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Smart working: assolutamente giusto ma relativamente sbagliato

Smart working: assolutamente giusto ma relativamente sbagliato

Molti si sono chiesti perché prima non si facesse smart working o fosse molto limitato. La risposta è abbastanza semplice: meno spostamenti = meno consumi. Se lo smart working è comodo sotto molti punti di vista, cozza con il principale aspetto della società moderna: far muovere i soldi. Se non prendi la macchina per andare a lavoro non consumi benzina che mantiene benzinaio ed i fornitori, se non prendi l’autobus non fai il biglietto che mantiene l’autista, i costruttori d’autobus, i fornitori di servizi. Non vai a mangiare fuori e scontenti quindi i ristoratori, e così via… Lo smart working non è stato mai implementato proprio perché va contro il mantra dell’occidente basato su consumismo e globalizzazione. La velocità e la quantità sono variabili fondamentali nelle economie globalizzate: più il denaro si muove velocemente e su grandi volumi e più il modello consumistico funziona. Ecco quindi che la contrazione degli spostamenti provoca effetti fortemente negativi proprio per come è stata costruita la società e per come la società si è “evoluta” (le virgolette hanno un significato ben preciso volto a mettere in dubbio l’evoluzione) . Se alla base di una società vi sono i consumi nel momento in cui togli i consumi la società crolla sotto il peso del vuoto etico. Da questo punto di vista lo smart working è fortemente negativo non perché lo sia in termini assoluti ma perché in termini relativi per come ci siamo sviluppati determina una contrazione dei consumi e di conseguenza l’effetto domino. Allora? Allora bisogna rivedere il modello di sviluppo che è totalmente fallimentare in quanto si basa sul forte consumo di risorse. Bisogna attivare tutte quelle politiche volte al riuso, alla riconversione, all’economia circolare. Solo cambiando il modello possiamo evitare che in futuro si possa crollare di nuovo. Il mondo è sbagliato, tutti ne sono consapevoli, ma nessuno è disposto a cambiarlo. Il problema è proprio questo, il “modello Ferragni” ci seppellirà. Gli artisti, i filosofi, i pittori, gli scultori, i pensatori, che tenevano alto il pensiero sociale positivo sono stati inghiottiti e seppelliti dalle agenzie di comunicazione e marketing. Oggettivamente uno che chiama il comico Antonio Lo Cascio lo fa per ciò che dice, perché crede in quello che dice o perché gli riempie la sala? Una volta parlando con un dj che secondo me faceva un’ottima musica mi disse che era deluso perché le discoteche con cui lavorava gli chiedevano di riempire tavoli e portare gente. E spesso chiamavano il dj più seguito che faceva musica di merda. Il problema è proprio questo: la quantità ha superato la qualità. Oggi vogliono tutti quantificare mentre bisognerebbe qualificare. La quantificazione ha effetti di breve periodo ma è poco credibile mentre la qualificazione ha effetti molto più importanti ma di lungo periodo. Ecco perché un operaio qualificato ti costa molto di più per ammortizzarlo rispetto ad un operaio “quantificato”. Se vogliamo continuare a perseguire il modello quantitativo ci ritroveremo sempre con problematiche legate alla superficialità dell’involucro, sempre più persone che ti vendono la pessima cremina su Instagram solo per quantificare la loro esistenza incentrata a stappare in diretta l’ennesima bottiglia di Champagne con la sciabola. Se investi in quantificazione come ha fatto YouTvrs che paga Sei Marchigiano Se per condividere gli articoli sulla sua pagina vuol dire che sei furbo, ti interessa la quantità e non la qualità, perché oggettivamente ad uno del genere che ha fondato la pagina copiando e importando video di altri non affideresti nulla, neanche il cane per andare a pisciare. Ma oramai vogliono quantità, a discapito della credibilità che piano piano viene rosicata dall’esagerazione immotivata. Un po’ come Studio Aperto che si complimenta con Mediaset per i risultati che ottiene: peccato che l’autoelogio non è credibile, come non lo è Berlusconi. Possiamo dire che la televisione di Berlusconi ha avuto un ruolo proattivo alla distruzione della qualità dell’informazione. E anche Mondadori di Marina Berlusconi che pubblica i libri degli influencer battesimati a Mediaset ha sputtanato l’editoria di qualità. Il messaggio fortemente negativo che hanno dato è visibile aprendo Instagram: culi, tette, pecorine, tette rifatte, bocche rifatte, culi rifatti, culi rialzati, silicone a quantità industriali, botulino a non finire. Dopo come fai a non iniziare a rivalutare la cultura araba orientale? Se è vero che il libero arbitrio non può essere confinato va almeno indirizzato nella retta via. Tornando a Milano, tutte le società riconducibili a Berlusconi hanno lavorato con l’unico scopo di incrementare il profitto senza qualità, e oggi vediamo i risultati. Scusate questo excursus fuori tema, ma nessuno vieta di farlo quindi lo abbiamo fatto. Riassumendo in sostanza le idee di pensiero sono due: quella quantitativa, basata su monetizzazione rapida, contenuti di bassa qualità, esagerazioni, spam, network, cringe e quella qualitativa basata su monetizzazione lenta, progetti di lungo periodo, targettizzazione, alta qualità, onestà, realismo, alta formazione. Fate la vostra scelta.

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