Il “censimento” per i Rom e la “schedatura” per gli italiani


Una comunità di 180 mila persone deve rispettare le leggi del Paese Italia: ogni individuo deve avere un’identità certificata, chiunque esso sia. Ogni individuo deve essere identificabile e trattato allo stesso modo indipendentemente dalla religione, razza, cultura, ecc.. altrimenti si è complici di un sistema illegale non tracciabile. Non si chiama razzismo ma legalità! Il solo censire non è condizione sufficiente, bisogna schedare per una questione di coerenza legislativa.

Le nuove carte d’identità elettroniche (CIE) emanate ci schedano (sia i dati anagrafici che biometrici)! Lo so bene in quanto rinnovata da poche settimane: vi prendono 3 impronte digitali dell’indice sinistro e 3 impronte digitali dell’indice destro tramite sensore ottico (poi ve la consegnano a casa dopo averla stampata a Roma)! Il documento digitale nasce dalla collaborazione tra il Ministero dell’Interno con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato nell’ambito dei progetti di digitalizzazione ed innovazione della Pubblica Amministrazione. Contiene un microprocessore ad elevata tecnologia per la conservazione, in sicurezza, dei dati anagrafici e biometrici. Dunque se io cittadino italiano sono schedato tutti coloro che risiedono in Italia temporaneamente o permanentemente debbono esserlo. Questione di giustizia, coerenza, applicazione delle regole, la logica non centra un cavolo col razzismo. Non rispettare le regole significa alimentare l’ingiustizia, la diseguaglianza etnica/sociale che sfociano nel razzismo. Il razzismo è quindi molto spesso una conseguenza della mancata giustizia e le statistiche (strumenti matematici non razzisti ma analitici) dicono che i Rom vivono statisticamente di elemosina e micro-criminalità (senza considerare l’inquinamento arrecato alla società con roghi e mancata raccolta differenziata che grava sull’intera comunità che paga le tasse). Se non vi piacciono le regole del gioco, le regole matematiche, le regole della giustizia, cambiate gioco (=nazione o pianeta).

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L’Africa è enorme: la scala utilizzata nelle cartografie comuni è errata


La notizia che vi lascerà a bocca aperta è che la vera e propria mappa dell’Africa non è quella che noi conosciamo! Se si rispetta la stessa scala di tutte le regioni del mondo, il continente africano è semplicemente enorme. Nelle rappresentazioni cartografiche, tutto è una questione di scala. Ahimè, la mappa dell’Africa non ha nulla a che fare con quella che abbiamo studiato nelle nostre scuole. Lo scrive anche The Economist e il Washington Post (filmato). Se manteniamo la stessa scala per rappresentare tutte le aree del mondo (come la logica dovrebbe suggerire), l’Africa è la più imponente del planisfero (se tutte le regioni del mondo, utilizzassero l’uniformità di scala) sarebbe grande come l’insieme dei più importanti continenti tutti messi assieme:

Africa in scala

Sull’argomento vi sono diversi articoli pubblicati tempo fa, secondo alcuni risultati della ricerca del geografo Jean-Paul Pougala, direttore dell’Istituto di studi geostrategici a Douala, Camerun. Il ricercatore ha spiegato il motivo per cui le mappe ufficiali, le cosiddette mappe del Mercatore (il nome del loro autore, il fiammingo Gerardus Mercator), sono false:

La Groenlandia appare più grande dell’Africa, mentre questa è 15 volte più grande, nella realtà. Il Camerun, per esempio, sembra essere della stessa dimensione della Svizzera, mentre in realtà è 11,5 volte più grande, che con i suoi 41.277 chilometri quadrati è inferiore alla dimensione di una delle 10 province del Camerun (475.000 km2). La Germania sembra due volte più grande del Mozambico, mentre in realtà, la Germania con i suoi 357.114 chilometri quadrati è meno della metà del Mozambico ha 801.590 chilometri quadrati. Il Belgio sembra più grande del Senegal, mentre in realtà, con i suoi 196.722 chilometri quadrati, è quasi sei volte e mezzo più grande, visto che ne ha solo 30.528“.

Il ricercatore aggiungeva che questi errori di scala non sono stati senza conseguenze, soprattutto dal punto di vista simbolico:

“L’Africa è un continente enorme con i suoi 30.418.873 chilometri quadrati, pari al 6% della superficie terrestre ed il 20,3% delle terre emerse. Mentre i 46 paesi Europei hanno una superficie totale di 5.917.619 chilometri quadrati, vale a dire, tutta l’Europa, dal Portogallo all’Ucraina è 4,4 volte più piccolo dell’Africa. Eppure, nell’immaginario collettivo, gli africani sono convinti di essere dieci volte più piccoli dell’Europa e di disporre di meno spazio vitale rispetto agli europei…Con questa carta a prima vista banale, l’Europa ha ben incapsulato, e con con successo, nelle teste degli africani, l’accettazione della sua presunta superiorità”.

La proiezione Gall–Peters è una proiezione cartografica rettangolare che mappa tutte le aree in modo che abbiano le dimensioni corrette l’una rispetto all’altra. Come ogni proiezione di area uguale, raggiunge questo obiettivo distorcendo la maggior parte delle forme. La proiezione prende il nome da James Gall e Arno Peters. A Gall viene attribuita la descrizione della proiezione nel 1855 ad una convention scientifica (pubblicò un Articolo su tale ricerca nel 1885).

Gall's orthographic projection

Peters ha portato la proiezione a un pubblico più vasto a partire dai primi anni ’70 per mezzo della “Peters World Map”:

Peters Map

Il nome “Gall-Peters projection” sembra essere stato usato per primo da Arthur H. Robinson in un opuscolo pubblicato dall’American Cartographic Association nel 1986.  Le mappe basate sulla proiezione sono promosse dall’UNESCO e sono anche ampiamente utilizzate dalle scuole britanniche. Nello stato americano del Massachusetts, le scuole pubbliche di Boston hanno iniziato a introdurre gradualmente queste mappe nel Marzo 2017, diventando il primo distretto scolastico pubblico negli Stati Uniti ad adottare le mappe Gall-Peters come standard. La proiezione di Gall-Peters raggiunse notorietà nel tardo XX secolo come il fulcro di una controversia sulle implicazioni politiche della progettazione di mappe. [Approfondimento: Wikipedia]

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L’indignazione è spesso contro-logica


Il termine indignato è molto di moda e l’indignazione è all’ordine del giorno. Ma quali meccanismi attiva l’indignazione?? L’indignazione “sveglia” i sistemi dell’aberrazione sociale scatenati dall’irrazionalità, dal profondo sentimento negativo represso (odio, rancore, rabbia, invidia, violenza) che disabilita la coscienza umana. L’indignazione è diventata quindi un mezzo di propaganda molto utilizzato per fare notizia in quanto bypassa la logica del libero pensatore. Mettere alla base della notizia una foto o un video (la multimedialità visiva incide molto sull’utente destinatario dell’informazione) che creano indignazione sociale porta molto spesso la notizia al successo.

Selfie donna investita treno

La scena sopra riportata da tutti i quotidiani, blog, telegiornali è un esempio lampante di come l’indignazione possa fuorviare dal vero colpevole nascosto: il regista. La scena infatti si compone di 3 attori principali:

  • i soccorritori con la donna investita -> indichiamoli con A
  • l’autore del selfie -> indichiamolo con B
  • il regista (di cui nessuno parla, ovvero colui che ha effettuato lo scatto) -> indichiamolo con C

Allora utilizzando la logica se B commette reato nel fotografare se stesso in quanto include nella sua foto A senza avere il consenso, a maggior ragione C è doppiamente colpevole in quanto immortala nella scena A e B senza avere alcun consenso. Ecco quindi dimostrato come il regista è il vero colpevole di questo evento! Il titolo doveva essere: scatta una foto a chi si sta scattando un selfie con una donna appena investita dal treno. Questo perché il fotografo improvvisato poteva tranquillamente rimproverare il ragazzo per la magagna di cattivo gusto senza dover pubblicare nulla di quell’evento (sarebbe stato un signore, un saggio). Non lo ha fatto, ha dato in pasto ai media la scena per far scatenare l’odio civile represso. Il regista della scena è stato un essere meschino, irresponsabile e certo di poter fare lo scoop dell’anno con quella sua foto del cazzo non ha risparmiato l’indignazione, pane quotidiano prelibato per chi fa informazione. La condivisione dell’indignazione può fare più danni dell’indignazione stessa, in quanto fomenta la rabbia e genera meccanismi a catena.

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La leggenda metropolitana di: “Io a li tempi tua…”


Quando ti si avvicina un’anziano e inizia la frase “Io a li tempi tua…” , sai già di aver firmato la tua condanna a morte fatta di almeno 20 minuti di racconti in cui si enfatizza la virilità maschile di un’epoca oramai conclusa e per la quale non si hanno testimonianze a riguardo. Di “Io a li tempi tua…” ne ho sentiti veramente tanti e ho capito col tempo che si tratta di una vera e propria leggenda metropolitana secondo la quale un vecchio ha la necessità di rivivere i ricordi spesso annebbiati e mutilati, enfatizzando ed esaltando quell’invecchiata realtà passata che si vuole riproporre in versione restaurata ma parecchio pompata. Un remake dal sapore di rivincita. Se incontrate il saggio dalla voce rauca, distorta dalle innumerevoli Marlboro rosse, preparati ad ascoltare le leggende.

Il racconto solitamente ha tre soli argomenti:

  • la giovinezza
  • la fatiga
  • la figa

Ha sempre  un rimprovero o un monito e innumerevoli cenni alla figa: “Come ve ne va de corre? Io l’unica corsa che me farrio è dietro la f..a”. Insomma, l’ostentazione della virilità è un pallino fisso dell’old man vissuto nel periodo patriarcale dove non ha fortunatamente conosciuto i social network ma ha la testa piena di post caratterizzati dai ricordi di pippe mal digerite. Se il discorso inizia con “Io a li tempi tua…” sarà quasi sicuramente una fake news arzigogolata dall’inconscio di colui che ama rivivere, del nostalgico vissuto, del malinconico amareggiato.

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L’ostentazione trash e il decadimento di Trendy Night


Simona Sessa, una vera regina della comunicazione, con le sue interviste glamour nei locali della movida notturna della riviera adriatica è stata la precorritrice del trash moderno, per come lo conosciamo oggi. Con le sue interviste, che andavano in onda nei canali della tv locale dai loghi sballati come e-Tv Marche, estirpava perle di innaturale bellezza, al contempo orripilanti. Quel trash no-sense che sarebbe esploso qualche decennio più tardi, esaltato dall’alcool e dalle pippate di coca dei protagonisti con gli occhi sbarrati e il sorriso di cartapesta stampato in faccia. La sensualità della formosa Simona mista alla sua voce odiosa ma ammaliante facevano incollare migliaia di giovani appena svegliati al teleschermo del trash non dichiarato di Trendy Night (l’ostentazione inglese atta a dare importanza e internazionalizzazione faceva spaccare dalle risate, come se Porto Recanati fosse Las Vegas e l’Hotel House il Luxor Hotel).

E così partiva sparata e carica a molla Simona Sessa, ripetendo 50 volte se stessa ovvero Simona Sessa, ciao da Simona Sessa, un saluto da Simona Sessa, è Simona Sessa che vi parla (era veramente un talento):

<<Amici di Trendy Night benvenuti in un’altra puntata spumeggiante, effervescente, assolutamente vip & chic, perché stasera io mi trovo al Green Leaves di Porto Recanati e c’è una festa specialissima a 4 stelle: il compleanno di Alberto Merli che sta festeggiando con tutti i suoi amici e con tantissime persone, vip & vippetti della nostra regione favolosa. Chiaramente anche noi non potevamo mancare perché questa è una notte da incorniciare. 

E poi partivano le inquadrature al vocalist che parlava a caso ripetendo nomi e cognomi no-sense dei very important people per poter essere pagato a nero a fine serata, sempre con quel tono da duro/vippettino, le inquadrature a cosce e alla sensualità recondita pre-Instagram, i primi tatuaggi da esibire entrati in trend, le bottiglie di champagne da vero vippettino sciupa femmine ostentatore di ricchezza e benessere sociale, gli orecchini a cerchione da battona vecchio stampo, il parterre dei super vip del Green Leaves, i privè delle ragazze immagine perché il bello costa, le scollature, la crema dei vip come dice Simona, i buttafuori armadietto, l’onorevole Norante con la gnocca, il monopolio imprenditoriale degli Ascani, i cambi di scena improvvisi, ancora scollature, cosce e labbra rifatte, tette in silicone fase test, il gel “mixato” con piastra, lampada, le sopracciglia ad ali di gabbiano e l’orecchino tamarro dell’uomo vero. Per concludere le immancabili milfone di plastica scaricate da macchine lussuose parcheggiate sempre in prossimità dell’ingresso per ostentare lusso, potere e rispetto ben oltre il limite del ridicolo.

Trendy Night ha segnato gli ultimi colpi del periodo d’oro antecedente il 2011, anno della crisi nera che dal 2008 ha iniziato ad intaccare l’economia sociale globale e quindi anche il divertimento dei vippettini. Il 2011 è stato l’anno della linea di demarcazione netta che ha segnato la fine delle più floride discoteche della riviera. La chiusura del Green Leaves è stato un duro colpo per Porto Recanati, per l’ostentazione locale, per i pusher insieme al declino del Babaloo. Tuttavia, la dinastia Ascani è ancora in pista così come Merli, sintomo che è crollata una parte della base piramidale ma non sono caduti i vertici della movida locale, che è stata ristrutturata e ridimensionata al periodo corrente. La ricerca dell’ostentazione c’è sempre stata e ci sarà sempre, cambiano le modalità ma ritornano le mode nel sentirsi il/la numero uno, magari con la citazione della vita sotto la foto a pecora sullo scoglio. Abbiamo vissuto un epoca di ostentazione visiva reale e siamo passati a quella dell’ ostentazione surreale, ancora più assurda. Cosa abbiamo veramente imparato? Che l’esibizionismo non passerà mai di moda, anzi è un carattere intrinseco dell’essere umano, sentirsi al centro dell’universo anche per un solo secondo provoca un subdolo piacere effimero da cui bisogna saper stare lontani.

(breve pausa di riflessione)

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Mentana ha vinto e stravinto in Italia e nel mondo


Maratonamentana

A mezzanotte l’hashtag #maratonamentana ha raggiunto il picco di 1557 tweet/20min diffondendosi nel globo ma rimanendo principalmente in Europa e America. Ben 132.900 tweet e 84.900 retweets che hanno portato la trasmissione televisiva su La7 ad un boom del 15,2% di share superando Nicola Porro con Matrix fermo all’8,2% ma sotto al 21,8% dell’insuperabile Bruno Vespa con Porta a Porta. Ma il vincitore è Mentana che si conferma l’unico ‘no-stopper’ della scena elettorale radio-tv, restando saldamente al comando per oltre 12 ore di fila senza perdere lucidità e humor.

Maratona MentanaMaratona Mentana Tweet

Il successo di Mentana

Secondo le statistiche i vincitori del Retweet  sono:

  • Quel che è certo è che a 43 anni Matteo Renzi è già un ex! @ale_dibattista
  • Rendiamoci conto che avete votato #Lega che è contro le unioni civili, è contro il biotestamento, è contro l’uguaglianza. I diritti civili buttati nel cesso.Bravi. @SAsardanelcuor
  • Posso dirlo? Mi fa molto più paura oggi un paese con M5S come primo partito che quando il primo partito era Forza Italia.
    Perché capisco che Silvio Berlusconi possa rincoglionirti, ma per votare M5S devi proprio essere rincoglionito di tuo. @diodeglizilla
  • Nel 2009 Salvini cantava:

    Senti che puzza
    scappano anche i cani
    sono arrivati i napoletani
    o colerosi o terremotati
    voi col sapone non vi siete mai lavati.

    Nel 2018 Salvini è a oltre il 17% negli #exitpoll @iperborea_

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Torino, indagata la maestra che ha augurato la morte ai poliziotti: aveva in mano la birra sbagliata


La credibilità è importante. Come puoi urlare “mezza cartuccia del c***o” con in mano una Beck’s da 33 cl? L’atteggiamento verbale aggressivo non è conforme all’equipaggiamento. Ma non te l’hanno insegnato che in queste situazioni bisogna avere la Moretti da 66 cl? Inesperienza. Secondo me grazie a questo clamoroso errore di scelta l’avvocato della maestra elementare può giocarsi la carta dell’attenuante. [Articolo sarcastico]

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