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Monte Urano e l’Horror Festival: la rivolta degli zombi

Monte Urano e l’Horror Festival: la rivolta degli zombi

A Monte Urano sale la protesta degli zombie che davanti al Cineteatro si riuniscono per manifestare contro la chiusura dell’Arlecchino. Un lockdown (giusto per rimanere nel vocabolario inglesizzato dell’attualità) che si protrae dal 2016. Gli zombie non ci stanno, sono stanchi delle instabilità strutturali (e non solo), che hanno colpito altri edifici pubblici come la scuola media G. Leopardi. Soldi e soldi buttati negli anni nel vecchio e fatiscente stabile dove entravano i piccioni e quando si saltava traballava il pavimento (testato a suo tempo, quando Marconi dettava legge; a proposito mi ricordo anche la scritta zona Pisciarellu “Marconi te sci magnato tutto” o roba simile).

Un altro termine molto in voga a livello nazionale è quello di classi pollaio. Dall’osservazione dei polli si possono osservare aspetti comportamentali che si riflettono anche nella nostra società. Negli allevamenti intensivi (da dove prende il termine negativo classe pollaio) i polli sono ammassati, privati dei loro spazi personali. Quello che succede è che iniziano a modificare il loro carattere che diventa sempre più aggressivo manifestando così la necessità di sottomettere il più debole a colpi di beccate. I galli acuiscono l’istinto di sopravvivenza, cosa che non accade per i polli ruspanti che avendo il loro ampio spazio e cibo distribuito vivono una vita sana, alla luce del sole, senza stress, con articolazioni perfette e senza alterazione caratteriale. A proposito quando ho preso i galli di due mesi erano già molto grandi. All’inizio non sono praticamente usciti mai dalla loro casetta poiché non erano abituati allo spazio libero e alla luce del sole, probabilmente non sapevano neanche esistesse. Inoltre appena hanno iniziato a prendere confidenza e a muoversi liberamente erano goffi, camminavano male a causa dell’eccessivo sviluppo in poco tempo (chimica somministrata) che non permetteva loro una formazione articolare ben stabile in grado di sopportare l’eccessivo peso. Ecco questo è quello che ho visto nei polli con i miei occhi. Il rapido accrescimento è necessario nel commercio per vendere quanto prima la merce ed ottenere un maggiore profitto. Un profitto che poi si ripercuote anche sulla salute delle persone e l’AIRC mi manda i giornalini per la ricerca sul cancro. Iniziate ad abolire gli steroidi animali ed i pesticidi, poi vediamo che succede (ps la notizia di pochi giorni è che la Bayern è stata “bastonata” per il RoundUp, l’erbicida cancerogeno della Monsanto, società acquisita da Bayern nel 2018. Sembra abbia patteggiato per 10 miliardi di dollari. Approfondite da voi). Chiusa parentesi.

Monte Urano Horror Festival

Ecco quindi che quando si chiudono i luoghi della cultura, del sapere, del pensiero e della socializzazione sorge un problema: il posto della cultura viene preso dal tabagismo, dalla droga, dall’alcolismo, dal vandalismo, dalle sale slot e centri scommesse, dai sistemi anti-cultura. È questo quello che si vuole? La cultura deve riprendersi i suoi spazi e non deve essere né politicizzata né a gestione familiare, altrimenti si chiamerebbe in altro modo. Ma questo focus è un vizietto diffuso e riguarda anche i cugini di Sant’Elpidio a Mare il cui assessore alla cultura utilizza in maniera impropria la sua carica politica per sponsorizzarsi come “social book esperta” e vendere i suoi libri, auto-promuovendosi sulle pagine Facebook della Biblioteca e/o Comune. Di qui un altro aspetto importante su cui disquisire: l’utilizzo delle pagine Facebook di rappresentanza pubblica per condividere i profili privati, una pratica di grande scorrettezza etica e professionale che andrebbe regolamentata nei consigli comunali. Insomma rivestire una carica pubblica per fare i propri interessi personali sembra essere un virus per cui non esiste cura. Ma fortunatamente esiste Seremailragno.com.

Ora la domanda che qualcuno si può porre è se questo sia del populismo gratuito. Qualcuno dirà il solito grillino, qualcun altro è arrivato l’invidioso che si fa i film mentali ma vai a Hollywood, fai miscugli col pane e pretendi che esca fuori un minestrone e via dicendo (quando tocchi certi argomenti, si scatena l’inferno. La giusta osservazione che io stesso avallo è che me devo fa li cazzi mia e tacere ma parlando di sistemi di pubblico dominio con finanziamenti pubblici li ritengo anche cazzi mia, ed in generale cazzi nostri. Mai dare nulla per scontato, io almeno parlo di cose pubbliche e non delle corna del paese come fanno in tanti dal parrucchiere. Le corna riguardano questioni private e non mi interessano anzi provo pena per chi assapora un certo godimento nell’infilzare il dito nelle piaghe altrui). Il populismo, secondo me, è un movimento culturale-politico di un gruppo di persone più o meno grande che si muove contro qualcuno per aumentare il consenso popolare. Il populismo non porta mai prima delle proposte perché ha pochi consensi, quindi prima porta rancore, acquisisce consensi e poi fa proposte. In tal senso questa riflessione non si può definire propriamente populista in quanto non si muove contro qualcuno ma contro qualcosa che è la stagnazione culturale sospinta anche dal malessere sociale (e sterilità social), rafforzata dalla chiusura dei centri culturali cardini del paese. Il pericolo della riduzione culturale è che i ragazzi possano affidarsi ai finti “guru” e “idoli” del web con la faccia scritta da tatuaggi satanici, capelli colorati, che pubblicano video in cui sniffano droga e corrono a folle velocità mentre si fanno un video su Tik Tok. L’imitazione è il più subdolo degli effetti negativi generati da questi strumenti digitali, sopratutto per le giovani menti. Va prima di tutto stabilità una cultura digitale che manca fortemente e non riesce a stare al passo dei bit proprio perché le arti filosofiche ed artistiche in generale sono state comprate dal commerciale per dare messaggi negativi ma molto più remunerativi. Oggi chi ha un’idea la prima cosa che fa è domandarsi come monetizzarla, magari affidandosi ad un’agenzia (“ognuno fa come se pare ok, è solo per disquisire un po’ “). Basta vedere le innumerevoli pagine satiriche in dialetto marchigiano che sono nate negli anni e che si sono convertite in hub di raccolta fan per fare spettacoli a pagamento: e tutti come zombie agli “spettacoli culturali” dove la lingua dialettale antica viene usata per i propri interessi remunerativi personali e non per un credo culturale tradizionalista (lo si percepisce lontano un miglio). Alla fine sono diventati tutti uguali con contenuti simili e assenza di originalità. Se si pone il focus sull’estetica del contenitore, prima o poi le persone si stancheranno perché capiranno il bassissimo livello di contenuto, e sospinte dalla voglia di novità cercheranno altro. Ogni riferimento a quelle che fanno le marchette nei ristoranti per mangiare a sbafo potrebbe non essere del tutto casuale. Cioè ma quanto può essere credibile una roba del genere? Eppure la gente abbocca, perché non pensa, non vuole pensare. E si ritorna al punto di partenza: mancano le scuole di pensiero, quelle che resero grande il Rinascimento. Vi stanno prendendo per i fondelli solo per la pura voglia di aumentare gratis l’indice glicemico, il colesterolo cattivo, ma anche l’invidietta di mangiare a sbafo un bel piatto di maccheroncini di Campofilone che tu magari non puoi permetterti perché sei un marchigiano emigrato a “Nuova York”. Spesso il contenuto è talmente basso e privo di originalità che si rincara la dose del contenitore, ed ecco le tette giganti in mostra che sballonzolano felici tra un finto sorriso deturpato dall’abbondante rossetto fucsia, una diretta in primo piano da film porno amatoriale e una voce stridulante che neanche il suono del campanello del Testimone di Geova di Domenica mattina può superare in insopportabilità. Voi direte, finito? No! Manca la ciliegina sulla torta: il suo figlio inconsapevole della sua immagine usata senza consenso sui social, perché come ben si sa le scimmie adorano la Ferragni e devono dimostrare al mondo che la loro vita frustrata è necessariamente meglio degli altri.

Tutto questo per giustificare una vignetta satirica senza lasciare troppo spazio all’immaginazione dell’osservatore. Si lascia invece al lettore la riflessione culturale sull’Horror Festival reale e non quello satirico da cui nasce la “contro-copertina”. La mia personale opinione non richiesta da nessuno è che deve essere vietato l’utilizzo di simboli atti ad offendere e dissacrare la fede cristiana, quali imitazioni di Bibbie, croci, abiti talari, ecc… Il Festival dell’Horror che tradotto letteralmente è la Festa dell’Orrore rappresenta un’adulazione all’oscurità, alle tenebre, alla morte. Una “festa” pagana, non appartenente ad usi&costumi tradizionali, che non fa parte né della storia né della cultura italiana, tanto meno di Monte Urano, importata dall’influenza asfittica della globalizzazione angloamericana. Della storia e cultura monturanese fa parte invece la Chiesa di San Michele Arcangelo dell’architetto Giovan Battista Carducci di Grottazzolina con le opere di Alessandro Ciccarelli, Ubaldo e Filippo Ricci, la piazza, i giardini pubblici, il palazzo settecentesco del comune che conserva i dipinti del Ludovico Spagnolini, il monumento ai caduti, la porta del sole (castello realizzato tra il XIII e XIV secolo), la torre civica (costruita tra XII e XIV secolo), la torre dell’orologio, la Chiesa di San Rocco, l’ex ospedale, la Chiesa di Santa Vergine del Carmello, la Chiesa di Santa Maria Apparente, la Chiesa di Santa Maria delle Nevi, la Chiesa di San Giovanni Battista, i personaggi e artisti storici come Carlo Contenti, Domenico Fantini, Cesare Celsi, gli Spagnolini, Arnoldo Anibaldi, Sandro Trotti, e moltissimi altri che si sono distinti in tutto il mondo per estro e bravura artistica [1]. La domanda è ok ci sono ma non se li caga nessuno rispetto al commerciale Horror, come renderli attrattivi? La risposta è con la rivalutazione e rivoluzione culturale che qualcuno prima o poi dovrà innescare. Dimenticare la storia significa dimenticare noi stessi. Che poi possiamo accogliere culture differenti questo è chiaro ma non debbono sovrastare la nostra come è accaduto in ambito culinario con il sushi. Sushi bar, sushi restaurant, sushi cocktail, tra un po’ ficcano il sushi al posto dell’Ostia. Bisogna ridestarsi (non posso usare la parola svegliarsi perché ha acquisito un alone negativo a causa dei mainstream e del giornalino la Torre di Guardia che i Testimoni lasciavano per avvisare sulla fine del mondo mai arrivata) dal torpore dell’influenza estera e rivendicare il nostro patrimonio artistico e culturale che è enorme. Questo è il compito della cultura. Fino agli anni 90′ veniva fatto ma negli ultimi 20 anni questo si è perso (eccezione degnissima di nota la mini guida del 2016 promossa dall’Associazione l’Alveare [1]).

POESIA – A MUNTURÀ

Eppure stu paese do so natu
Che tante ote lu so’ malidittu
Me da l’impressio’ che scia ffatatu
Lontano me ce sento tuttu affrittu
Appena me ciuturo verso l’Eta
O verso Tenna o Porto San Lupijo
Come sogna lo pa’ chi sta a dieta
Cuscì lu sogno e quasi me lu mmijo
Non ci sta cosa eppure ci sta tutto
Venché ce troo chi non me po’ vedé Odi,
rancori, offese, in aria vuttu
É sempre Patria mia; je vojo vé
(CARLO CONTENTI) [2]

Riferimenti

[1] Monte Urano, viaggio attraverso la storia, l’arte e i suoi personaggi, 2016. A cura di C. Vallesi.

[2] Guida turistica anni 90′

Ogni commento, insulto, o altra vostra manifestazione di disapprovazione è ben accetta, siate liberi di esprimervi sotto all’articolo. Questo scritto rappresenta una mia manifestazione di libero pensiero e pertanto può essere o non essere condivisa. La Costituzione riassume in forma più elegante e coincisa ciò che io ho estrapolato.

Art9 della Costituzione Italiana– La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica [33-34]. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. 

Art. 21 della Costituzione Italiana – Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Arti. 33 della Costituzione Italiana – L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

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