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Porto Sant’Elpidio – Città d’amare

Porto Sant’Elpidio – Città d’amare

La città di Porto Sant’Elpidio si trova lungo la costa del territorio fermano, nella regione Marche. Un preciso progetto urbano di restyling ha dato di recente un nuovo volto al centro della città. Sulla Piazza Garibaldi campeggia l’elegante facciata Liberty dell’auditorium Beniamino Gigli. Comode panchine e giochi d’acqua, oltre che un’ ampia e nuovissima area giochi, rendono la piazza il luogo ideale per il passeggio e l’incontro di giovani e famiglie. Nelle immediate vicinanze, graziose botteghe ed accoglienti locali costeggiano le vie Principe Umberto e Cesare Battisti, dove fermarsi per un aperitivo, consumare un’ottima cena o gustare una birra artigianale.
Ogni anno il 1° Maggio va in scena una delle più grandi manifestazioni della regione con eventi lungo tutto il lungomare che viene chiuso alle auto. Nella parte più a Nord della spiaggia dopo la playa de Cococciò potete ammirare il panorama più incontaminato e selvaggio perfetto per un relax senza nessun disturbo. L’immagine di anteprima fu scattata proprio in quel luogo.

La ciclabile (comune ciclabile con bandiera gialla)

Villa Barruchello

Villa Baruchello o Villa Fonteserpe è stata costruita nella seconda metà  del 1700; interessantissimo, per le numerose specie vegetali e per la loro importanza il Parco della Villa che, come tutti i parchi del periodo, è diviso in due parti: il Giardino ed il Bosco. Ad essa si accede attraverso un lungo viale di monumentali Lecci (Quercus ilex), alcuni dei quali però in cattive condizioni, per poi entrare nel Giardino vero e proprio. Non è possibile qui descrivere in modo dettagliato le varie specie vegetali in esso presenti e per questo si rimanda il lettore ad altre opere che, nel corso degli anni, hanno trattato della vegetazione della Villa; in queste righe sarà  utile sottolineare come siano molti i tipi di piante esotiche messe a dimora dai primi proprietari, in particolare diverse specie di Palme comuni, come la Palma delle Canarie (Phoenix canariensis) e la Palma Nana (Chaemerops humilis), meno comuni, come la Washingtonia (Washingtonia filifera) e molto rare come la Palma da Cocco (Cocos australianum). Ma non mancano piante di clima più temperato come il Cedro, presente in due specie: Cedrus libani e Cedrus atlantica; come il Pino, presente in quattro forme: Pino Domestico (Pinus picea), Pino d’Aleppo (Pinus halepensis), Pino Nero (Pinus nigra) e Pino Marittimo (Pinus pinaster) oltre naturalmente a tutte le specie più comuni e tipiche della zona mediterranea come l’Alloro (Laurus nobilis), il Platano (Platanus hybrida), il Cipresso (Cupressus sempervirens), il Tiglio (Tilia cordata), il Tasso (Taxus Laccata) ed altre ancora. Salita la scalinata delle Sfingi si entra nel Bosco che è quasi completamente formato da Lecci, anche se ogni tanto si incontrano esemplari isolati di Platano, di Tasso, di Roverella (Quercus pubescens), di Cipresso delle Paludi (Taxodium distichum), di Pino d’Aleppo, di Abete Rosso (Picea eccelsa), di Pino Domestico, di Tiglio, per citare i più importanti. 
Infine, molto interessante è la presenza nella Villa di diverse sorgenti d’acqua, acqua che è stata storicamente sfruttata nei secoli dalla popolazione e che sicuramente collega la zona dove è situata attualmente la Villa alla zona archeologica di Sprofondati Marina posta solo alcune centinaia di metri a Sud-Ovest.

Santuario Santa Maria della Corva

Il nome sembrerebbe derivato dalla parola “curva” che si riferisce alla forma del crinale sul quale è situata la chiesa; ma in alcuni documenti antichi essa è ricordata come chiesa rurale della Corba, dedicata in origine a S. Giovanni Battista.
L’edificio originale risale al XVI secolo (1548), ma venne successivamente rimaneggiato ed ampliato ad opera dell’Arcivescovo di Fermo Alessandro Borgia nel 1745. La facciata, rifatta nel 1904, è corsa da lesene e conclusa da un timpano. Nella chiesa, che all’inizio era una semplice cappella di campagna, eletta poi a Santuario Mariano il 21 giugno del 1958, si venera la statua di Maria SS. Addolorata, cui è legato un evento prodigioso verificatosi il 25 luglio del 1829. Durante la messa, infatti, nell’urna di legno, all’interno della quale era custodita la statua, a sinistra dell’altare maggiore si udì un rumore, si vide aprire lo sportello e venire in avanti le braccia della Madonna, che erano incrociate sul petto.
Si gridò al miracolo e il fatto attirò moltissimi fedeli. Da allora il santuario è meta di pellegrinaggi dai paesi vicini. Il 15 Settembre, giorno dell’Addolorata, si celebra la festa del santuario.

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