Il processo mani pulite fu delegittimato dai servizi segreti deviati


“Eravamo arrivati anche al PCI, poi l’inchiesta è stata fermata dai servizi segreti deviati” – Antonio Di Pietro.

Tangentopoli esiste ancora oggi, non si è mai fermata“, questa è una delle affermazioni più rilevanti di Antonio Di pietro. L’ex magistrato ha risposto alle accuse di chi afferma che nell’inchiesta “Mani Pulite” non si sia voluta fare chiarezza sul PCI (partito comunista italiano), di chi è convinto che tangentopoli si sia fermata anni fa di fronte al comunismo: “È solo l’inchiesta di mani pulite ad essersi fermata“. Il motivo appare abbastanza inquietante:

Tangentopoli non si fermò davanti al Partito Comunista, tangentopoli c’è ancora oggi, non si è mai fermata. È l’inchiesta di mani pulite che si è fermata, e il perché lo spiega il Copasir (1995-1996), che dice che mani pulite è stata fermata da una operazione di delegittimazione portata avanti da sezioni deviate dei servizi segreti su ordine di altissime cariche dello Stato. Noi siamo arrivati fino ai segretari amministrativi di tutti i partiti e in alcuni casi anche ai segretari politici.

Sì, sono passati 25 anni dall’inizio dell’inchiesta giudiziaria “Mani Pulite” e nulla sembra sia cambiato. Il motivo è molto semplice: le indagini giudiziarie portate avanti da quell’inchiesta sono state fermate anzitempo con metodi illegittimi ed anche illeciti da parte di alcuni appartenenti ai Servizi Segreti su ordine di altre Autorità dello Stato.

A causa di quelle indebite interferenze non è stato possibile scoprire tutto il marciume che aveva invaso le Istituzioni, con il risultato che molti dei personaggi coinvolti sono rimasti ancora al loro posto a spadroneggiare a loro piacimento.

Non lo dico solo io ma ciò – oltre a risultare da diverse sentenze dell’Autorità giudiziaria – è documentato da almeno 2 Relazioni adottate a suo tempo dal COPASIR, ovvero dal Comitato parlamentare per i Servizi di informazione e sicurezza dello Stato (organismo composto da Deputati e Senatori ed operante all’interno del Parlamento).

Vale la pena al riguardo rileggere un passo fondamentale di quelle Relazioni che così recita: “…dai dati seppure parziali che il Comitato ha potuto ricostruire, risulta una illegittimità di comportamenti. Le Autorità di Governo ne avevano la percezione? Erano al corrente di quelle note riservate? Non è possibile rispondere con sicurezza. Tuttavia quelle Autorità devono considerarsi politicamente responsabili delle condizioni di illegittimità, di lottizzazione, di inefficienza in cui lavorava allora il SISDE e che le audizioni hanno confermato…

Purtroppo quell’indagine parlamentare esplorativa, avviata nel 1995, si è bloccata nel 1996 per interruzione della legislatura e poi – inspiegabilmente o troppo “spiegabilmente” – non è mai stata più ripresa.

Ora, a distanza di 25 anni, sarebbe cosa buona e giusta operare una rivisitazione storica di quegli avvenimenti quanto meno al fine di fornire una corretta informazione all’opinione pubblica.

Mi domando: c’è la volontà politica-istituzionale di farla?

Non lo so ma voglio sperarlo e per questa ragione – nel dichiarare la mia disponibilità a raccontare la mia versione dei fatti –  pubblico qui di seguito le due Relazioni del Copasir a cui ho fatto sopra riferimento e precisamente:

1 – Relazione-Copasir-05.03.1996-Sullacquisizione-illegittima-di-informazioni-riservate

2 – Relazione-Copasir-26.10.1995-Sugli-atti-trasmessi-dalla-Procura-di-Milano

Fonti approfondimento: http://www.antoniodipietro.it

Annunci

ABROGHIAMO L’ARTICOLO 560 (legge 119/2016 Boschi-Renzi) – L’appello di Sergio Bramini


“Al fine di rendere maggiormente appetibili le case di famiglia, in cui la presenza di bambini o anziani potrebbe allontanare qualche acquirente, il giudice dell’esecuzione può disporre sin da subito la liberazione dell’immobile pignorato”. Questo ai sensi dell’art. 560 c.p.c. legge 119/2016 (Boschi-Renzi).

Questa norma, oltre ad essere incostituzionale, ha fortemente contribuito a deprimere il valore delle abitazionitogliendo ogni difesa alle famiglie e, come risulta dai dati delle esecuzioni sulle case di famiglia del 2017, facendo guadagnare gli speculatori più di quanto recuperino le banche.

Nei prossimi 6-8 mesi saranno sfrattate 500.000 famiglie, molte applicando questo crudele e iniquo articolo. Speculatori e gestori delle aste si dividono 60.000,00 euro per ogni casa di famiglia svenduta.

La dignità delle persone e delle famiglie deve essere più importante della “roba”.

Vale la pena ricordare lo sgombero forzato dell’imprenditore monzese Sergio Bramini e come una legge iniqua abbia deciso di strappare la casa di proprietà a una famiglia che vanta un credito di quattro milioni di euro verso la pubblica amministrazione. Pubblica amministrazione che, però, si è ben guardata dall’ammettere le proprie responsabilità e ha preferito dare in pasto alle banche Bramini. E come lui, tanti altri che sono costretti a vedersi strappare l’abitazione per colpa di una burocrazia deficiente – nel senso che manca di ogni buonsenso – che strangola i cittadini.

L’art. 560 c.p.c. (legge 119/2016  Boschi-Renzi) va abolito immediatamente con un intervento chirurgico!

FIRMATE LA PETIZIONE