La mia esperienza di assistente bagnanti e l’amore per il mare


Il mare ti attrae e al contempo ti fa paura. Il mare si rispetta e si fa rispettare agli altri prendendosi in carico delle forti responsabilità (l’assistenza non è un gioco per adolescenti, è un impegno con lo scopo di prevenire e in casi estremi salvare vite). Il mare non va sfidato, va conosciuto ed apprezzato. Ci sono momenti in cui è incazzato e va lasciato solo, altri in cui è calmo e puoi fargli compagnia. Il mare è acqua, l’acqua è vita, osservare il mare significa osservare la vita.

(breve pausa di riflessione)

Molte volte i bagnanti si sono lamentati delle meduse in mare, allora ho spiegato loro che quello è il loro habitat, è normale che ci siano; casomai la domanda avrebbe più senso se fosse stata posta dalle meduse: “Che ci fanno gli umani in mare?!”

Osservare, capire ed apprezzare. Il mare lascia il tempo di pensare scandendo il tempo tra il fruscio del vento e il rovesciarsi delle onde. Il mare ristabilisce quella pace interiore sabotata dallo stress della vita quotidiana. Aggiungendo la lettera A a MARE otteniamo AMARE come se il mare fosse strettamente necessario all’amore.

 

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