Vi spiego perché è impossibile prevedere il meteo dalle cipolle


Premessa: se vuoi ascoltare invece di  leggere recati in fondo all’articolo.

Intro: alcune persone credono che la cipolla possa essere una sfera di cristallo nel futuro del tempo. Ogni vigilia di Capodanno, questi “eletti” tagliano una cipolla in 12 pezzi con delle forme simili a delle ciotole e aggiungono un cucchiaino di sale a ciascuna. Ogni ciotola rappresenta un mese dell’anno successivo. Al mattino, alcune delle cipolle sono piene d’acqua. Le cipolle che sono bagnate indicano quali mesi saranno piovosi il prossimo anno.

Meteo Cipolla

Da quanto detto sopra è evidente che ci portiamo ancora dietro aspetti della subcultura contadina tramandati di generazione in generazione. La tradizione, l’usanza e l’uso protratto nel tempo conferiscono a questi metodi una forte credibilità; sono talmente credibili che certe volte tutti li danno per scontati (in quegli anni dato l’elevato tasso di analfabetismo e la mancanza di informazione nessuno poteva smentirli e diffondere la smentita). Mi ricordo nonna Gentilina quando mi toglieva l’invidia con acqua e olio recitando parole non rivelabili a bassissima voce e mi metteva il sale grosso in tasca per tenere lontane le persone invidiose. E me ne ricordo anche altre di credenze prive di fondamento logico che circolavano a quei tempi e che ora fanno sorridere. C’era una certa Dina Cuccù che toglieva i vermi dalla pancia! Ca**o ancora mi ricordo il nome e cognome perché era scritto nell’agenda come Cuccù Dina Vermi e mi rimase veramente impresso in quanto lo leggevo come Cuccùdina e mi faceva sbellicare dal ridere quel suono onomatopeico strambo. Eravamo piccoli e andavamo da questa che non so quante mila lire spillava a quel tempo, ci metteva una pentola sopra la pancia, ci impediva la visione con un asciugamano e buttava qualcosa che saltellava e faceva rumore ad emulare la morte dei vermi interni alla pancia. Ne è passata di acqua sotto i ponti e anche se i vecchi ricordi sono sbiaditi a me sembravano palline di qualche tipologia di metallo.

Cipolla gif

Ma ora torniamo ai nostri tempi con la razionalità, le formazioni e le informazioni acquisite negli anni. Gli organi di stampa locale (purtroppo) su queste cose vanno a nozze perché conoscono la massa popolare che sui social ha raggiunto oramai anche i settantenni; tali notizie fake non vengono ancora riconosciute come tali e fanno fare un bel po’ di click sul sito dove si guadagnano rank e soldi grazie anche alle pubblicità. Le previsioni meteo dalle cipolle sono ancora credibili dalla massa impregnata e ancora ben radicata nel territorio (ancora per poco visto che parecchi se ne vanno e lasciano le radici). Ecco quindi l’importante messaggio da divulgare:

Le previsioni meteo (addirittura dell’intero anno) valutate tagliando le cipolle a fette non hanno alcuna base logica ne tanto meno scientifica. Ergo: ogni notizia riportata dai quotidiani cartacei e online su tale argomento rappresenta una fake news, cioè una notizia falsa. È solo grazie alla credibilità delle credenze popolari e alla credibilità delle testate giornalistiche che molte persone continuano ancora a credere alle previsioni meteo dalle cipolle. In natura l’effetto non può precedere la causa (principio di causalità naturale). Quindi l’effetto della cipolla non si può verificare prima della causa scatenante (le temperature rigide, il caldo, la siccità, l’umidità, ecc…). Potremo vedere casomai l’effetto sulla cipolla una volta che la causa si è scatenata. Pertanto in natura predire la causa conoscendo l’effetto sulla cipolla è una grossa cazzata non solo in termini logici ma anche in termini fisici (ma non fidatevi di me, cercate voi stessi). Anche perché la cipolla non ha memoria del meteo degli ultimi 50 anni e quindi neanche con un algoritmo predittivo implementato riuscirebbe a prevedere un cazzo di nulla non conoscendo lo storico.

I social network hanno iniziato a distruggere il giornalismo infatti a causa della concorrenza si è disposti a sparare fake news credibili pur di avere like e condivisioni, contro l’ordine deontologico del giornalismo che dovrebbe fare esattamente l’opposto ovvero informare e debellare queste credenze popolari infondate.

Quindi Emanuela Forlini l’insegnante elementare che a Urbania “legge” le cipolle come le hanno insegnato il padre ed il nonno dice cose casuali (badate bene la differenza tra casuale e causale) che oltretutto cozzano con il suo ruolo da insegnante. Essendo affermazioni casuali a differenza della causalità naturale, potrebbero verificarsi. E se si rimane sul vago si verificano praticamente sempre (ho visto il video in cui dice in questo mese potrebbe nevicare, grazie al cavolo! Se sai leggere le previsioni il condizionale non lo usi. E poi non si specifica lo spazio, cioè dove si verificherà? Mediamente? Su una regione? In montagna? Sulla costa?).

Finale: tale credenza popolare fa parte proprio della cultura contadina dove le notizie e le fake news si tramandavano di generazione in generazione. Possiamo dire che il Facebook di oggi equivale alla temporalità generazionale di ieri. La differenza tra le generazioni è legata alla velocità e al tempo. La velocità è incrementata notevolmente riducendo il tempo di trasmissione delle informazioni insieme alla capacità di immagazzinamento. Tempo, velocità e spazio sono variabili tra loro strettamente legate e notevolmente mutate negli anni. La fake news è sempre esistita e sempre esisterà solo che ieri era più credibile perché non si avevano i mezzi per smentirla mentre oggi non è più tollerabile visti i mezzi di comunicazione presenti.

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Studio Aperto incita all’odio e al pregiudizio razziale


Queste sono le parole dei “giornalisti” : una violenta rissa anche in un altro centro di accoglienza, ovvero una scoppiata per la tv. Mica il permesso di soggiorno o un posto di lavoro, no adesso la rivolta è per il calcio. Le partite di pallone da seguire davanti alla tv. I profughi ospitati a Roncolevà nel basso Veronese non sono più disposti ad aspettare. Niente televisivo calcio d’inizio? E allora sia la protesta ad iniziare. Nelle immagini del quotidiano l’arena di Verona la manifestazione per fortuna pacifica inscenata davanti ai cancelli della casa d’accoglienza. Un tetto, un letto, un pasto caldo non bastano più.

Quello che chiediamo, dicono i migranti, è di poterci finalmente rilassare davanti alla pay tv

Cartelli, uno striscione e i carabinieri a vigilare. Il sit in è durato alcune ore fino a quando giunto il momento della consegna pasti gli AFRICANI, ci sono altri digiuni a cui pensare, hanno deciso di sospendere la loro protesta che non riguarda il solo calcio. I profughi chiedono venga adeguato e migliorato il menu proposto nella casa. Stanchi dei piatti di carne pretendono vengano servite più pietanze a base di pesce fresco. Vedremo adesso se la cooperativa di Vercelli vorrà soddisfare la lista di richiesta. La prima risposta è stata no.

L’articolo di larena.it ha un tono molto pacato e ben diverso da quanto riportato da Studio Aperto che aggiunge elementi carichi d’odio e non conformi alla realtà dei fatti, come la frase insensata e provocatoria “ci sono altri digiuni a cui pensare”. Inoltre non tutti hanno sospeso la protesta per andare a mangiare come dice l’arena.it. Questi toni viziati di Studio Aperto che utilizza la solita voce ansiosa per i medesimi servizi provocano nelle masse odio, rabbia e rancore. Per tale motivo questo è un “telegiornale” di bassi fondi, fazioso, strumentalizzante, con mancanza di fonti e con notizie inesatte e non corrispondenti a realtà. Per Studio Aperto si evince chiaramente come il problema non siano le Coop (società il cui unico scopo è la massimizzazione del profitto a discapito dei malcapitati) ma i migranti. Questo “gioco” di incitamento all’odio a discapito della civile convivenza è chiaramente un vantaggio per le cooperative o chiamatele anche aziende di esseri umani poiché il problema, esposto sotto questo punto di vista mediatico, non ricade su di loro ma sui loro beni immateriali vessati dal popolo ingannato dall’informazione manipolata. È così che cade a terra il seme dell’odio, da un semplice servizio giornalistico deviato, e così nuovi germogli intaccano l’equilibrio sociale, spingendolo a rivolte spesso violente. La violenza alimenta violenza, il clima si incendia e l’odio incrementa.

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