D-DAY: lo sbarco in Normandia


“D-DAY” – lo sbarco in Normandia seguito ora per ora. Era il 6 giugno del 1944 e alle 6:30 di una fredda mattina cominciava la più grande operazione aeronavale di tutti tempi: lo sbarco in Normandia. Per Erwin Rommel, a capo delle forze tedesche, sarebbe stato il giorno più lungo della sua vita. Per gli alleati era il D-Day, il cui successo avrebbe condotto alla liberazione della Francia e alla caduta del Terzo Reich. Ulisse ricostruirà il D-Day partendo dalla famosa spiaggia di Omaha Beach; con Alberto Angela, verranno percorsi i fatidici 300 metri di spiaggia dove la mattina del 6 giugno, caddero colpiti migliaia di soldati americani, esposti al fuoco nemico.

  • Regia:Gabriele Cipollitti
  • Conduttore:Alberto Angela

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IL MANIFESTO DELLA RAZZA (luglio 1938)


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Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio 1938, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.

1. Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi.

Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.

2. Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.

3. Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.

4. La popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L’origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell’Europa.

5. È una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio.

6. Esiste ormai una pura “razza italiana”. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.

7. È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l’Italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.

8. È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.

9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.

10. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.

FONTE: Manifesto della razza

Qual’è la linea di demarcazione tra passione per la storia e apologia storica?


Mi domando: in questa immagine sto leggendo un libro di un personaggio storico o sto idolatrando il personaggio storico?Qual’è la linea di demarcazione tra passione storica e apologia storica?È l’esposizione pubblica a trasformare un collezionista appassionato in un fanatico fascista?Chi decide di cosa si tratta?Su quali basi si fa la distinzione?

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Il Pervitin: l’anfetamina per potenziare i soldati tedeschi


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La puntata dedicata al nazismo inizia con il consueto contributo di Paolo Mieli . Due documentari che raccontano momenti noti attraverso immagini a colori nuove e straordinarie, e momenti meno noti che sono stati messi in luce da recenti ricerche storiche. Si comincia con “Hitler nella morsa”: siamo negli ultimi mesi del 1944, gli americani sono sbarcati in Normandia e stanno lentamente liberando Francia e Paesi Bassi. Si continua con “Göring, la svastica e la droga”. Cacciate quel drogato! È il grido rabbioso di Hitler nei giorni della disfatta. Si riferisce niente di meno che al numero due del nazismo Hermann Göring, che ha osato disubbidire ai suoi ordini. Ai soldati tedeschi veniva somministrata anfetamina per migliorare le prestazioni,ridurre le ore di sonno e aumentare la concentrazione. Queste pasticche denominate Pervitin erano vendute anche in farmacia e veniva fatta loro una grande pubblicità.

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Il 14 maggio 1940, dopo solo 4 giorni, le truppe dell’armata nazista conquistarono l’Olanda, fu determinante la loro capacità di combattere senza sosta, giorno e notte, senza dormire. La pillola dopante era stata sviluppata nel 1937 dal medico Fritz Hauschild, rimasto colpito dagli straordinari effetti delle benzedrine sugli atleti americani che avevano partecipato alle Olimpiadi di Berlino nel 1936. All’inizio della Seconda Guerra Mondiale veniva distribuita ai soldati dai medici militari.

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“Der totale Rausch”, ovvero “La totale euforia” è il titolo del libro uscito in Germania ad opera dello scrittore Norman Ohler, che racconta come Adolf Hitler e i componenti della Wehrmacht, dagli alti ufficiali ai soldati semplici, fossero quasi perennemente sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, che li rendevano non solo euforici, ma anche in grado di mantenere ritmi elevatissimi e quindi resistere a marce e battaglie estenuanti. L’anfetamina è uno stimolante sintetico usato per:

  • sopprimere l’appetito;
  • controllare il peso;
  • trattamento di disturbi mentali e comportamentali;

È inoltre usata come stupefacente e per l’aumento di prestazioni fisiche (doping).L’anfetamina fu sintetizzata nel 1887. L’uso medico sperimentale delle anfetamine è cominciato negli anni 1920. È stato introdotto nella maggior parte del mondo sotto forma di Benzedrina verso la fine degli anni venti.
Simpamina era il nome commerciale di un prodotto farmaceutico adrenergico derivato dall’amfetamina, prodotto dalla ditta Recordati e venduto in farmacia senza ricetta sino al 1972.

LINK ALLA PUNTATA DI RAI STORIA

APPROFONDIMENTI: PSICHIATRIA E NAZISMO

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La più grande distesa italiana di carri armati


Una delle più grandi distese di carri armati dismessi in Italia, residui bellici in disuso,si trova qui (Parco mezzi cingolati e corazzati), vicino alla Riserva Naturale Orientata delle Baragge in Piemonte non lontano dal paesino di Lenta.In teoria dovrebbero trovarsi in una base segreta data la vastità di materiale bellico,ma da Google Earth non sembra esserci tutta questa segretezza. Secondo l’espresso è una delle più grandi concentrazioni di tank al mondo.Si possono trovare tank Leopard, semoventi M-109 (nate nel 1962,si può portar via con 60.000€), autoblindo Centauro(nate nel 1986,si può portar via con 100.000€), cingolati M-133 e Vcc-1 Camillino (si può portar via con 20.000€).

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Questi giganti di morte  e distruzione sono costati milioni e una parte è stata venduta a paesi come Giordania e Pakistan per cercare di ripianare i debiti.Nel 2012 l’Italia denuncia nel censimento della commissione internazionale 1.173 carri armati e 3.071 cingolati da combattimento.

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LA VITA DIETRO IL FILO,la biografia di un soldato inglese imprigionato nel PG70 di Fermo,nelle Marche


Bert “Cush” Richings

Sono Bert Richings, fui fatto prigioniero di guerra e catturato a Tobruk. Ero conosciuto con il soprannome di “Cush”. Fui portato nel PG70 in Italia con un gruppo di 26 persone e vi

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Stalag 4B FONTE:wikipedia

rimasi fino a quando gli italiani non si arresero;preso dai tedeschi, col carro di bestiame attraversammo il Passo del Brennero, dove fui portato credo, a Stalag 4B (un campo di prigionieri di guerra in Germania),in cui ci furono rasate tutte le teste. Successivamente fui inviato insieme a un gruppo di 50 uomini a lavorare in una cava, in un villaggio chiamato “Klinga“. Trascorremmo tre anni insieme. Mi piacerebbe risentire questi amici e le loro relazioni.

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Fui chiamato al servizio militare durante l’anno 1940 e fin dall’inizio le cose non sembravano andare per il verso giusto. Essendomi stato detto di dover prestare servizio alla Plymouth mi aspettavo di entrar a far parte della Marina, ma non di certo nell’esercito. Così, dopo essermi allenato per otto settimane con il Duca di Wellington e aver avuto sette settimane di congedo, fui spedito da qualche parte in Medio Oriente!

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Duca di Wellington FONTE: wikipedia

Fui messo in una coscrizione di 120 uomini per diventare uno Sherwood Forester (lo Sherwood Forester è stato un reggimento di fanteria di linea dell’esercito britannico in vigore dal 1881 al 1970), ma al mio arrivo in Egitto, nessuno sapeva dove fossero dislocati i nostri alleati – così dopo cinque settimane alla loro ricerca fummo mandati ad unirci ai Cameron Highlanders (il Cameron Highlanders è stato un reggimento di fanteria di linea dell’esercito britannico formatosi nel 1793) che stavano combattendo nel deserto ed erano sotto attacco. Andai in azione con loro a Mersa Matruh e a Sollum e fummo poi inviati a combattere nella campagna eritrea. Al ritorno in Egitto trovammo finalmente gli Sherwood Forester e fummo mandati ad unirci a loro a Cipro. Di 120 uomini che avevano lasciato l’Inghilterra, ne rimasero solo 48, il resto furono o feriti o uccisi. Eravamo a Cipro da soli tre mesi, quando il reggimento fu inviato in Egitto per contribuire a difendere, Tobruck. E fu proprio a Tobruck che fui fatto prigioniero, insieme a molti altri compagni.

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Una foto scattata dai tedeschi mostra i prigionieri di guerra catturati a Tobruck FONTE:link

I tedeschi ci allinearono tutti lungo la riva, con le guardie di fronte e il mare alle spalle, poi alcuni ufficiali di alto rango ci vennero a guardare da sopra, in piedi sul tetto della loro cabina. Dal modo in cui tutti i tedeschi si muovevano freneticamente in giro poteva esserci solo una persona, “Rommel”, la “volpe del deserto”, come era conosciuto.

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FONTE: wikipedia

Era veramente molto freddo dormire sulla spiaggia di notte.”Era questa la cosa divertente del deserto”; durante il giorno il caldo era insopportabile, mentre di notte faceva molto, molto freddo. La mattina seguente arrivarono dei camion con lunghi rimorchi per portarci via. Gli italiani erano incaricati di far salire 30 di noi sul camion e 30 sul rimorchio. Non riuscivamo a sederci, mentre la guardia italiana era seduta sul tetto della cabina di fronte a noi con un fucile caricato. Viaggiammo così per tre ore ,senza né acqua né cibo.

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Rommel e le truppe italiane nel deserto FONTE:link

Infine, ci fermammo in un posto chiamato Tameemy dove prima ci diedero un bicchiere d’acqua e poi ci ammassarono in un recinto circondato da filo spinato. Ancora non portarono niente da mangiare. Molte tizi per ottenere in cambio un pasto cercavano di barattare le sigarette agli italiani, ma ahimè non ebbero fortuna; comunque non credo che avessero molto da mangiare neanche per se stessi. Trascorremmo un’altra miserabile notte tutti ammucchiati cercando di tenerci caldo a vicenda. Molti pensavano di scappare, ma dove potevamo andare? Non saremmo andati molto lontano senza provviste, così pensammo di aspettare e vedere che cosa sarebbe accaduto il giorno successivo. Trascorse la notte e l’indomani mattina ci diedero un altro sorso d’acqua; e tra noi pensavamo che ci avrebbero dato anche un pranzo completo, naturalmente! Avremmo voluto lavarci e farci la barba, ma non avevamo l’acqua.

In quel campo parlai con un collega del Reggimento Worcester; mi informò che il mio vecchio amico dai tempi della scuola era stato ucciso in battaglia. La vicenda mi sconvolse molto, ma mi fece capire quanto ero stato fortunato ad essere ancora vivo, anche se prigioniero di guerra.

Il giorno successivo fummo portati in un campo appena fuori le banchine di Benghazi. Fui contento di vedere le tende all’interno del recinto, almeno,pensavo tra me e me, avremmo potuto dormire in un posto un po’ più caldo. Furono distribuiti alcuni pasti che consistevano in una pinta di grano caldo bollito, molto simile al granoturco che anni fa utilizzavamo per dar da mangiare agli uccelli. Non aveva alcun sapore. Mangiavamo solo perché eravamo tutti affamati e fu già qualcosa riempire i nostri stomaci vuoti. Avevamo anche un sacco d’acqua a disposizione. Fortunatamente dormire nelle tende quella notte fu molto più caldo e il mattino seguente ci diedero un’altra pinta calda di granoturco. Il campo era un posto terribile, il bagno era una lunga trincea con una barra in cui sedersi – da cui si sentiva un odore insopportabile.

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Novembre 1942:I carri armati procedono nel lungomare di Benghazi.FONTE:link

Nella zona di Benghazi gli alleati avevano certamente subito una dura sconfitta – vi erano relitti ovunque. Gli italiani ci scortarono fino a una vecchia nave dove tutti salimmo a bordo e ci fecero scendere in una stiva molto profonda, con una scaletta posta su un lato i cui pioli erano abbastanza distanti tra loro. Scendemmo proprio giù nella prua della nave. Era terribilmente caldo e umido, calarono due grandi secchi per scopi igienici e un paio di bidoni per bere.

“Era un omicidio restare in quella stiva”; avevamo parecchio spazio per stenderci ma c’era un caldo insopportabile. Per tutto il tempo ero un bagno di sudore. Di notte non vi erano luci  e se fossimo stati silurati da una delle nostre navi alleate non avremmo avuto di certo nessuna possibilità di sopravvivenza. Alla fine, dopo una moltitudine di urla e lamenti, permisero a cinquanta uomini di salire un attimo sul ponte per lavarsi con acqua di mare grazie a un tubo flessibile collegato verso il basso. L’acqua era limpida e fresca, ci asciugammo in seguito sotto il sole, per poi essere rispediti, dopo circa mezz’ora, di nuovo in fondo alla stiva. Quando fummo destati da quella continua attesa, attraccammo in un porto; eravamo stati in viaggio per cinque giorni e cinque notti, e il porto era il porto di Brindisi.

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Porto di Brindisi.FONTE: link

Dei soldati italiani erano in fila per scortarci a riva, e marciare verso la città. Era come assistere a un macabro spettacolo, senza né lavarci né raderci la barba per un paio di settimane, non sembravamo più nemmeno dei soldati inglesi e ci trattavano come fossimo uno show di burattini. Alla fine ci gettarono in un profondo letto di un fiume prosciugato con i lati in pietra e le guardie pattugliavano il percorso su entrambi i versanti. Senza alcun’ombra di dubbio anche in questo caso, faceva un caldo terribile;diedero un pezzo di pane e mezzo litro di zuppa calda ogni cinque persone, che scoprimmo poi essere era la razione consentita per un prigioniero di guerra in condizioni di non-lavoro.

Eravamo nel letto del fiume da una settimana. Era così caldo durante il giorno, che sembrava di stare in una padella. Iniziava a prudermi tutto, così mi tolsi la camicia e la trovai piena di creature striscianti, scoprimmo successivamente essere pidocchi, che avevano deposto le uova nelle cuciture dei nostri vestiti e complici il caldo e l’umidità si erano schiuse. Era un grande shock per me scoprire di essere ricoperto da pidocchi ma eravamo tutti nella stessa barca in quanto i compagni seduti intorno a noi se li scambiavano a vicenda. Improvvisamente mi resi conto che si trattava del mese di Agosto ed ero stato fatto prigioniero da quattro settimane. Supposi che il nostro parente più stretto sarebbe stato informato che mancavamo all’appello.

Il giorno successivo ci fecero di nuovo mettere in marcia. Marciammo per quelle che sembrarono interminabili ore ed eravamo tutti esausti e in cattive condizioni. Un tizio aveva un enorme vescica sotto la pianta del piede e marciò per miglia solo con il calzino,senza la scarpa. Camminammo attraverso molti villaggi e sono sicuro che ci guardavano con sguardo di compassione. Dopo quattro ore di cammino arrivammo ad un recinto, pieno di tende circondato da un alto filo spinato, che sarebbe dovuto essere per un po’ la nostra nuova casa. Per fortuna c’era molta acqua a disposizione così potei lavarmi bene e tagliarmi la barba con l’aiuto di un rasoio preso in prestito – la rasatura con quella lama era davvero orribile. Le mie forbici erano utilissime per tagliarci i capelli. Finalmente mi sentivo un po’meglio, ma avevo ancora i morsi della fame. La razione di cibo era sempre la stessa, pagnotta spartita in cinque e il vecchio mezzo litro di zuppa. Non c’erano né coperte né letti – “oh no”, dovevamo dormire tutti sul prato – ma essendo in tenda fu molto più caldo. Il cibo che ci diedero era appena sufficiente per mantenerci in vita. Forse la ragione di ciò era che se si aveva la possibilità di fuggire non avremmo avuto sicuramente la forza di farlo. Eravamo lì da circa una settimana quando arrivò l’ordine di muoversi. Non avevamo mai alcun avvertimento, entravano e dicevano: ” Bene, prendete i bagagli, ci muoviamo ora”. Fortunatamente questa volta i camion arrivarono per noi, ed era certamente meglio di dover camminare. Viaggiammo per tutta la costa orientale d’Italia, fermandoci solo una volta per prendere un attimo di respiro e una pinta – di zuppa, naturalmente – che credetemi, aveva solamente il gusto di acqua calda. Passammo attraverso una città chiamata Ancona

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Vecchia stazione di Ancona distrutta durante la seconda guerra mondiale FONTE: link

e poi una piccola città chiamata Firmo (Fermo), che conteneva una specie di grande granaio con un filo molto alto intorno ad esso – la recinzione era alta circa dodici piedi(circa 3,65 metri) e ogni venti iarde(circa 18 metri) o giù di lì una garitta (torretta della sentinella), in alto che dominava il recinto.

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Foto dall’alto del PG70 FONTE: Oltreconceria

L’area conteneva otto enormi edifici come grandi come capannoni di aerei e tutto intorno alla parte interna del campo vi era un “tripwire” (un filo collegato a dell’esplosivo) a circa dieci piedi (3 metri) dal filo reale. Sì, questo campo fu la nostra casa permanente; il suo nome era PG 70.

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Ci organizzammo in gruppi di cinquanta, per costruire un letto di tela e un cuscino, per riempirlo successivamente con della paglia;quello doveva essere il nostro materasso. Ebbi la fortuna di dividere la parte superiore di un letto a castello con un tizio sotto di me che tutti chiamavano “Blackie”. Era un Ebreo ed era molto teso per paura che lo avrebbero scoperto e portato via. All’interno del gruppo ci dividemmo ulteriormente in sottogruppi di cinque; per condividere il pane di ogni giorno! Fu ideato un rigoroso codice per condividere la pagnotta. Il sistema si basava sul sorteggio che veniva effettuato per ottenere l’ordine con cui ognuno di noi doveva scegliere il pezzo di pane – ma l’ultima persona a dover scegliere la sua porzione avrebbe dovuto tagliare il pane in cinque parti uguali, quindi, se faceva un errore, era lui a rimetterci perché gli rimaneva il pezzo più piccolo! Tale sistema funzionò talmente bene da essere adottato da tutti i gruppi dell’intero campo. Il litro di zuppa che ricevevamo ogni giorno in un modo o nell’altro aveva il nome di “Skilly”. Un centinaio di uomini, divisi in due gruppi, ricevevano la loro pinta prelevata da enormi calderoni – un giorno era una specie di riso, il giorno successivo, una sorta di maccheroni. Ogni uomo del gruppo aveva un numero per la fila e l’ordine veniva ruotato, il primo per la parte posteriore, e così via, per assicurarsi che ognuno avrebbe avuto la sua giusta porzione – i primi mestoli messi nel piatto erano tutti abbastanza liquidi mentre gli ultimi molto più sostanziosi. Questa mensa fu presidiata dai nostri compagni, che ricevettero le razioni per coprire tutto il campo.

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Le cose cominciarono a prendere ogni sorta di forma. Vi era un grande edificio di lavatoi e servizi igienici – anche una doccia di acqua fredda. L’edificio centrale fu utilizzato come sala ricreativa dove poche settimane più tardi fu organizzato uno spettacolo – i carpentieri costruirono un bel palcoscenico per svolgere al meglio l’evento. Si riuscirono a realizzare degli spettacoli dannatamente belli in quella sala.

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Detto questo, il nostro più grande problema era, senza dubbio, il cibo. Fu appena sufficiente a mantenerci in vita e la nostra forza si stava piano piano spegnendo. Stavamo cominciando ad avere dei black-out. Il primo che ebbi mi preoccupò a morte,ma quando mi resi conto che tutti gli altri stavano soffrendo allo stesso modo, mi tirai un po’ su di morale. Accadeva tutto in un istante, stavi in piedi, improvvisamente avevi le vertigini e la necessità di sederti fino a quando non passavano. I compagni cadevano frequentemente durante l’appello. Era sempre lo stesso pasto, giorno dopo giorno, e questo non ci permetteva di ottenere le vitamine necessarie per il nostro corpo.

Nella mia seconda settimana in quel campo ricevemmo delle carte a stampa su cui dovevamo mettere il nome e l’indirizzo del nostro parente più stretto e un segno di spunta accanto alla frase, “sto bene”. Questo è tutto quello che ci permisero di scrivere. Suppongo che fino a quella data la nostra gente a casa pensava che fossimo stati uccisi in azione.

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Aquila,simbolo del fascismo fatta costruire da Mussolini all’interno del P.G.70

Quindi passarono delle settimane, non vi era nulla da fare in giro se non l’attesa del prossimo pasto. Non erano ancora arrivati i pacchi della Croce Rossa, niente sigarette, niente posta da casa e tutti noi avevamo quei black out maledetti. Si può solo immaginare quella stufa e miserabile sensazione che provavamo. Una sera mentre eravamo sdraiati sui nostri letti, un collega, che aveva una voce meravigliosa, iniziò a cantare una canzone intitolata “Goodnight Vienna”. Sembrava robusto, ma anche lui non riusciva a finire di cantare perché era troppo debole, e i compagni non lo applaudivano a metà, ma lo incitavano.

Cose del genere non posso fare a meno di ricordarle. La situazione però, iniziò ad andare molto peggio. Nella camerata il clima stava diventando molto freddo e ognuno si sentiva sempre più infelice. La vita stava diventando veramente molto dura. Un compagno fu sorpreso a rubare in flagrante dalla cucina. Forse sarebbe stato meglio andare a rubare dal nemico, e non dai nostri compagni. In una vita come quella, avrebbe dovuto sopportare una pena molto più pesante di quanto fu fatto. Lo fecero sfilare per una settimana indossando un grande cartello con la scritta “Io sono un ladro”. Fu duro, ma necessario in una vita del genere, anche se alla fine non è stata poi così dura come sarebbe dovuto essere.

In fondo al campo cresceva dell’uva selvatica, ci dissero che non era commestibile, ma alcuni di noi non riuscirono a resistere ai morsi della fame, finirono così con dei dolori di stomaco terribili e corse imminenti verso i bagni – una qualche forma di dissenteria.

I giorni passavano ed eravamo tutti così annoiati della vita quotidiana che alcuni compagni, insegnanti nella vita civile, iniziarono a impartire lezioni serali in varie lingue. Iniziai così ad imparare il tedesco, ma non ottenni nulla per colpa di quel maledetto “verbo essere”, e così stufo abbandonai il desiderio portato avanti con quelle lezioni. Il problema maggiore era che non avevamo né matite né carta su cui scrivere.

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Un giorno però, arrivò una grande sorpresa. Un gran malloppo di posta entrò in campo e nomi e numeri furono chiamati nella grande sala ricreativa. Non ricevetti mai una lettera in quel primo gruppo, ma due giorni dopo ebbi tre lettere; due dalla mia ragazza e una da mia madre e mia sorella. Erano ovviamente le benvenute nel campo, ed era molto divertente ascoltare le letture dei compagni ad alta voce, e sentire tutti dire: Wos fink, are old cats got run over “, e tutti i compagni gridavano, Aahh-h, wot a bloody shame  ” .

Un collega, che lavorava per l’ufficio postale, andò dicendo in giro a tutti che chi aveva avuto notizie da casa su qualsiasi cosa, poteva scriverle nel modo più divertente possibile su dei pezzettini di carta, per essere lette successivamente tutti i Martedì sera. Non so perché si trattava di un Martedì, ma divenne così popolare che la metà del campo si trasformava completamente per ascoltare.

L‘avvento delle lettere da casa certamente sollevò gli spiriti di quel campo. Gli uomini sorridevano sempre nel parlare gli uni agli altri di ciò che stava accadendo a casa. Poi venne un giorno che non dimenticherò mai. Ero sdraiato sulla mia cuccetta e ci sembrò sentire una sorta di ronzio che attraversava il campo, i compagni correvano, qualcosa stava accadendo. Come mi alzai dal letto, sentii la parola “pacchi” e corsi insieme a molti altri al cancello principale. ” Sì, c’erano casse e casse di pacchi “- che spettacolo glorioso – pensammo che erano stati dimenticati! Non sono sicuro di come arrivarono lì, ma un altro camion era già entrato in campo. Centinaia di noi erano appesi e ce ne stavano lì a guardarli – pacchi inglesi e pacchi canadesi.

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FONTE:wikipedia

Il giorno successivo diedero un pacco ogni due persone. Condivisi un pacco inglese con un mio compagno, all’interno vi erano: burro, thè, zucchero, carne in scatola (spam), pancetta, biscotti, avena, formaggio e uova in polvere. Lo facemmo durare una settimana, ma alcuni di noi non resistendo finirono il pacco subito, e furono fortemente dispiaciuti di quella scelta solo nei giorni seguenti. I pacchi canadesi contenevano invece: caffè a posto del thè e dei grandi barattoli di latte in polvere chiamato “klim”. C’erano anche le sigarette, venticinque a testa a settimana. Fu bello avere del fumo dopo così tanto tempo e gli uomini che non fumavano usavano le sigarette come baratto per ottenere  in cambio un pasto.

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Contenuti dei pacchi della Croce Rossa.FONTE:web

Tutte quelle cose buone e le notevoli  vitamine dentro di noi, avevano riempito tutto il campo di buon umore, avevamo più energia da utilizzare per i giochi di cricket e di calcio organizzati sul prato. La Croce Rossa ci aveva addirittura inviato delle apparecchiature con cui giocare, anche i guantoni – i pugili costruirono un anello con la corda dei pacchi! I compagni della Marina li giuntarono tutti insieme per fare delle corde.

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FONTE:doughboymilitary

Usai le forbici che avevo per fare delle tazze per bere e piccole stufe; gli italiani ci avevano dato un piccolo appezzamento di terreno su cui potevamo accendere dei fuochi per riscaldarci un drink e cucinare. Volevamo mettere qualsiasi cosa sopra quelle stufe che ardevano, al fine di poter riscaldare la nostra acqua, e poi quando avevamo finito passavamo le braci a qualcun altro; bastava che urlavi: “Brace”, e qualcuno ti forniva quello di cui avevi bisogno. Fu fantastico essere di nuovo in grado di preparare una tazza di thè dopo esserne stato così tanto tempo senza. Inventammo ogni sorta di miscele con quei pacchi, e si fece florido il mercato di scambio per coloro che volevano barattare gli oggetti e il cibo. Non presi mai il latte lo barattai sempre per qualcos’altro.

Il sottufficiale di fatto fece tutto il possibile per cercare di rendere la vita più interessante. In un’occasione organizzarono una “giornata Derby”; i falegnami fecero piccoli cavalli di legno e grandi dadi, disposti tutti in stringhe quadrate. I cavalli erano numerati da uno a sei e venivano mossi dal lancio dei dadi, mentre i “bookmaker” offrivano la possibilità di vincere o perdere le sigarette. Organizzarono anche una caccia al tesoro con un primo premio di venti sigarette, ogni squadra doveva pagare una tassa d’ingresso di una sigaretta. Dovevano essere trovate dieci cose, come ad esempio un “pidocchio vivo”, un “barattolo di formaggio vuoto”, “le sigarette italiane”, “un filo d’erba esattamente lungo un pollice”, “una formica viva”, “un verme”, ecc…, fu un sacco di divertente – per ottenere una sigaretta italiana dovemmo scambiare circa tre delle nostre. C’era anche un concorso di fumetto, svoltosi sulla stessa base. Il vincitore del concorso aveva raffigurato un soldato seduto nel deserto con un vasetto di marmellata di fronte a lui coperto di mosche, con la didascalia, “Grazie per la marmellata mamma, è stata molto utile “.

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Serbatoio idrico a torre

Facevamo tutto il possibile per ingannare le guardie italiane. Un tizio offrì di scambiare un pacchetto di caffè per due pagnotte di pane, solo che prima svuotò tutto il caffè fuori e poi lo sostituì con le foglie di thè, spruzzando un po’ di caffè sulla parte superiore e richiuso il tutto con cura. La guardia aprì, assaggiò e gli diede il suo pane. Fu proprio una fortuna che lui aprì l’estremità destra!

Dopo diversi mesi nel campo, stavamo diventando pieni di pidocchi e di pulci. Cercammo di disinfestare i nostri vestiti con i fiammiferi accesi o con le cicche lungo la parte interna delle cuciture per uccidere le uova. Le pulci erano nei nostri letti di paglia e non diedero tregua a nessuno durante la notte, ma eravamo talmente stanchi morti da essere immuni ai loro morsi costanti. Ci fecero così male e ci lamentammo così tanto che furono costretti a fare qualcosa al riguardo nei giorni successivi.

Un blocco alla volta, ci fecero spostare nelle tende sul prato, prendemmo tutto il nostro cibo e i nostri beni ma lasciammo tutti i nostri vestiti nelle cuccette. Sigillarono tutte le porte, finestre e prese d’aria, pomparono il gas e lasciarono riposare il tutto per due giorni. Quando riaprirono entrarono gli spazzini e raccolsero dei cesti pieni di varietà miste di parassiti. La prima notte di nuovo in un letto pulito fu veramente fantastico; ci eravamo liberati finalmente di quei “parassiti rossi”! Ci impiegarono circa un mese per disinfestare tutti gli edifici, ma in tre capannoni la situazione non era affatto migliorata.

Un collega nel nostro gruppo era così magro che, quando si spogliava, si potevano vedere tutte le costole e le ossa, e tutti i ragazzi si sentivano abbastanza dispiaciuti per lui. Il suo nome era “Dickie”. Un giorno, passeggiando per il campo sentimmo un sacco di rumore provenire dalla sala di ricreazione, andando a indagare vedemmo un ring di pugilato con due pugili allenarsi. “Senti che boxe in quel ring”, disse il mio compagno, “E’ Dickie scheletro umano”. Non potevamo credere ai nostri occhi. Più tardi scoprimmo chiacchierando con lui che a quanto pare era stato un pugile nella vita civile, tra le tante altre cose.

Sei di noi avevano iniziato a frequentarsi e ogni sera ci preparavamo una grande lattina di thè sedendoci tutti intorno a parlare di casa, però solo da quel giorno, dal momento che i pacchi di cibo, ci permisero di parlare di cibo. Prima di allora infatti, c’era una clausola da rispettare, ovvero nessun alimento doveva essere menzionato nei nostri discorsi. Dal momento che il latte non mi piaceva, feci due fori nella parte superiore di una lattina di latte condensato, mettendolo nelle braci del fuoco, poi dopo per circa un’ora raffreddato in acqua fredda, così aprii la lattina con le mie forbici per prelevare un grande pezzo cremoso di caramello gommoso che masticai per ore.

Ho ancora adesso una foto di questo campo, presa da un prete italiano che ci fece visita. Siccome non avevamo soldi, ci diede una copia per cinque sigarette; Senza dubbio la vendette per sostenere i fondi della sua chiesa. Dove abbia ottenuto quel materiale fotografico in piena guerra è un po’ un mistero. Come un altro mistero è dove gli elettricisti prigionieri nel campo trovarono il materiale per riuscire a costruire una radio, “Dio solo lo sa”.

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Foto recuperata su un giornale inglese dell’epoca (data luglio 1943),scattata proprio nel P.G. 70,credo proprio sia quella a cui si riferiva Bert nella biografia!La descrizione recita:un allegro gruppo prigioniero a Monturano. Il campo ha un’eccellente biblioteca e i loro membri dicono di essere abbastanza soddisfatti del proprio trattamento.Vedi APPENDICE [1]
Altre foto scattate nel campo:

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Una grassa e gioviale guardia italiana agì come interprete del campo. Era sempre in giro all’ascolto, per riferire poi quello che aveva sentito al comandante. Ammise apertamente che se voleva qualsiasi notizia di guerra poteva girare per il campo e raccogliere le informazioni da svariate persone. Organizzammo così delle trappole proprio per lui, assicurandoci che avesse sentito, e dicendo delle stupidaggini – “Rivolta scoppiata nel bel mezzo della notte”, o “Invasione scoppiata a Essex ”. Ottenne che non poté più fidarsi di niente di ciò che avrebbe sentito.

Ogni mattina e sera dovevamo sfilare per l’appello nominale. Tutti i gruppi dovevano allinearsi in una doppia fila, con le guardie che contavano ogni gruppo e poi sarebbero stati contati i malati nei letti e aggiunti agli altri. Se veniva fuori un numero sbagliato, l’intero processo doveva essere ripetuto. Al nostro sergente maggiore sarebbe piaciuto essere incaricato a noi quelle mattine. Una volta disse: “Ho una notizia per voi tutti, gli yankee hanno fatto un atterraggio sul lato ovest d’Italia, Parata respinta “, – in mezzo a enormi applausi.

In questo periodo una serie di circa cinquanta australiani arrivarono e furono messi tutti insieme in uno degli edifici più piccoli. Il comandante del campo, un anziano italiano, usava pavoneggiarsi fuori dal campo con un grande gatto bianco, di cui era evidentemente eccessivamente affezionato dal modo in cui ci giocava. Improvvisamente scomparve e tutte le guardie si misero a cercarlo, ma non fu mai trovato. Dovevano essere passati circa tre mesi, da quando gli australiani erano stati trasferiti fuori dal campo, che io e il mio compagno decidemmo di fare un giro attorno all’edificio dov’erano gli australiani per cercare di scroccare qualcosa che sarebbe potuto essere stato utile. Ne uscimmo neri di pulci e dovemmo correre immediatamente al lavatoio. Durante la pulizia trovarono la pelle di un gatto bianco sotto una delle cuccette. Il comandante era furioso, e per un po’ se la prese con tutti noi e rese la cosa davvero molto imbarazzante.

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Una sera alla lettura delle “notizie del Martedì”, fu letta una lettera scritta dalla madre di un nostro compagno che diceva qualcosa del tipo: “Sarà presto tutto finito, tuo cugino George è sulla sua via d’uscita”. Quella frase prese piede in tutto il campo. Divenne una sorta di passa parola e tutti dicevano, “Dov’è George”. Il suo nome era in mezzo a tutti i concerti e tutte le chiacchiere. Una mattina, il sergente maggiore dopo essere stati congedati dall’appello nominale, ci disse: “Prima di andare, ho una notizia molto grave da darvi”. Sono stati tutti ammazzati in silenzio e continuò dicendo: “Mi dispiace informarvi che non ho sentito ancora nulla di George”, poi ci respinse in mezzo a grosse risate. Accadevano anche cose del genere, piccoli incidenti, sollevavano i nostri spiriti e ci aiutarono a “tenerci in pista” – insieme naturalmente, ai pacchi della Croce Rossa. Eravamo lì da dieci mesi e da quel momento le guardie italiane erano divennero un po’ più amichevoli verso di noi. Se ci avvicinavamo al filo di confine, non ci minacciavano più di sparare. Sempre più spesso si trovavano insieme dei gruppi che parlavano tra di  loro. Sembrava che ci fosse qualcosa nell’aria. Poi arrivò un altro giorno che non dimenticherò mai.

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Qualcuno si precipitò a gridare freneticamente, “Tutte le guardie se ne sono andate!” e avevano ragione, erano andati tutti via .

Più tardi scoprimmo che l’Italia era stata sconfitta. Il nostro sergente maggiore ci consigliò di rimanere in campo fino al momento in cui gli yankee sarebbero arrivati, ma ci diede anche la possibilità di andare se ci sentivamo pronti e un “buona fortuna” se lo avessimo fatto. Nel nostro gruppo di sei amici di cui vi avevo parlato prima, si decise cosa fare tramite voto, e la decisione fu di partire mettendo tutto il cibo che avevamo in un pacchetto. Eravamo sulla costa orientale, gli americani venivano da Occidente, così decidemmo di colmare il divario camminando di notte, nascondendoci e dormendo durante il giorno. Fu così che uscimmo dal campo di prigionia PG70.

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Com’è oggi l’ingresso del PG70

Fu una grande sensazione essere di nuovo libero, anche se eravamo ancora in un paese straniero. Erano passati undici mesi in quel campo ed ora eravamo fuori dalla porta. Altri fecero la stessa cosa, ma la maggior parte rimasero fermi, sapendo che c’era abbondanza di cibo nei negozi italiani. Ci dirigemmo a ovest e cinque miglia più tardi arrivammo a un fitto bosco in cui rimanemmo il primo giorno.

Ci muovevamo nell’oscurità, tenendoci lontani dagli allevamenti a causa dei cani, alla ricerca di un boschetto in cui dormire il giorno successivo. Avevamo solo due coperte, dormivamo rannicchiati insieme per scaldarci, e avevamo già esaurito la maggior parte del nostro cibo. La notte successiva capitammo nei pressi di una fattoria e riuscimmo a razziare un tumulo di patate, riempiendo tutte le tasche disponibili. Poi ci rintanammo in una grande depressione, pensando che fosse stato più caldo rispetto al bosco. Rischiammo nell’accende un fuoco utilizzando del legno molto secco e nelle braci furono cotte le patate; mangiammo poco tenendo il resto per i pasti successivi.

La terza notte stavamo camminando a piedi lungo la strada quando dei fari vennero verso di noi – ci mettemmo di soppiatto nel fosso sulla strada fino a quando i veicoli passarono. Fu proprio come nei film! Ci dirigemmo verso il bosco, con uno di noi di guardia ad osservare il traffico fuori, mentre gli altri dormivano. Piovve quasi tutta la notte, bagnandoci miserabilmente. Finimmo in un campo di grano, o in un campo di qualcosa che sembrava mais – poi uscì il sole e ci asciugò. Mi ricordo che era la quarta mattina e tutti noi eravamo in un profondo fossato al lato di una strada. Mi svegliai da una scossa di un mio compagno che sussurrò, “sopra le righe”. C’erano una dozzina di carri armati e camion tedeschi, tutti fermi. Ci mantenemmo bassi cercando di coprirci con le foglie. Alla fine, nel pomeriggio sentimmo delle voci e dei passi venire verso di noi – quattro soldati tedeschi ci stavano guardando.” Rouse, Rouse “, gridavano – come strisciammo fuori ci spinsero in uno dei loro camion.

    (La vita dietro il filo,traduzione di una parte della Biografia Life “behind the Wire” in onore del soldato inglese Bert Richings,per la prima volta in italiano da wartimememoriesproject. Traduzione,rielaborazione,ricerca,approfondimenti storici e raccolta di materiale fotografico recente e passato a cura di Michele Paoletti )

APPENDICE [1]:

CAMPO P.G. 70,P.M. 3.300 MONTE URANO,I PRIGIONIERI DI GUERRA (LUGLIO 1943)

“Tutti i capannoni del campo sono ora occupati e ci sono circa 7000 prigionieri di guerra.L’edificio centrale è utilizzato come cappella,scuola e stanza ricreativa.La sistemazione è adeguata nonostante l’acqua fornita risulti essere insufficiente.Il nuovo serbatoio non è stato ancora completato.Le docce installate sono ancora sotto le tende ma verranno trasferite negli edifici.Il posto per asciugare i vestiti non è stato ancora fornito e le riparazioni in cucina sono di carattere temporaneo.Gli utensili per mangiare sono scarsi ma quelli nuovi sono stati ordinati.C’è una buona libreria nel campo e i corsi di studio sono ben organizzati.Ho visitato anche il vicino ospedale civile dove sono presenti 20 pazienti del campo(mi hanno comunicato di essere abbastanza soddisfatti del trattamento,la visita è stata fatta a Marzo)”

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APPENDICE [2]:

SI CERCANO GLI ALLEATI IN ITALIA,LE BOMBE COLPISCONO UNA NAVE A LIVORNO(FONTE: Giornale Evening Chronicle Martedì 22-06-1944 ma la notizia viene riportata anche dal Daily Mail)

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Notizia del Daily Mail 22-06-1944

La radio algerina oggi riferisce che Camerino e l’Umbria sono state conquistate dagli alleati.Oggi gli alleati hanno comunicato che le truppe dell’ottava armata si stavano avvicinando a questi luoghi e che si trovano nella parte Nord-Est di Foligno.La notizia è stata divulgata da un portavoce al quartier generale delle forze alleate dopo aver emesso il comunicato.Il portavoce riferisce che le truppe che ieri conquistarono Fermo spinsero per parecchie miglia fino al villaggio di Adagio (Ovvero?Alcuni nomi di città furono storpiati,verificheremo a quale città si riferivano).Nel settore Adriatico le truppe italiane del corpo di liberazione (i partigiani) presero parte in avanzate spettacolari anche su paesi molto difficili.

AVANZATA NEL SETTORE ADRIATICO

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Oggi gli alleati del Mediterraneo hanno dichiarato di seguire l’operazione di terra chiamata Reuter:

  • Nella costa adriatica l’avanzata alleata aveva raggiunto Fermo.A nord-est di Foligno,le truppe dell’ottava armata stavano raggiungendo Camerino e Nocera Umbra.
  • Un’avanzata limitata si stava invece portando avanti a nord-est di Perugia e in vicinanza del Lago Trasimeno.
  • Sull’autostrada 1 e 73 le truppe della 5° armata sono ora a 15 miglia a nord da Grosseto.

Fermo è sulla costa adriatica nella parte interna,a circa 5 miglia da Porto San Giorgio,dove i tedeschi hanno recentemente riportato il loro comando.

LA 5° ARMATA SI SCONTRA CONTRO I RINFORZI DEL NEMICO

Le truppe inglesi stanno continuando a spingere lungo tutti i fronti italiani,forzando i tedeschi ad abbandonare città dopo città.L’ultima città caduta è stata Grottamere (Grottammare) sull’autostrada costiera a circa 4 miglia a nord da San Benedetto sull’area dell’ottava armata.La più grande avanzata sta per essere fatta proprio su questo fronte.Le truppe nel settore centrale montano sono a 4 miglia oltre Perugia.Sul fronte della 5° armata,le truppe stanno affrontando una dura opposizione dal nemico che è stato rinforzato sul fianco ovest.La 5° armata tuttavia sta ancora avanzando e ha catturato Monte Pescali (Montepescali,frazione del comune di Grosseto) dominando l’autostrada 1 e 73.

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VEDI ANCHE IL MIO ARTICOLO PRECEDENTE: CRONOLOGIA STORICA DEL P.G.70 E DEL POSTO STRATEGICO

COLLEGAMENTI UTILI E APPROFONDIMENTI:

 

I grandi comunicatori della storia:Benito Mussolini


L’arte oratoria di Mussolini era un talento insuperabile,come lo era la sua cultura,la padronanza dell’inglese e del tedesco,sapeva farsi amare dalle folle,sicuramente uno dei più grandi comunicatori della storia italiana.Fu un dittatore,un totalitarista,usò mezzi illegittimi per fare propaganda,ma riuscì a guadagnarsi la fiducia grazie alla comunicazione verbale e non verbale.

Ecco alcuni pezzi dei suoi discorsi:

E’ sulle rive del Mediterraneo,che sono nate:le grande religioni,le grandi filosofie,le grandi poesie e un impero;un impero,che ha lasciato tracce incancellabili nella storia di tutti i popoli civili  
(Benito Mussolini)

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La Grande Storia-Hitler e Mussolini.L’ascesa


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“Hitler e Mussolini.L’ascesa”,di Jean-Cristophe Rosé e Nicola Bertini.Durante la prima metà del XX secolo due dittatori,Hitler e Mussolini,provocano il più grande disastro nella storia del genere umano:la seconda guerra mondiale.Nulla sarebbe stato possibile senza la loro complicità.Questo documentario racconta gli anni della loro ascesa,del consolidamento al potere fino allo scoppio del conflitto e alla dichiarazione di guerra di Mussolini.Lo psichiatra Vittorino Andreoli analizza i numerosi incontri tra i due dittatori, poi la loro amicizia vera o presunta e infine lo scontro;inevitabile,tenendo conto delle loro personalità,manie e ossessioni.Tutto questo raccontato attraverso straordinarie immagini a colori,originali dove possibile oppure ricolorate attraverso moderne tecniche digitali, soprattutto per quanto riguarda la storia del fascismo.Hitler e Mussolini.L’ascesa,è introdotto e commentato,come di consueto,da Paolo Mieli.

Benito Mussolini andò al potere nell’Ottobre del 1922,Adolf Hitler all’inizio del 1933,passarono 10 anni dalla conquista al potere dell’uno e dell’altro e durante quegli anni  Hitler ammirò Mussolini;poi però quando andò al potere diede luogo a un regime diverso da quello mussoliniano e le esperienze dei due presero a separarsi;a poco a poco quell’ammirazione iniziale di Hitler si trasformò in qualcosa di molto ma molto diverso.

(Paolo Mieli)

      (FONTE VIDEO:RAI REPLAY)