell’altro aveva il nome di “Skilly”. Un centinaio di uomini, divisi in due gruppi, ricevevano la loro pinta prelevata da enormi calderoni – un giorno era una specie di riso, il giorno successivo, una sorta di maccheroni. Ogni uomo del gruppo aveva un numero per la fila e l’ordine veniva ruotato, il primo per la parte posteriore, e così via, per assicurarsi che ognuno avrebbe avuto la sua giusta porzione – i primi mestoli messi nel piatto erano tutti abbastanza liquidi mentre gli ultimi molto più sostanziosi. Questa mensa fu presidiata dai nostri compagni, che ricevettero le razioni per coprire tutto il campo.

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Le cose cominciarono a prendere ogni sorta di forma. Vi era un grande edificio di lavatoi e servizi igienici – anche una doccia di acqua fredda. L’edificio centrale fu utilizzato come sala ricreativa dove poche settimane più tardi fu organizzato uno spettacolo – i carpentieri costruirono un bel palcoscenico per svolgere al meglio l’evento. Si riuscirono a realizzare degli spettacoli dannatamente belli in quella sala.

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Detto questo, il nostro più grande problema era, senza dubbio, il cibo. Fu appena sufficiente a mantenerci in vita e la nostra forza si stava piano piano spegnendo. Stavamo cominciando ad avere dei black-out. Il primo che ebbi mi preoccupò a morte,ma quando mi resi conto che tutti gli altri stavano soffrendo allo stesso modo, mi tirai un po’ su di morale. Accadeva tutto in un istante, stavi in piedi, improvvisamente avevi le vertigini e la necessità di sederti fino a quando non passavano. I compagni cadevano frequentemente durante l’appello. Era sempre lo stesso pasto, giorno dopo giorno, e questo non ci permetteva di ottenere le vitamine necessarie per il nostro corpo.

Nella mia seconda settimana in quel campo ricevemmo delle carte a stampa su cui dovevamo mettere il nome e l’indirizzo del nostro parente più stretto e un segno di spunta accanto alla frase, “sto bene”. Questo è tutto quello che ci permisero di scrivere. Suppongo che fino a quella data la nostra gente a casa pensava che fossimo stati uccisi in azione.

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Aquila,simbolo del fascismo fatta costruire da Mussolini all’interno del P.G.70

Quindi passarono delle settimane, non vi era nulla da fare in giro se non l’attesa del prossimo pasto. Non erano ancora arrivati i pacchi della Croce Rossa, niente sigarette, niente posta da casa e tutti noi avevamo quei black out maledetti. Si può solo immaginare quella stufa e miserabile sensazione che provavamo. Una sera mentre eravamo sdraiati sui nostri letti, un collega, che aveva una voce meravigliosa, iniziò a cantare una canzone intitolata “Goodnight Vienna”. Sembrava robusto, ma anche lui non riusciva a finire di cantare perché era troppo debole, e i compagni non lo applaudivano a metà, ma lo incitavano.

Cose del genere non posso fare a meno di ricordarle. La situazione però, iniziò ad andare molto peggio. Nella camerata il clima stava diventando molto freddo e ognuno si sentiva sempre più infelice. La vita stava diventando veramente molto dura. Un compagno fu sorpreso a rubare in flagrante dalla cucina. Forse sarebbe stato meglio andare a rubare dal nemico, e non dai nostri compagni. In una vita come quella, avrebbe dovuto sopportare una pena molto più pesante di quanto fu fatto. Lo fecero sfilare per una settimana indossando un grande cartello con la scritta “Io sono un ladro”. Fu duro, ma necessario in una vita del genere, anche se alla fine non è stata poi così dura come sarebbe dovuto essere.

In fondo al campo cresceva dell’uva selvatica, ci dissero che non era commestibile, ma alcuni di noi non riuscirono a resistere ai morsi della fame, finirono così con dei dolori di stomaco terribili e corse imminenti verso i bagni – una qualche forma di dissenteria.

I giorni passavano ed eravamo tutti così annoiati della vita quotidiana che alcuni compagni, insegnanti nella vita civile, iniziarono a impartire lezioni serali in varie lingue. Iniziai così ad imparare il tedesco, ma non ottenni nulla per colpa di quel maledetto “verbo essere”, e così stufo abbandonai il desiderio portato avanti con quelle lezioni. Il problema maggiore era che non avevamo né matite né carta su cui scrivere.

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Un giorno però, arrivò una grande sorpresa. Un gran malloppo di posta entrò in campo e nomi e numeri furono chiamati nella grande sala ricreativa. Non ricevetti mai una lettera in quel primo gruppo, ma due giorni dopo ebbi tre lettere; due dalla mia ragazza e una da mia madre e mia sorella. Erano ovviamente le benvenute nel campo, ed era molto divertente ascoltare le letture dei compagni ad alta voce, e sentire tutti dire: Wos fink, are old cats got run over “, e tutti i compagni gridavano, Aahh-h, wot a bloody shame  ” .

Un collega, che lavorava per l’ufficio postale, andò dicendo in giro a tutti che chi aveva avuto notizie da casa su qualsiasi cosa, poteva scriverle nel modo più divertente possibile su dei pezzettini di carta, per essere lette successivamente tutti i Martedì sera. Non so perché si trattava di un Martedì, ma divenne così popolare che la metà del campo si trasformava completamente per ascoltare.

L‘avvento delle lettere da casa certamente sollevò gli spiriti di quel campo. Gli uomini sorridevano sempre nel parlare gli uni agli altri di ciò che stava accadendo a casa. Poi venne un giorno che non dimenticherò mai. Ero sdraiato sulla mia cuccetta e ci sembrò sentire una sorta di ronzio che attraversava il campo, i compagni correvano, qualcosa stava accadendo. Come mi alzai dal letto, sentii la parola “pacchi” e corsi insieme a molti altri al cancello principale. ” Sì, c’erano casse e casse di pacchi “- che spettacolo glorioso – pensammo che erano stati dimenticati! Non sono sicuro di come arrivarono lì, ma un altro camion era già entrato in campo. Centinaia di noi erano appesi e ce ne stavano lì a guardarli – pacchi inglesi e pacchi canadesi.

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FONTE:wikipedia

Il giorno successivo diedero un pacco ogni due persone. Condivisi un pacco inglese con un mio compagno, all’interno vi erano: burro, thè, zucchero, carne in scatola (spam), pancetta, biscotti, avena, formaggio e uova in polvere. Lo facemmo durare una settimana, ma alcuni di noi non resistendo finirono il pacco subito, e furono fortemente dispiaciuti di quella scelta solo nei giorni seguenti. I pacchi canadesi contenevano invece: caffè a posto del thè e dei grandi barattoli di latte in polvere chiamato “klim”. C’erano anche le sigarette, venticinque a testa a settimana. Fu bello avere del fumo dopo così tanto tempo e gli uomini che non fumavano usavano le sigarette come baratto per ottenere  in cambio un pasto.

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Contenuti dei pacchi della Croce Rossa.FONTE:web

Tutte quelle cose buone e le notevoli  vitamine dentro di noi, avevano riempito tutto il campo di buon umore, avevamo più energia da utilizzare per i giochi di cricket e di calcio organizzati sul prato. La Croce Rossa ci aveva addirittura inviato delle apparecchiature con cui giocare, anche i guantoni – i pugili costruirono un anello con la corda dei pacchi! I compagni della Marina li giuntarono tutti insieme per fare delle corde.

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FONTE:doughboymilitary

Usai le forbici che avevo per fare delle tazze per bere e piccole stufe; gli italiani ci avevano dato un piccolo appezzamento di terreno su cui potevamo accendere dei fuochi per riscaldarci un drink e cucinare. Volevamo mettere qualsiasi cosa sopra quelle stufe che ardevano, al fine di poter riscaldare la nostra acqua, e poi quando avevamo finito passavamo le braci a qualcun altro; bastava che urlavi: “Brace”, e qualcuno ti forniva quello di cui avevi bisogno. Fu fantastico essere di nuovo in grado di preparare una tazza di thè dopo esserne stato così tanto tempo senza. Inventammo ogni sorta di miscele con quei pacchi, e si fece florido il mercato di scambio per coloro che volevano barattare gli oggetti e il cibo. Non presi mai il latte lo barattai sempre per qualcos’altro.

Il sottufficiale di fatto fece tutto il possibile per cercare di rendere la vita più interessante. In un’occasione organizzarono una “giornata Derby”; i falegnami fecero piccoli cavalli di legno e grandi dadi, disposti tutti in stringhe quadrate. I cavalli erano numerati da uno a sei e venivano mossi dal lancio dei dadi, mentre i “bookmaker” offrivano la possibilità di vincere o perdere le sigarette. Organizzarono anche una caccia al tesoro con un primo premio di venti sigarette, ogni squadra doveva pagare una tassa d’ingresso di una sigaretta. Dovevano essere trovate dieci cose, come ad esempio un “pidocchio vivo”, un “barattolo di formaggio vuoto”, “le sigarette italiane”, “un filo d’erba esattamente lungo un pollice”, “una formica viva”, “un verme”, ecc…, fu un sacco di divertente – per ottenere una sigaretta italiana dovemmo scambiare circa tre delle nostre. C’era anche un concorso di fumetto, svoltosi sulla stessa base. Il vincitore del concorso aveva raffigurato un soldato seduto nel deserto con un vasetto di marmellata di fronte a lui coperto di mosche, con la didascalia, “Grazie per la marmellata mamma, è stata molto utile “.

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Serbatoio idrico a torre

Facevamo tutto il possibile per ingannare le guardie italiane. Un tizio offrì di scambiare un pacchetto di caffè per due pagnotte di pane, solo che prima svuotò tutto il caffè fuori e poi lo sostituì con le foglie di thè, spruzzando un po’ di caffè sulla parte superiore e richiuso il tutto con cura. La guardia aprì, assaggiò e gli diede il suo pane. Fu proprio una fortuna che lui aprì l’estremità destra!

Dopo diversi mesi nel campo, stavamo diventando pieni di pidocchi e di pulci. Cercammo di disinfestare i nostri vestiti con i fiammiferi accesi o con le cicche lungo la parte interna delle cuciture per uccidere le uova. Le pulci erano nei nostri letti di paglia e non diedero tregua a nessuno durante la notte, ma eravamo talmente stanchi morti da essere immuni ai loro morsi costanti. Ci fecero così male e ci lamentammo così tanto che furono costretti a fare qualcosa al riguardo nei giorni successivi.

Un blocco alla volta, ci fecero spostare nelle tende sul prato, prendemmo tutto il nostro cibo e i nostri beni ma lasciammo tutti i nostri vestiti nelle cuccette. Sigillarono tutte le porte, finestre e prese d’aria, pomparono il gas e lasciarono riposare il tutto per due giorni. Quando riaprirono entrarono gli spazzini e raccolsero dei cesti pieni di varietà miste di parassiti. La prima notte di nuovo in un letto pulito fu veramente fantastico; ci eravamo liberati finalmente di quei “parassiti rossi”! Ci impiegarono circa un mese per disinfestare tutti gli edifici, ma in tre capannoni la situazione non era affatto migliorata.

Un collega nel nostro gruppo era così magro che, quando si spogliava, si potevano vedere tutte le costole e le ossa, e tutti i ragazzi si sentivano abbastanza dispiaciuti per lui. Il suo nome era “Dickie”. Un giorno, passeggiando per il campo sentimmo un sacco di rumore provenire dalla sala di ricreazione, andando a indagare vedemmo un ring di pugilato con due pugili allenarsi. “Senti che boxe in quel ring”, disse il mio compagno, “E’ Dickie scheletro umano”. Non potevamo credere ai nostri occhi. Più tardi scoprimmo chiacchierando con lui che a quanto pare era stato un pugile nella vita civile, tra le tante altre cose.

Sei di noi avevano iniziato a frequentarsi e ogni sera ci preparavamo una grande lattina di thè sedendoci tutti intorno a parlare di casa, però solo da quel giorno, dal momento che i pacchi di cibo, ci permisero di parlare di cibo. Prima di allora infatti, c’era una clausola da rispettare, ovvero nessun alimento doveva essere menzionato nei nostri discorsi. Dal momento che il latte non mi piaceva, feci due fori nella parte superiore di una lattina di latte condensato, mettendolo nelle braci del fuoco, poi dopo per circa un’ora raffreddato in acqua fredda, così aprii la lattina con le mie forbici per prelevare un grande pezzo cremoso di caramello gommoso che masticai per ore.

Ho ancora adesso una foto di questo campo, presa da un prete italiano che ci fece visita. Siccome non avevamo soldi, ci diede una copia per cinque sigarette; Senza dubbio la vendette per sostenere i fondi della sua chiesa. Dove abbia ottenuto quel materiale fotografico in piena guerra è un po’ un mistero. Come un altro mistero è dove gli elettricisti prigionieri nel campo trovarono il materiale per riuscire a costruire una radio, “Dio solo lo sa”.

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Foto recuperata su un giornale inglese dell’epoca (data luglio 1943),scattata proprio nel P.G. 70,credo proprio sia quella a cui si riferiva Bert nella biografia!La descrizione recita:un allegro gruppo prigioniero a Monturano. Il campo ha un’eccellente biblioteca e i loro membri dicono di essere abbastanza soddisfatti del proprio trattamento.Vedi APPENDICE [1]
Altre foto scattate nel campo:

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Una grassa e gioviale guardia italiana agì come interprete del campo. Era sempre in giro all’ascolto, per riferire poi quello che aveva sentito al comandante. Ammise apertamente che se voleva qualsiasi notizia di guerra poteva girare per il campo e raccogliere le informazioni da svariate persone. Organizzammo così delle trappole proprio per lui, assicurandoci che avesse sentito, e dicendo delle stupidaggini – “Rivolta scoppiata nel bel mezzo della notte”, o “Invasione scoppiata a Essex ”. Ottenne che non poté più fidarsi di niente di ciò che avrebbe sentito.

Ogni mattina e sera dovevamo sfilare per l’appello nominale. Tutti i gruppi dovevano allinearsi in una doppia fila, con le guardie che contavano ogni gruppo e poi sarebbero stati contati i malati nei letti e aggiunti agli altri. Se veniva fuori un numero sbagliato, l’intero processo doveva essere ripetuto. Al nostro sergente maggiore sarebbe piaciuto essere incaricato a noi quelle mattine. Una volta disse: “Ho una notizia per voi tutti, gli yankee hanno fatto un atterraggio sul lato ovest d’Italia, Parata respinta “, – in mezzo a enormi applausi.

In questo periodo una serie di circa cinquanta australiani arrivarono e furono messi tutti insieme in uno degli edifici più piccoli. Il comandante del campo, un anziano italiano, usava pavoneggiarsi fuori dal campo con un grande gatto bianco, di cui era evidentemente eccessivamente affezionato dal modo in cui ci giocava. Improvvisamente scomparve e tutte le guardie si misero a cercarlo, ma non fu mai trovato. Dovevano essere passati circa tre mesi, da quando gli australiani erano stati trasferiti fuori dal campo, che io e il mio compagno decidemmo di fare un giro attorno all’edificio dov’erano gli australiani per cercare di scroccare qualcosa che sarebbe potuto essere stato utile. Ne uscimmo neri di pulci e dovemmo correre immediatamente al lavatoio. Durante la pulizia trovarono la pelle di un gatto bianco sotto una delle cuccette. Il comandante era furioso, e per un po’ se la prese con tutti noi e rese la cosa davvero molto imbarazzante.

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Una sera alla lettura delle “notizie del Martedì”, fu letta una lettera scritta dalla madre di un nostro compagno che diceva qualcosa del tipo: “Sarà presto tutto finito, tuo cugino George è sulla sua via d’uscita”. Quella frase prese piede in tutto il campo. Divenne una sorta di passa parola e tutti dicevano, “Dov’è George”. Il suo nome era in mezzo a tutti i concerti e tutte le chiacchiere. Una mattina, il sergente maggiore dopo essere stati congedati dall’appello nominale, ci disse: “Prima di andare, ho una notizia molto grave da darvi”. Sono stati tutti ammazzati in silenzio e continuò dicendo: “Mi dispiace informarvi che non ho sentito ancora nulla di George”, poi ci respinse in mezzo a grosse risate. Accadevano anche cose del genere, piccoli incidenti, sollevavano i nostri spiriti e ci aiutarono a “tenerci in pista” – insieme naturalmente, ai pacchi della Croce Rossa. Eravamo lì da dieci mesi e da quel momento le guardie italiane erano divennero un po’ più amichevoli verso di noi. Se ci avvicinavamo al filo di confine, non ci minacciavano più di sparare. Sempre più spesso si trovavano insieme dei gruppi che parlavano tra di  loro. Sembrava che ci fosse qualcosa nell’aria. Poi arrivò un altro giorno che non dimenticherò mai.

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Qualcuno si precipitò a gridare freneticamente, “Tutte le guardie se ne sono andate!” e avevano ragione, erano andati tutti via .

Più tardi scoprimmo che l’Italia era stata sconfitta. Il nostro sergente maggiore ci consigliò di rimanere in campo fino al momento in cui gli yankee sarebbero arrivati, ma ci diede anche la possibilità di andare se ci sentivamo pronti e un “buona fortuna” se lo avessimo fatto. Nel nostro gruppo di sei amici di cui vi avevo parlato prima, si decise cosa fare tramite voto, e la decisione fu di partire mettendo tutto il cibo che avevamo in un pacchetto. Eravamo sulla costa orientale, gli americani venivano da Occidente, così decidemmo di colmare il divario camminando di notte, nascondendoci e dormendo durante il giorno. Fu così che uscimmo dal campo di prigionia PG70.

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Com’è oggi l’ingresso del PG70

Fu una grande sensazione essere di nuovo libero, anche se eravamo ancora in un paese straniero. Erano passati undici mesi in quel campo ed ora eravamo fuori dalla porta. Altri fecero la stessa cosa, ma la maggior parte rimasero fermi, sapendo che c’era abbondanza di cibo nei negozi italiani. Ci dirigemmo a ovest e cinque miglia più tardi arrivammo a un fitto bosco in cui rimanemmo il primo giorno.

Ci muovevamo nell’oscurità, tenendoci lontani dagli allevamenti a causa dei cani, alla ricerca di un boschetto in cui dormire il giorno successivo. Avevamo solo due coperte, dormivamo rannicchiati insieme per scaldarci, e avevamo già esaurito la maggior parte del nostro cibo. La notte successiva capitammo nei pressi di una fattoria e riuscimmo a razziare un tumulo di patate, riempiendo tutte le tasche disponibili. Poi ci rintanammo in una grande depressione, pensando che fosse stato più caldo rispetto al bosco. Rischiammo nell’accende un fuoco utilizzando del legno molto secco e nelle braci furono cotte le patate; mangiammo poco tenendo il resto per i pasti successivi.

La terza notte stavamo camminando a piedi lungo la strada quando dei fari vennero verso di noi – ci mettemmo di soppiatto nel fosso sulla strada fino a quando i veicoli passarono. Fu proprio come nei film! Ci dirigemmo verso il bosco, con uno di noi di guardia ad osservare il traffico fuori, mentre gli altri dormivano. Piovve quasi tutta la notte, bagnandoci miserabilmente. Finimmo in un campo di grano, o in un campo di qualcosa che sembrava mais – poi uscì il sole e ci asciugò. Mi ricordo che era la quarta mattina e tutti noi eravamo in un profondo fossato al lato di una strada. Mi svegliai da una scossa di un mio compagno che sussurrò, “sopra le righe”. C’erano una dozzina di carri armati e camion tedeschi, tutti fermi. Ci mantenemmo bassi cercando di coprirci con le foglie. Alla fine, nel pomeriggio sentimmo delle voci e dei passi venire verso di noi – quattro soldati tedeschi ci stavano guardando.” Rouse, Rouse “, gridavano – come strisciammo fuori ci spinsero in uno dei loro camion.

    (La vita dietro il filo,traduzione di una parte della Biografia Life “behind the Wire” in onore del soldato inglese Bert Richings,per la prima volta in italiano da wartimememoriesproject. Traduzione,rielaborazione,ricerca,approfondimenti storici e raccolta di materiale fotografico recente e passato a cura di Michele Paoletti )

APPENDICE [1]:

CAMPO P.G. 70,P.M. 3.300 MONTE URANO,I PRIGIONIERI DI GUERRA (LUGLIO 1943)

“Tutti i capannoni del campo sono ora occupati e ci sono circa 7000 prigionieri di guerra.L’edificio centrale è utilizzato come cappella,scuola e stanza ricreativa.La sistemazione è adeguata nonostante l’acqua fornita risulti essere insufficiente.Il nuovo serbatoio non è stato ancora completato.Le docce installate sono ancora sotto le tende ma verranno trasferite negli edifici.Il posto per asciugare i vestiti non è stato ancora fornito e le riparazioni in cucina sono di carattere temporaneo.Gli utensili per mangiare sono scarsi ma quelli nuovi sono stati ordinati.C’è una buona libreria nel campo e i corsi di studio sono ben organizzati.Ho visitato anche il vicino ospedale civile dove sono presenti 20 pazienti del campo(mi hanno comunicato di essere abbastanza soddisfatti del trattamento,la visita è stata fatta a Marzo)”

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APPENDICE [2]:

SI CERCANO GLI ALLEATI IN ITALIA,LE BOMBE COLPISCONO UNA NAVE A LIVORNO(FONTE: Giornale Evening Chronicle Martedì 22-06-1944 ma la notizia viene riportata anche dal Daily Mail)

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Notizia del Daily Mail 22-06-1944

La radio algerina oggi riferisce che Camerino e l’Umbria sono state conquistate dagli alleati.Oggi gli alleati hanno comunicato che le truppe dell’ottava armata si stavano avvicinando a questi luoghi e che si trovano nella parte Nord-Est di Foligno.La notizia è stata divulgata da un portavoce al quartier generale delle forze alleate dopo aver emesso il comunicato.Il portavoce riferisce che le truppe che ieri conquistarono Fermo spinsero per parecchie miglia fino al villaggio di Adagio (Ovvero?Alcuni nomi di città furono storpiati,verificheremo a quale città si riferivano).Nel settore Adriatico le truppe italiane del corpo di liberazione (i partigiani) presero parte in avanzate spettacolari anche su paesi molto difficili.

AVANZATA NEL SETTORE ADRIATICO

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Oggi gli alleati del Mediterraneo hanno dichiarato di seguire l’operazione di terra chiamata Reuter:

  • Nella costa adriatica l’avanzata alleata aveva raggiunto Fermo.A nord-est di Foligno,le truppe dell’ottava armata stavano raggiungendo Camerino e Nocera Umbra.
  • Un’avanzata limitata si stava invece portando avanti a nord-est di Perugia e in vicinanza del Lago Trasimeno.
  • Sull’autostrada 1 e 73 le truppe della 5° armata sono ora a 15 miglia a nord da Grosseto.

Fermo è sulla costa adriatica nella parte interna,a circa 5 miglia da Porto San Giorgio,dove i tedeschi hanno recentemente riportato il loro comando.

LA 5° ARMATA SI SCONTRA CONTRO I RINFORZI DEL NEMICO

Le truppe inglesi stanno continuando a spingere lungo tutti i fronti italiani,forzando i tedeschi ad abbandonare città dopo città.L’ultima città caduta è stata Grottamere (Grottammare) sull’autostrada costiera a circa 4 miglia a nord da San Benedetto sull’area dell’ottava armata.La più grande avanzata sta per essere fatta proprio su questo fronte.Le truppe nel settore centrale montano sono a 4 miglia oltre Perugia.Sul fronte della 5° armata,le truppe stanno affrontando una dura opposizione dal nemico che è stato rinforzato sul fianco ovest.La 5° armata tuttavia sta ancora avanzando e ha catturato Monte Pescali (Montepescali,frazione del comune di Grosseto) dominando l’autostrada 1 e 73.

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