Prisoner of War (POW) in Italy [italian/english version]: state of art


This article is divided into two language part:

  1. First part in italian language
  2. Second part in english language

ITALIAN LANGUAGE

Avevo spedito un’email di cui mi ero completamente dimenticato ad un sito che raccoglie le memorie dei prigionieri di guerra per far aggiungere le informazioni storiche che avevo raccolto sulla loro pagina in modo tale che potessero essere d’aiuto a tutti. Questa è stata la risposta (dopo 9 mesi):

EMAIL TRADOTTA

Grazie mille per l’e-mail. Mi scuso se hai dovuto attendere molto per avere risposta. Per alcuni anni la gestione dei miei siti web Prisoner of War è stata interamente compito di una sola persona. Ora vengo aiutato nel rispondere alle e-mail indirizzate al sito web Lamsdorf.com, ma finora non ho potuto trovare alcun ausilio con l’Italia riguardo i prigionieri di guerra e altri siti web. Inevitabilmente cresce l’arretrato di e-mail senza risposta. Oltre a questo, dopo 17 anni, a causa della vecchiaia, delle considerazioni personali come la famiglia e la salute, ho deciso che devo ritirarmi dal progetto e consegnarlo (si spera) ad altri che condividono il mio stesso entusiasmo per questa area di ricerca storica. Penso che sia improbabile – e probabilmente poco saggio – aspettarsi che una persona assuma tutto il controllo, ed è per questo che spero di reclutare una squadra per assumere i vari compiti, in modo da ridurre il lavoro del singolo. Come ho detto, ora ho una piccola squadra che risponde alle e-mail per il sito web Lamsdorf.com, e non solo inviano risposte, ma inseriscono anche il sito web, i nomi e le informazioni POW che ricevono. Per favore fatemi sapere se volete unirvi a un team simile per gestire le email di Stalag.org. Sarò molto grato per ogni aiuto che viene offerto. Verranno fornite istruzioni complete. Nel frattempo, tutte le email di attesa saranno conservate fino al momento in cui possono essere elaborate. Un altro lavoro che mi piacerebbe consegnare è l’amministrazione del nostro gruppo Facebook:

https://www.facebook.com/groups/1098088790202648/

L’elenco completo dei membri del team che spero di reclutare è:

Curatore del Museo on-line di Prisoners of War (che sono io al momento)
al fine di supervisionare l’intero progetto e coordinare i manager e gli amministratori elencati di seguito.

Gestori e assistenti per ciascuno dei seguenti siti:
http://www.lamsdorf.com (concerning Stalag VIIIB/344 Lamsdorf)
http://www.stalag.org (concerning POWs in other German camps)
http://www.powsitaly.weebly.com (concerning POWs in Italian camps)
http://www.powsfareast.weebly.com (concerning POWs in Japanese camps)

Amministratori per questi gruppi Facebook:
• Stalag

• Stalag: Prigionieri di guerra 1939-1945

• Prigionieri di guerra in Italia

• Prigionieri di guerra in Estremo Oriente

(per il gruppo Facebook di Stalag VIIIB / 344 Lamsdorf POW, qualcuno ha già rilevato l’amministratore).

Se potresti essere interessato a dare un aiuto come descritto sopra, puoi scrivermi a: mail@lamsdorf.com. Se vuoi sapere come è stato avviato il progetto in primo luogo e come si è sviluppato, dai un’occhiata a questa pagina: https://www.lamsdorf.com/about-us.html
I migliori auguri,
Philip Baker


ENGLISH LANGUAGE

I had sent an email that I had completely forgotten to a site that collects memories of prisoners of war to add the historical information I had collected on their page. This was the answer (after 9 months):

ORIGINAL EMAIL:

The On-Line Museum of Prisoners of Wa

Thank you very much for your email. I do apologise if you have had a long wait for a reply.

For some years managing my Prisoner-of-War websites has been entirely a one-man task. I now have some help with answering the emails directed at the Lamsdorf.com website, but so far I have not been able to recruit help with the POWs Italy and the other websites. Inevitably the backlog of unanswered emails is growing.

As well as this, after 17 years, because of creeping old age, family and health considerations I have decided that I must retire from the project, and hand it on (hopefully) to others who share my enthusiasm for this area of historical research.

I think it is unlikely – and probably unwise – to expect one person to take on everything, and this is why am hoping to recruit a team to take on the various tasks that are involved, so that nothing becomes too much for anyone. As I have said, I now have a small team answering emails for the Lamsdorf.com website, and they not only send replies but also enter onto the website, the POW names and information that they receive.

Please let me know if you would like to join a similar team to deal with the Stalag.org emails. I will be very grateful for any help that is offered. Full instructions will be given of course.

In the meantime, all the waiting emails will be held until such time as they can be processed.

Another job I would like to hand over is the administration of our Facebook group:

https://www.facebook.com/groups/1098088790202648/

The full list of team members I am hoping to recruit is:

  • Curator of the On-Line Museum of Prisoners-of-War (that’s me at the moment)

to oversee the whole project and to co-ordinate the managers and administrators listed below.

  • Mangers and assistants for each of the following sites:

http://www.lamsdorf.com (concerning Stalag VIIIB/344 Lamsdorf)

http://www.stalag.org (concerning POWs in other German camps)

http://www.powsitaly.weebly.com (concerning POWs in Italian camps)

http://www.powsfareast.weebly.com (concerning POWs in Japanese camps)

to continue with the development of these sites and each maybe to build a team to assist with this.

  • Administrators for these Facebook groups:

Stalag

Stalag: Prisonniers de Guerre 1939-1945

POWs Italy

POWs Far East

(for Stalag VIIIB/344 Lamsdorf POWs Facebook group, someone has already taken over the admin.)

If you might be interested in giving some help as described above, you can email me at: mail@lamsdorf.com

If you want to know how the project got started in the first place and how it has developed, have a look at this page: https://www.lamsdorf.com/about-us.html

Very best wishes,

Philip Baker

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E la chiamano Intelligence


missile Tomahawk.jpg

Un missile Tomahawk (nome tecnico BGM-109) costa la modica cifra di 569.000$. Aggiungendo però qualche optional possono arrivare fino a 800.000$,secondo alcuni addirittura 1,6 milioni di dollari. Facciamo quindi due conti su quanto sia costato solo il comparto missilistico lanciato nell’attacco americano in Siria: sono stati sparati 59 missili Tomahawk,la sola spesa missilistica ammonta da un minimo di 59×569.000$=33.571.000$ ad un massimo di 59×1.600.000$=94.400.000$.Più bisogna aggiungere i costi dell’operazione in termini di navi,personale,ecc..Insomma 100.000.000$ di missili per distruggere 6 aerei.Roba che un camion faceva molti più danni.E la chiamano Intelligence.

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Ricordi di guerra nel fermano, il racconto di Armando Campofiloni


ricordi di guerra.jpg

Intro: i nostri territori sono intrisi di storia troppo spesso dimenticata nei meandri degli archivi impolverati. Guerre, lotte per la libertà, il senso di orgoglio e amor patria erano benzina che incendiavano lo spirito della battaglia. Quanti morti ci furono? Tanti,i civili e militari italiani rimasti uccisi furono 472.354. Era necessario? Forse. Vanno ricordati?Sicuramente. Dalla storia si dovrebbe imparare a non commettere gli stessi errori. Abbiamo imparato veramente? A sentir dall’aria l’odio sta tornando. È forse questa la natura dell’uomo? Comunque sia, la conoscenza di ciò che è stato va sempre tenuta a galla per tenere a bagno la coscienza dello spirito.

Armando Campofiloni racconta che i suoi fratelli e i suoi familiari erano dediti alla vita di mare e la pesca era l’occupazione principale della loro vita, il mare e le barche erano al centro dei loro interessi. Proprio loro trasmisero ad Armando la passione per quella vita marina e la capacità di dominare la forza del mare anche quando era in burrasca. Un giorno il maggiore Grenn gli fece una richiesta che lui accettò, ovvero concesse una delle sue barche agli alleati inglesi per un operazione di salvataggio di ex prigionieri di guerra, e questo fu notato e apprezzato da Bruno Leoni che divenne suo amico.

Il sergente maggiore inglese Alan Grenn era proprio uno dei diretti responsabili di questa operazione di salvataggio e gli era già stata concessa una delle barche da pesca quando nei primi giorni dell’aprile del 1944 con alcuni ex prigionieri volle imbarcarsi proprio a Marina Palmense per raggiungere le zone del sud, liberate dagli alleati attraverso la linea di Ortona-Cassino-Anzio. Dato il successo di quella operazione, alla richiesta fattagli dal generale di una seconda barca seguì la sua disponibilità ad aiutarlo. Appena Armando gli diede la disponibilità e acconsentì alla cessione della sua barca, egli tirò un gran sospiro di sollievo e fu molto felice poiché sotto la sua responsabilità vi era la necessità di liberare un altro gruppo di ex prigionieri alleati, tra cui generali, ufficiali e un console americano fuggito dopo l’8 Settembre del 1943 dal campo di prigionieri del castello di Vincigliata, presso Firenze, per l’aiuto loro offerto da uno dei primi nuclei partigiani costituitosi nella zona, che li accompagnò all’Eremo di Camaldoli in Romagna. Gli ex prigionieri si rifugiarono poi per merito del buon senso e dell’accorgimento di un frate dell’Eremo, in Valle Rocciosa, un luogo selvaggio, nascosto nell’Appennino romagnolo.Questa valle era isolata dal resto del mondo ed era chiamata “Rio degli Oracoli” per tradizione leggendaria. Gli ufficiali inglesi rimasero quasi un anno nella valle di “Rio degli Oracoli”, dopo di che dividendosi in gruppi iniziarono le peregrinazioni in terra marchigiana, che li portò verso la strada della salvezza. Diceva Armando: ”Per me era importante aiutare gli uomini in difficoltà ”. Il maggiore Grenn telegrafò ai suoi compagni rimasti nel fermano (zona ancora occupata dai tedeschi) per informarli dell’esistenza di gente generosa e impavida disposta ad offrire il loro aiuto.

Un giorno arrivò un agente dei servizi segreti inglesi e Armando pensando che fosse una spia tedesca negò con forza l’operato già effettuato per iniziativa dal serg. Maggiore Grenn nei primi di aprile e gli rifiutò la sua disponibilità. Dopo qualche perplessità però, fortunatamente Armando capì che si trattava di un agente dell’ intelligence dell’A. Forces. Faceva veramente parte del servizio segreto inglese e gli confermò che si sarebbero dovuti fare altri imbarchi molto più importanti del primo poiché vi erano generali di elevata importanza. Uno di quei gruppi era proprio guidato da Bruno Leoni e prima che giungesse il suo gruppo ne arrivò un altro guidato dall’ ingegner Cagnazzo, il quale voleva impedire che venisse preparato anche il gruppo di Leoni per l’imbarco verso le zone liberate del Sud, poiché sarebbe giunta in breve, un’eccessiva moltitudine di prigionieri che avrebbero attirato l’attenzione dei tedeschi. Infatti i tedeschi avrebbero scoperto molto facilmente il covo marchigiano degli ex prigionieri, poichè la nostra zona del fermano era poco protetta da rifugi e per niente nascosta da occhi indiscreti. Il covo era troppo vicino alla località di sbarco e in prossimità della strada nazionale, costituendo un pericolo serio per tutti, in quanto era la via principale di comunicazione con il fronte tedesco di Ortona. Si trovava in prossimità del paese di Torre di Palme dove gran parte della popolazione apparteneva alla Repubblica di Salò, perciò l’azione dei fascisti poteva rendere la zona molto pericolosa per l’intera spedizione. L’ingegner Cagnazzo che prima era titubante sull’ operazione dell’ufficiale di collegamento Leoni in seguito ci ripensò capendo che fosse stato più opportuno farlo ugualmente. I due gruppi: quello dell’ingegner Cagnazzo e quello di Leoni erano giunti insieme dalla Romagna ,per poi essere divisi in due per strategia una volta arrivati in terra marchigiana.

Armando cercò di imporsi dicendo che l’operazione doveva essere fatta contemporaneamente nella stessa notte ma in zone differenti. Infatti una volta fatta la prima spedizione la zona sarebbe divenuta di grande pericolo poiché sia la gente vicino che i tedeschi, il cui comando era nelle vicinanze, ne sarebbero venuti a conoscenza. Leo, Armando e i suoi fratelli decisero così gli accordi per organizzare la partenza, decidendo di trasferire tutto il gruppo di prigionieri con 5 generali da salvare in una zona a sud di Torre di Palme .Infatti questa località marina fiancheggiata da irti scogli era il luogo perfetto per nascondere la barca, ma come le altre era una zona pericolosa e impervia. La data di partenza delle due spedizioni non fu decisa immediatamente per due motivi, la prima era che si dovevano sistemare le barche lasciate abbandonate in cattive condizioni, la seconda era che in atto vi era una tempesta. Tuttavia bisognava prendere una decisione in merito ,con prontezza e risolutezza rischiando di affrontare i pericoli del mare in burrasca poiché il timore di essere in preda dei tedeschi era più forte di quello di annegare. L’incitazione alla partenza fu data dal maggiore Arturo Strinati, comandante dell’87° settore adriatico che insieme all’ingegner Cagnazzo si era precedentemente adoperato ad effettuare altri imbarchi con navi da guerra alleate ma con risultati insoddisfacenti.

Il maggior Strinati avvertì tutti di un probabile e imminente rastrellamento nella zona da parte dei tedeschi, perciò la data di partenza fu fissata la partenza il 09/05/1944. La mareggiata non era terminata ma Armando impulsivo, pieno di coraggio, vigore e baldanza giovanile si sentì pronto ad affrontare una situazione particolarmente delicata. Così prese il timone e trasportò l’equipaggio a largo ma la notte fu difficile e tormentata. La violenza delle onde si abbatteva sulla barca che sul fondo presentava delle grandi fessure che facevano imbarcare acqua. Gli inglesi presi dal panico iniziarono a protestare sempre maggiormente e Armando capì che il ritorno sulla spiaggia sarebbe stata la loro fine e quindi alla lotta contro la furia delle onde si aggiunse anche la lotta contro l’unanime intenzione dell’equipaggio di tornare a riva. Leoni riportò la calma tra l’equipaggio e fiducioso di Armando il viaggio proseguì. Le prime luci dell’alba gli diedero ragione, l’acqua cessò di entrare nella barca e la tempesta cessò. La speranza di salvezza cominciava a invadere l’equipaggio come i raggi del sole folgoranti all’ orizzonte. Sorridenti e felici per il pericolo scampato , la mattina seguente, mentre Bruno e Armando ricordavano la notte come la più travagliata ,avventurosa e emozionante della loro vita, in lontananza si videro una squadriglia di aerei alleati avvicinarsi a loro. A quel punto il viaggio proseguì con tranquillità e allegria, offuscato soltanto da un rimbombo sordo di alcuni colpi di cannone sentiti giungere all’ altezza del fronte tedesco di Ortona.

Prima del tramonto videro i pennoni delle barche da pesca della gente di quelle zone. Quella scena fu un segno evidente che la vita di quei luoghi stava riprendendo serena senza alcuna ombra di incursioni nemiche, ma sicuramente non lo era ancora per il loro equipaggio terrorizzato dall’idea di imbattersi in imbarcazioni tedesche. Perciò si avvicinarono a quelle barche con trepidazione e i proprietari informarono che erano finalmente in territorio occupato dagli angloamericani. Ecco allora che l’imbarcazione tirò a riva velocemente e con entusiasmo sulla costa di S.Vito Chietino in Abruzzo. Una volta sbarcati trovarono l’accoglienza del comando alleato precedentemente informato dai piloti di aerei che erano stati avvistati la stessa mattina. Vi furono fragranti saluti, accoglienze calorose e dopo una cena di commiato ognuno riprese i propri impegni.

L’indomani giunsero le imbarcazioni degli ex prigionieri guidati da Cagnazzo, intanto Bruno si recò a Bari per informare il comando superiore dell’A.Forces dell’esistenza di altri gruppi lasciati nella zona del fermano e per prendere gli accordi circa l’organizzazione di una nuova grande spedizione di salvataggio. Si preparò così il piano in modo articolato ed efficace grazie alla presa di coscienza dell’impegno serio di Bruno che portò nella notte tra il 24-25/05/1944 alla liberazione del grosso gruppo di ex prigionieri alleati, di partigiani e dell’87° settore Adriatico, circa 130 uomini in tutto. Gli alleati misero a disposizione di Bruno una flottiglia di motosiluranti nella quale si imbarcarono a Termoli: Bruno, altri ufficiali muniti di radiotrasmittenti ed Armando raggiunsero le spiagge fermane il 18/05/1944.

Una volta arrivati fu preparata la spedizione avendo come base la villa Salvatori, che era stato il punto di riferimento per arrivi e partenze, di agenti del servizio segreto alleato. In quella villa i conti Salvatori, antifascisti convinti ospitarono prima della partenza del 24/05/1944 parte degli ex prigionieri e partigiani. Fu allestita così la partenza di una nave che secondo accordi presi in precedenza, tramite una radiotrasmittente, sarebbe giunta da Bari in prossimità della foce del fiume Tenna.

Questa volta tutto rischiò di andare a monte a causa di un errore di identificazione da parte del comandante della nave, del punto di ritrovo in cui tutti aspettavano. Pensava infatti che il punto esatto era la foce del fiume Chienti, prestò attenzione alle prime segnalazioni di Bruno ma poi fece per proseguire la nave verso Nord. Le segnalazioni alla nave inglese continuarono con insistenza, e il comandante della nave pensando che tutta quella gente sulla riva fosse tedesca fece tornare la nave a largo dirigendola verso nord. Solo dopo insistenti segnalazioni da parte di Bruno la nave giunse a riva e il 09/05/1944 fu di nuovo una grande emozione. Il 25/05/1944 giunsero al porto di Termoli. In quest’occasione l’operazione di salvataggio effettuata da Bruno fu veramente grande, e poté assaporare la soddisfazione di ritrovare il caro amico Peter Tumiati che poté partecipare al grande imbarco dopo una malattia da cui era stato gravemente colpito.

Bruno Leoni ricordava che nelle imprese di liberazione amava ripetere ad Armando l’importanza della salvezza di quelle persone non solo per l’episodio umanitario in se per se ma anche perché il governo italiano, avendo ottenuto dai tedeschi un armistizio incondizionato, avrebbe potuto avere dal governo alleato inglese un riconoscimento e un giovamento particolare. Sarebbe rimasta nella storia della resistenza italiana. Gli scopi principali degli italiani erano secondo Armando conquistare la Libertà e aiutare i prigionieri del governo alleato dando ad esse un contributo di solidarietà umana.

Il tutto è stato riportato anche nel testo N.I Special Force nella Resistenza Italiana -Vol. 1°-Ed.Clueb-Bologna 1990.

23-3-1991 NARDONI AURELIO

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Esercitazione Dynamic Manta 2017: La NATO gioca alla guerra nel Mediterraneo


L’esercitazione NATO “DYNAMIC MANTA 2017 (DYMA 17)” si svolgerà al largo delle coste siciliane, dal 13 al 24 marzo, con mezzi aeronavali ed equipaggi provenienti da 10 Paesi Alleati, riuniti nel Mediterraneo Centrale per un addestramento alla lotta anti sommergibile e alla lotta contro i mezzi di superficie.I sommergibili provenienti da Francia, Grecia, Italia, Spagna, Turchia e Stati Uniti, sono sotto il controllo del Comando Sommergibili NATO (COMSUBNATO) e opereranno con 10 navi militari di Francia, Grecia, Inghilterra, Italia, Spagna, Turchia e Stati Uniti.L’Italia, oltre a partecipare con il cacciatorpediniere  Luigi Durand De La Penne, il sommergibile Pietro Venuti, e un elicottero SH90 della Marina Militare, fornirà supporto logistico attraverso il Comando Marittimo della Sicilia, la Base Navale di Augusta e la Base Aerea di Sigonella.La DYNAMIC MANTA 17 rappresenta la principale esercitazione della NATO nel Mediterraneo, dedicata all’addestramento anti sommergibile con l’obiettivo di affinare capacità e tecniche dei sommergibili e delle navi dell’Alleanza Atlantica. Scenari realistici ed eventi con difficoltà crescente caratterizzeranno i temi addestrativi per incrementare la capacità di combattimento in contesti operativi multinazionali.Le navi in addestramento saranno supportate da 14 aerei da pattugliamento marittimo ed elicotteri di Canada, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Norvegia, Spagna, Turchia e Stati Uniti che opereranno dalla base di Sigonella e da bordo delle navi.Il numero di nazioni partecipanti all’esercitazione di quest’anno, è una dimostrazione dell’impegno della NATO per la sicurezza marittima, in particolare, per lo sviluppo di capacità nella lotta anti sommergibile.(FONTE:Marina Militare)

Tra le unità navali impiegate, a preoccupare maggiormente è la presenza di sottomarini a propulsione nucleare, già partecipanti all’edizione del 2016. Per l’ipotesi d’incidente atomico da tenere sempre in conto,manca ad oggi un piano di emergenza esterna.

Così, mentre per uomini, donne e minori migranti il Mediterraneo è frontiera da sfidare per la sopravvivenza, gli eserciti Usa-Nato stanno trasformando questo stesso specchio d’acqua in un laboratorio di guerra permanente, che si affianca al ruolo operativo assunto dalla Sicilia come piattaforma offensiva proiettata nei teatri bellici africani, mediorientali e asiatici. Un ruolo, quest’ultimo, aggravato dalla recente conferma del dissequestro del Muos di Niscemi da parte della Cassazione, mentre è in programma l’allargamento della base dei droni-killer di Sigonella.

Le continue esercitazioni militari nell’isola, oltre a danneggiare l’ambiente e a iniettare nei territori una sub-cultura militarista di violenza e prevaricazione, bruciano ingenti risorse economiche sottratte alla scuola, alla cultura, alla sanità, al risanamento e alla messa in sicurezza dei territori. Gli stessi settori colpiti dai continui tagli prodotti dalle politiche di austerità imposte dall’ Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale.

Nel frattempo, l’avvento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha inaugurato una nuova stagione di corsa agli armamenti in ambito Nato. E l’Italia, dal canto suo, quest’anno destinerà alle spese militari ben 23,4 miliardi di euro (oltre 64 milioni di euro al giorno), di cui circa un quarto impiegati per l’acquisto di portaerei, carri armati, aerei ed elicotteri d’attacco (FONTE: rapporto MILEX2017)