I mostri del mare Adriatico


Un viaggio alla scoperta dei mostri del mare:i giganti perforatori.Il campo ad olio di Santa Maria a mare è ubicato tra le città di Porto Sant’Elpidio e Porto San Giorgio, si sviluppa:

concessione B.C. 7.LF.jpg

tabella produzione gas naturale Fiume Tenna.jpg

La scoperta risale al 1974. I pozzi, raggruppati in quattro Cluster, sono collegati con flowline (condotta a terra) da 4” alla vicina centrale di trattamento, stoccaggio e spedizione di Maria a Mare.

centrale Edison Maria a Mare.jpg

Il campo è stato avviato alla produzione nel settembre 1975. Dopo un periodo di inattività protrattosi per circa 15 anni, nella primavera del 2013 è stata ripristinata la produzione di due pozzi. I restanti pozzi sono stati chiusi minerariamente.(FONTE:link alla fonte)

cartina zona B Mare Adriatico.jpg
FONTE: link alla fonte

Scheda tecnica

  • Luogo:
    Fermo, Marche (FM)
  • Tipologia:
    campo on-shoreoff-shore
  • Produzione giornaliera:
    circa 170 barili/giorno
  • Situazione erogativa:
    attualmente in produzione
  • Numero di pozzi:
    11 (di cui 2 produttivi, 2 di iniezione e 7 chiusi minerariamente)
  • Operatore:
    Edison (96,25%) – GPI (4,75%)
  • Inizio produzione:
    1975
  • Trattamento e stoccaggio:
    Centrale Edison di Maria a Mare

Adesso andiamo a vedere invece la posizione e le coordinate delle varie piattaforme sparse lungo una parte della costa adriatica (Fonte:link alla fonte).Abbiamo:

  • Civitanova: 2 piattaforme
  • Porto Sant’Elpidio: 2 piattaforme
  • Porto San Giorgio: 4 piattaforme
  • San Benedetto: 7 piattaforme
  • Giulianova: 4 piattaforme
  • Pescara: 5 piattaforme

Porto Sant’Elpidio:

Piattaforma Mormora 1-4

La Mormora 1-4 si trova a circa 7 km dalla costa.

Piattaforma V.G.M. 1.jpg

La V.G.M.1 si trova a circa 10 Km dalla costa.

Tracciando il collegamento tra tutte queste piattaforme da Civitanova a San Benedetto si ottiene il seguente grafico:

piattaforme nell'Adriatico .jpg

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Travel Blogger per un giorno a Porto Sant’Elpidio [parte 2]


Il fulcro centrale di tutto il discorso era scoprire il genere femminile a Pse (Porto Sant’Elpidio) godendosi ogni angolo selvaggio rimasto incontaminato[link parte 1]. Lo spirito di avanscoperta stava cedendo,mentre le gambe erano abbastanza allenate da incitare la parte razionale a non arrendersi e proseguire in avanti verso nuovi lidi ancora sconosciuti.

wp-1472482488482.jpg

I legni trasportati dalla forza mai arrendevole del mare avevano creato un paesaggio semi desertico come se quei grossi ceppi incastonati tra loro e diventati parte integrante della sabbia fossero stati dei grossi animali smembrati dalle iene,divenuti carcasse e lasciati in balia del nulla (di seguito piccolo spazio bianco per dare l’effetto del nulla).

In lontananza la piattaforma di petrolio creava un po’ di sconcerto,i miei occhi che volevano perdersi nell’infinità,della riga dell’orizzonte che separava il blu ad elevato contrasto dal blu chiaro,erano in realtà stoppati da quella diamine di costruzione artificiale rossa a testimoniare l’incapacità umana di conciliarsi e vivere in simbiosi con la natura.Almeno coloratela di blu per mimetizzarla suggeriva la parte più irrazionale di me,ma poi subito dopo la ragione la redarguì motivando il colore rosso per ovvie ragioni,non tanto ovvie alle capacità cognitive del cuore.Il sole era dietro le mie spalle,e tra me e le mie spalle tante belle nullità. Di tanto in tanto con lo sguardo periferico osservavo la mia ombra longilinea sulla battigia camminare libera e felice,mentre io faticavo con le mie nike running a rimanere in superficie affondando nel miscuglio di sassi e sabbia che sembravano voler intrappolarmi proprio come quei tronchi bagnati dall’acqua. Proseguendo verso nord il paesaggio era sempre più “nature” e qualche pescatore scapestrato con le reti verdi in mano faceva dei rituali strani a me ignoti chissà se per invocare gli Dei come nell’antichità,prostrarsi a loro per una pesca abbondante o per lanciare le reti in lontananza,fatto sta che proseguii dritto per la mia strada(ignota).

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Ero giunto al capolinea di Porto Sant’Elpidio (piccola parentesi,senza essere sconcertato dal fatto che Porto Sant’Elpidio non ha un porto,mi aveva sempre colpito,infatti la confondevo con Sant’Elpidio a mare che invece non ha un mare…bah) e scorgevo lo stadio di Civitanova.Le due città erano in realtà separate dal rigolo d’acqua del fiume che si riversava con molta calma in mare.Nessun ponticello di attraversata, nessun collegamento, ma una netta separazione naturale,come se l’uomo avesse volutamente abbandonato l’idea di unire le due città.

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L’imponente Monte Conero,sempre presente in lontananza timido osservatore silente e sempre più vicino ai miei sensori visivi,era in realtà ancora parecchio lontano alla mobilità delle mie gambe.Era giunto il momento di fare marcia indietro e ripercorrere a ritroso tutto il tragitto,il che era una cosa buona perché altrimenti avrei proseguito fino a sfinimento: quando le gambe sfidano la mente la mente sfida le gambe,e tutto viene portato al limite delle capacità psico-motorie.La presenza del genere femminile era assente anche qui e forse era questo il motivo di così tanta calma??Col sole sempre più basso e il passo sempre più spedito la via del ritorno diveniva una meta ambita dalla testa ai piedi passando per le rotule stanche,dato che la passeggiata aveva stimolato la vescica,la fame,la stanchezza,il rammarico,per non parlare della voglia di acqua fresca rigorosamente gassata con una fettina di limone.

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