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Le telefonate nelle “Marche sporche”: l’interlocutore

Le telefonate nelle “Marche sporche”: l’interlocutore

La terminologia “Marche sporche” identifica la parte Sud della Regione Marche dove si sente la vera tradizione regionale, dove i dialetti non hanno influenza romagnaola e cambiano nel giro di pochi chilometri. Nelle “Marche sporche” le usanze la fanno da padrone o almeno fino agli anni ’90 erano prevalenti. Il termine sporco identifica il lavoratore marchigiano che si sporca le mani facendo lavori usuranti e legati ad un ceto sociale di certo non borghese, che si riflette nella dielettica sporca, ricca di termini locali. Un particolare di questi luoghi sono le chiamate telefoniche che non seguono alcuna linea logica o netiquette telefonica.

Telefonate nelle Marche sporche:
• Loro: <<Aoh, uhhh>>
(Parenti stretti ed amici dei miei non si identificano mai, pretendono che tu li riconosca da suoni onomatopeici)
• Io: <<Pronto chi è?>>
(Chiedo sempre l’identificazione dell’interlocutore)
• Loro: <<So io! Non me rconosci?>>
(Se la prendono perché non li hai riconosciuti ed invece di identificarsi continuano imperterriti. Come direbbe Sordi nel marchese del grillo io so io e voi non siete un cazzo)
• Io: in silenzio
(Aspetto di capire chi sono)
• Loro: <<Do sta pardo e mammata?>>
• Loro: <<Quanto va azato la jia?>>

Nelle “Marche sporche” funziona così, sappilo.

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