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C’era una volta il terzista italiano vittima della concorrenza sleale cinese

C’era una volta il terzista italiano vittima della concorrenza sleale cinese

I cinesi hanno sostituito gli Italiani nella propria patria a colpi di concorrenza sleale, dumping economico, illegalità, sfruttamento della manodopera (spesso irregolare) che hanno portato ad un’inesorabile avanzata dei laboratori cinesi in tutti i distretti del Made in Italy. La statistica smentisce impietosamente l’ipocrisia dei committenti che fingono di non sapere perché i terzisti cinesi ai quali affidano la propria merce sono rapidi, flessibili, concorrenziali. Lavorano di continuo nelle loro fabbriche dai vetri oscurati dove la luce artificiale impedisce che gli occhi possano evadere nella luce solare dei finestroni. Quando le forze dell’ordine si ricordano di effettuare un controllo nelle aziende “artigianali” cinesi, riscontrano almeno una delle seguenti irregolarità: impiego della manodopera in nero, riduzione in schiavitù di clandestini (che arrivano a debito dalla Cina e lavorano per ripagarsi l’indebitamento nei confronti dei parenti garanti), violazione delle norme sulla sicurezza dei lavoratori, evasione contributiva e ovviamente fiscale, utilizzo di materiali tossici. In questi anni è aumentata a dismisura la concorrenza straniera causata dalla delocalizzazione (nei luoghi dove il costo del lavoro ed i diritti sociali sono minori) e quella dei cinesi. Nel settore pelli calzature dal 2001 al 2012 le imprese individuali cinesi sono aumentate da 30 a 205 mentre hanno chiuso bottega 90 imprese artigiane italiane. Le aziende calzaturiere sono state tra le più colpite e la regione Marche ne ha risentito, anche a causa dell’incapacità di innovazione figlia di una mentalità chiusa tipica del capo fabbrica.
La concorrenza sleale cinese ha creato danni devastanti alla nostra economia basata sull’artigianato di alta gamma. Ha ridotto i prezzi, ha abbassato la qualità aumentando la quantità. I cinesi non si integrano nelle comunità dove piombano. I cinesi hanno la loro rete. Si è sempre parlato dell’immigrazione africana ma di quella cinese che ha distrutto l’economia quasi un silenzio tombale.
Il Coronavirus di questo 2020 dimostra l’ipocrisia dell’informazione. Tutti a fare gli impietositi nei confronti dei ristoranti cinesi semivuoti. Ma quando facevano chiudere le aziende artigianali locali italiane a colpi di concorrenza sleale dove eravate? Dove cazzo eravate? Spiegatemelo. Allora non siate ridicoli. Le trasmissioni e i titoli pro ristoranti cinesi fanno parte di un populismo clickbait di nessuna utilità e privo di equità. È questo che genera razzismo, la mala informazione genera l’odio.
Il coronavirus sta ristabilendo quell’equilibrio che politica e giustizia non sono riuscite a mantenere contribuendo alle disparità etniche. -50% di fatturato in ristoranti cinesi può significare un +50% nei ristoranti italiani. La mia è una esternazione istintiva del tutto personale, nuda, istantanea, fredda, nazionalista, super discutibilissima. Siccome in questo blog posso dire quello che voglio, lo faccio e se non vi piace commentate con il vostro pensiero.

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