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Cerchiamo personale di sala, baristi, aiuto cuochi, lavapiatti e bagnini – Le offerte di lavoro in Italia non incontrano la domanda

Cerchiamo personale di sala, baristi, aiuto cuochi, lavapiatti e bagnini – Le offerte di lavoro in Italia non incontrano la domanda

Chiunque in giro cercano camerieri, barman, baristi, cuochi, bagnini, aiuto cuochi, lavapiatti e personale generico per la stagione estiva ma non li trovano. Viene da domandarsi il perché? Come sia possibile che l’offerta e la domanda non riescano ad incontrarsi o facciano così tanta fatica a venirsi incontro. Le motivazioni possono essere molte ma il primo aspetto che sicuramente fa drizzare i capelli è che il sistema di collocamento del personale o non funziona o sembra che pochi lo usino perché scoraggiati, motivo per cui le aziende scrivono il post su Facebook per cercare personale e non contattano gli uffici di collocamento come sarebbe più logico fare. Manca un’infrastruttura veloce, aggiornata, funzionale e funzionante che metta in diretto contatto la domanda con l’offerta al fine di ridurre le perdite di tempo che si possono ripercuotere in maniera molto grave sul sistema economico/turistico/ricettivo. Ecco allora che l’azienda preferisce utilizzare la piattaforma americana molto performante dal punto di vista della velocità e del numero di utenti che può raggiungere in poco tempo. Le piattaforme social stanno dominando il palcoscenico della comunicazione, del lavoro autonomo, dell’imprenditoria con tasse molto più accomodanti rispetto a quelle a cui è costretto a pagare un lavoratore autonomo con partita iva. Le economie di scala del libero mercato sono perfide!

Il COVID: come è cambiato il mercato del lavoro?

La seconda questione è che il post-covid ha in qualche modo modificato il modo di lavorare, le abitudini, l’umore delle persone, il rapporto con la tecnologia. Il lavoro ha subito una spinta digitale mai vista ed oramai molti giovani sono diventati “in-dipendenti” dall’azienda americana Onlyfans. Vendere video ed immagini del proprio corpo è più flessibile, molto più remunerativo e meno oneroso di una stagione estiva, senza dimenticare la possibilità di avere Sabato e Domenica liberi che per i giovani è sacro al fine di non perdere i rapporti con le proprie amicizie. Vedere i propri compagni divertirsi mentre si lavora è vero che non è gratificante ma fa parte della vita di cui non si possono avere solo rose e fiori.
Il lavoro stagionale ha avuto sempre delle problematiche che non sono state mai risolte e che ora vengono a galla con più foga: la mancanza di stabilità economica, la mancanza di stabilità di ore lavorative, la mancanza di rinnovo del contratto, ecc. Il lavoro stagionale è stato sempre così tra fuori busta pagati a nero, voucher, sforature degli orari di lavoro, contratti poco chiari, ecc. Allora i giovani che si affacciano al mondo del lavoro preferiscono le strade alternative che il digitale ha portato nel loro percorso di vita, spesso ispirati a modelli con il volto tatuato, i denti d’oro e le pistole nella Gucci.
Benvenuti nella nuova era dell’astrattismo dei bit! Se vostra figlia esce di casa completamente firmata io una controllatina ad i suoi account la darei visto che con qualche posizione a pecora si guadagna di più che servire per 6 mesi la pecora arrosto. Come si dice da noi: “Tira più un pilu de f..a che un carru de buoi”, ed i dati confermano il detto popolare più antico del mondo. Ma ricordatevi: “la cosa facile e la cosa giusta non sono mai la stessa cosa”.
Insomma la vecchia guardia sta a sghignazzare osservando il cambiamento che ha portato le stesse aziende ad attapirarsi, domandandosi il perché non trovano più il personale giovane, motivato e preparato.
PS: un ultimo aspetto è l’affiancamento che permetta di imparare il mestiere con cui l’alternanza scuola-lavoro ha cercato di rimediare alle lacune passate. Come si può cercare personale giovane con esperienza se non viene fatta fare a loro l’esperienza sul campo? Per non avere questi problemi l’azienda dovrebbe anche avere una visione a lungo termine che però viene totalmente impedita da pandemie, tessere verdi, bolkestein, tasse, aumenti dell’energia che non permettono di ragionare nel futuro ma solo nel presente. Quindi di chi è la colpa? Spesso si da la colpa alle nuove generazioni senza essere capaci di mettersi nei loro panni; è così che la vecchia guardia si abbandona in frasi bullizzanti come: “Quissi cerca la fatiga e prega a Dio de non trovalla”, poi si scopre che sono pensionati e continuano a lavorare a nero evadendo le tasse e quindi facendo pesare il tutto sugli stessi giovani tanto criticati che forse la pensione non la vedranno mai (perché muoiono d’infarto prima di poterla assaporare). Non si è mai capita tutta questa cattiveria generazionale da dove derivi, forse dall’incapacità dei padri di dare la colpa a loro stessi per quanto riguarda il futuro dei figli.
In tutto questo è difficile trovare un colpevole tangibile ma la globalizzazione è sicuramente uno di quei nemici invisibili che ci mette sempre il carico nel nostro sistema di piccole e medie imprese, in un mondo con sempre più persone, sempre meno risorse, con squali affamati che vogliono diventare sempre più grandi a discapito dell’artigianato.

Influencer che si sfondano gratis al ristorante

E poi c’è la nuova categoria di lavoratori digitali: gli influencer. Gli influencer, molti dei quali costruiti con bot compra commenti, mentre si vanno a sfondare nei miglior ristoranti per convincerti che pagare 200€ su un ristorante stellato dove magni la cacatella è giusto, portano aria di invidia e frustrazione nel lavoratore tradizionale. Perché anche tu alla fine vorresti essere lì a sfondarti gratuitamente, anzi vieni pure pagato, tra un raffinato sushi del c**zo dopato mediaticamente con fumo che non serve ad una beata mi**hia ed un piatto 100 volte più grande della pietanza che fa bestemmiare qualsiasi lavavapiatti del mondo, qualsiasi Greta Thunberg, qualsiasi bambino africano nato nel posto sbagliato. Poi dopo appendono il cartello: cerchiamo lavapiatti, sti grandissimi cazzi, fateli lavare agli influencer! Tutta questa apparenza mediaticamente dopata ed ostentata sui social si scontra spesso con una realtà ben diversa dove arrivare alla fine del mese può ormai definirsi un’impresa di sopravvivenza tra costi energetici che lievitano e stipendi che non si alzano nemmeno con il viagra.

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