Presentazione del libro: “Il muratore di Dio” di Vincenzo Varagona


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Venerdì 30 giugno alle ore 21:15 a Macerata presso la Terrazza Santa Croce in Viale Indipendenza n. 2, Vincenzo Varagonagiornalista RAI, presenta il suo libro “Il muratore di Dio”, dedicato all’opera di Padre Pietro Lavini (scomparso il 9 agosto 2015) nella costruzione dell’Eremo di San Leonardo sul sentiero delle “Gole dell’infernaccio”. Don Luigi Taliani – direttore di Radio Nuova Macerata ed emmausonline.it, intervisterà l’autore per guidarci tra le righe del testo e coglierne ricordi, segreti e aspetti significativi. Padre Pietro aveva ricostruito il monastero di San Leonardo al Volubrio (a 1.128 mt. di altitudine) e fu papa Giovanni Paolo II a definirlo il “muratore di Dio“.
Piero Piccioni e Manlio Bellesi saranno la voce e la musica che ci accompagneranno nell’ascolto di alcuni estratti del testo.
L’obiettivo del fotografo Filippo Ronchitelli (www.filipporonchitelli.com) ci mostrerà alcuni istanti di vita che arrivano dalle zone colpite dal sisma (link all’evento).

Il muratore di Dio.jpg

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ViviAmo le Marche:la nuova campagna per promuovere la nostra regione


La nuova campagna promozionale della Regione Marche vuole spronare l’uscita dalle macerie del terremoto, usando il volto di 25 personaggi famosi. Si va dalla musica allo spettacolo passando per l’imprenditoria di successo. Rilanciare il nostro bellissimo territorio devastato dal sisma è una sfida che deve essere vinta e noi marchigiani abbiamo di certo tutte le carte in regola per risollevarci a testa alta. ViviAmo le Marche è il nome scelto per la campagna promozionale.
Regione Marche.png “Tutti insieme per rilanciare le Marche” uccellino regione Marche.png
Diego Della Valle-ViviAmo le Marche

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Un misterioso oggetto caduto dal cielo: il meteorite di Fermo


I misteri si infittiscono,si gonfiano,si svelano,e si dimenticano,l’Indipendence Day fermano fu rimandato a data da destinarsi. 

MARTEDI’ 1/10/1996 DAL QUOTIDIANO NAZIONALE LA STAMPA

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MERCOLEDI’ 13/05/1998 DAL QUOTIDIANO NAZIONALE LA STAMPA

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Scrive in una rivista Franco Foresta Martin in quel periodo redattore scientifico e ambientale del Corriere della Sera:

I primi di ottobre del 1996, mentre mi trovavo nel mio ufficio presso la redazione del Corriere della Sera (sede di Roma), ricevetti un’originale e simpatica telefonata. Il mio sconosciuto interlocutore si compiaceva di fornirmi una notizia di prima mano, accompagnata da un invito a recarmi subito nella sua città, esprimendosi più o meno
in questi termini: “Sono Ettore Fedeli, professore di fisica e sindaco di Fermo. Sono orgoglioso di annunciare che un frammento di un corpo celeste di una decina di chili ha scelto l’unica città italiana amministrata da un fisico per venire fra noi. Se ci raggiunge subito, prima che il meteorite sia trasferito nei laboratori per le analisi,avrò il piacere di presentarglielo!”. Sembrava una burla, ma era la pura verità.

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Ettore Fedeli ex sindaco di Fermo
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Franco Foresta Martin

Fu così che, in poche ore, raggiunsi in automobile la graziosa cittadina marchigiana, 35 mila abitanti, 70 km da Ascoli Piceno, e feci la conoscenza del sindaco-fisico e dei numerosi personaggi coinvolti nella caduta del meteorite. Rileggendo, a distanza di tanti anni, i miei articoli e gli appunti su quell’evento straordinario, mi sembra che possa risultare gradito per i lettori di questa rubrica rievocarne gli aspetti salienti.

Il primo ad avere l’incontro ravvicinato col meteorite,fu l’agricoltore Luigino Benedetti, 39 anni che non vide nulla ma senti’: “Il pomeriggio del 25 settembre ero chino a piantare l’insalata nel mio campo, ai margini della strada di Santa Petronilla,quando ho sentito una serie di suoni davvero strani. Prima come il rombo di un tuono,poi dei sibili simili a quelli delle pale di un elicottero,e per finire un tonfo sordo, dalle parti della scarpata che delimita la strada. Anche se non ho visto nulla − mi confessò Benedetti durante l’intervista che gli feci − ho pensato subito che fosse cascato qualcosa dal cielo e l’ho detto ai miei otto compagni intenti a lavorare con me nel campo.Ma cosa vuoi che sia, mi rispondevano quelli,prendendomi in giro. E cosi, nonostante avessi la grande curiosità di andare a guardare fra i rovi vicino alla strada,lasciai perdere”

Ma la notte Benedetti, quasi non dormì ripensando all’accaduto e il mattino successivo ne parlò con Gino Ferraguti, suo vicino di casa, il quale gli confesso’ di aver sentito anche lui dei suoni strani il pomeriggio del giorno prima. Ma, ancora una volta, entrambi non ebbero ne il coraggio ne la voglia di andare a constatare di persona.“A questo punto Gino che cosa mi ha combinato?− mi raccontò quasi dispiaciuto Luigino Benendetti −. Per conto suo, senza informarmi, è andato a guardare tra i cespugli e ha trovato un “bozzolone”, come quello che può provocare un oggetto che penetra con forza nel terreno e s’infossa
quasi completamente. Poi, senza toccare nulla, è corso ad avvertire i carabinieri”.

Nel volgere di poche ore, nella piccola comunità di Fermo scattò la sindrome da Independence Day. Carabinieri, artificieri, Vigili del Fuoco e sindaco si mobilitarono per andare a vedere l’oggetto caduto dal cielo e per capire di che cosa si trattasse, mentre la notizia rimbalzava dai media locali a quelli nazionali.

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Foto del meteorite,rappresenta il terzo in termini di peso fra tutti quelli recuperati nel nostro paese nel corso del Novecento

Un tratto della strada di Santa Petronilla, a ridosso del luogo di caduta venne delimitato e
chiuso al pubblico, mentre il comandante della locale stazione dei carabinieri, il maresciallo Benedetto Capponi, si consultava con i superiori e con i tecnici per decidere come procedere.

“Secondo le nostre ricostruzioni, il corpo è caduto alle 17:30 del 25 settembre − mi riferì
con meticolosità da verbale il maresciallo, che andai a intervistare subito dopo avere
raccolto le dichiarazioni dell’agricoltore −Il giorno dopo Luigino Benedetti ne ha parlato
col Ferraguti. Il 27 Ferraguti ha scoperto il luogo di caduta e ci ha telefonato. Abbiamo
fatto subito un sopralluogo e abbiamo trovato dei rami spezzati e bruciacchiati. Nel
terreno c’era l’oggetto ancora sepolto. Temendo che si potesse trattare di un ordigno, abbiamo chiamato i nostri artificieri. In attesa del loro arrivo abbiamo piantonato l’oggetto per tutta la notte. Il 28 il corpo è stato estratto dal terreno. Non era una bomba e nemmeno un frammento di un velivolo o di un satellite, come qualcuno aveva ipotizzato. Era una pietra di colore grigio scuro con evidenti bruciature.Ha una forma irregolare: circa 24x19x15
cm e pesa ben 10 kg. Insomma a noi sembrava un meteorite. I contatori Geiger portati dai
Vigili del Fuoco non hanno rilevato radiazioni pericolose. Abbiamo deciso di conservarlo
al sicuro, in attesa dell’arrivo di alcuni ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche
a cui ci eravamo rivolti per una richiesta di consulenza”.“Maresciallo, dove lo avete conservato?”,chiesi io impaziente di vedere il presunto meteorite. Lì, rispose il graduato, indicando la camera di sicurezza della caserma dove solitamente vengono rinchiusi i malfattori!E cosi potei fare la conoscenza di quello che sarebbe passato alla storia come
il meteorite di Fermo, 10 chili di roccia scura appartenente a chissà quale asteroide,
della fascia principale, schizzato via dalla sua abituale dimora fra Marte e Giove, sceso
giù a spirale, e, infine, risucchiato dalla forza d’attrazione terrestre.
Mentre la pietra venuta dal cielo se ne stava al sicuro in gattabuia, giunse finalmente
a Fermo l’atteso ricercatore del CNR, il grande esperto di meteoriti Giordano Cevolani,
allora in servizio presso un istituto dell’ente con sede a Bologna che si chiamava
Fisbat (Fenomeni fisici e chimici della bassa e alta atmosfera). Intervistai anche lui.
“Pensi che io i meteoriti me li vado a cercare in Antartide − mi dichiarò ancora incredulo dell’eccezionale ritrovamento −.

Facciamo ogni anno campagne di ricerca fra i sedimenti ghiacciati, raccogliamo piccoli
meteoriti e li analizziamo per capire da dove vengono. E ora ce ne arriva uno direttamente
qui da dieci chili!”.
Cevolani ricostruì cosi il suo coinvolgimento nell’avventura di Fermo. “Era il primo
ottobre. Ho ricevuto una telefonata da colleghi dell’Istituto che avevano raccolto
la segnalazione da Fermo. Andate, hanno trovato un grosso meteorite a Fermo, esortavano.Impossibile, ho risposto io, chissà che cos’è. Comunque, il tempo di organizzare la spedizione, caricare gli strumenti e siamo partiti, io e il mio collega Romano
Serra. Pioveva a dirotto lungo tutto il tragitto e siamo rimasti impantanati. Alla fine
abbiamo raggiunto la caserma dei carabinieri.
Appena l’ho visto, in bella mostra,su un tavolo, ho cominciato a tremare per
l’emozione. All’esterno presentava la tipica crosta da fusione, dovuta all’attrito con
l’atmosfera. L’ho esaminato da vicino. Dove qualche crepa lasciava intravedere l’interno,
si distinguevano i caratteristici noduli cristallini che noi chiamiamo ‘condruli’.
Insomma, mi è bastato un esame sommario per rendermi conto che si trattava di
uno dei più begli esemplari di meteoriti che avevo visto fino a quel momento. Era troppo
bello per dividerlo a pezzi e distribuirlo fa vari musei e laboratori. Accogliendo
la richiesta del sindaco di Fermo, ne abbiamo staccato un piccolo frammento, necessario
a effettuare le analisi di laboratorio e classificarlo”.

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I primi risultati furono già disponibili tre mesi dopo la caduta del meteorite e resi
noti nel corso di una giornata di studio che si tenne a Fermo nel dicembre del 1996,
quando studiosi come Gianmario Molin dell’universita di Padova, Giuseppe Bonino
dell’Istituto di Cosmogeofisica del CNR di Torino e lo stesso Giardano Cevolani, hanno
fornito un primi identikit con le caratteristiche chimico-fisiche del corpo celeste.
Il meteorite di Fermo è risultato il terzo più importante in termini di peso (10.2
chilogrammi) fra i 12 caduti nel nostro Paese nel corso del Novecento. È stato classificato come una condrite H 3 – 5, cioè un meteorite pietroso a elevato contenuto in ferro che mostra al suo interno i tipici condruli.La loro presenza equivale all’impronta degli eventi che hanno caratterizzato, oltre 4.5 miliardi di anni fa, la nascita del nostro
Sistema solare. L’ipotesi più accredita è che mentre i pianeti si accrescevano, attirando
per gravità i frammenti sparsi, il Sole nascente ha emesso una vampata che ha prodotto
all’interno dei grandi blocchi rocciosi delle piccole fusioni parziali: i condruli
appunto. Il meteorite di Fermo è quindi un residuo di materiale primordiale che riempiva
lo spazio interplanetario e che non ha partecipato ai successivi processi di aggregazione
avvenuti nei corpi maggiori. Il meteorite di Fermo è stato pure sottoposto allo
studio degli isotopi cosmogenici, quelli generati dal flusso dei raggi cosmici galattici.
Poiché tale flusso è fortemente influenzato dal campo magnetico solare, gli isotopi
recano informazioni sulle variazioni dell’ attività solare. Nel meteorite di Fermo sono
stati identificati gli isotopi sodio 22 e titanio 44 che hanno registrato, rispettivamente,
le variazioni undecennali e secolari della nostra stella.In risposta a un preciso desiderio della cittadinanza, il meteorite si puo’ ammirare esposto in una sezione dei Musei Scientifici di Villa Vitali, in viale Trento, 29, nel centro storico di Fermo.

(PARTE DELLA FONTE:Unione Astrofili Italiani)

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Escursione-Alla scoperta dei Tesori di Montegallo


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Intro
Questi luoghi sono difficili,impervi,isolati;viverci costava e costa tuttora molta fatica, forse più nell’antichità rispetto ad oggi.Nonostante tutto,proprio nel loro passato si colloca il picco di crescita demografica.Negli anni trascorsi furono paesini molto vitali,costruiti appositamente in punti strategici sulle vie di comunicazione più importanti.Con il passare del tempo tutta l’area montana iniziò a spopolarsi e nacque un flusso sempre più florido verso la costa,lasciando dietro di se come degli indizi sul come si viveva e quanto fosse difficile farlo.Stiamo parlando dei borghi dei Monti Sibillini.

La conformazione geologica della catena dei Monti Sibillini,la vegetazione e molti aspetti interconnessi possono essere compresi ascoltando gli esperti in materia:

Queste foto risalgono al 06/03/2016,quando esplorammo con le guide escursionistiche abilitate AIGAE,Nicola Pezzotta e Stefano Properzi,le frazioni del Montegallese,ovvero Interprete,Colle,Casale Vecchio,Casale Nuovo,Colleluce,Collefratte,Astorara,nomi particolari semisconosciuti alla storia contemporanea.Se vi recate in questi luoghi,passeggiando in silenzio noterete le chiavi lasciate sui portoni,i garage ricolmi di salato a stagionare,i macchinari spaccalegna semi-abbandonati,le case disabitate e un’arietta fine ricca di ossigeno incanalarsi nel sentiero da percorrere mentre il vostro sguardo tentando di inseguire l’orizzonte si perde sino al mare.Un silenzio assordante piomba nella testa,il calpestio di gruppo intona una melodia d’insieme come a ridar vita al tempo passato.

Il vento gelido accarezza la pelle,risveglia il profumo della natura,ci ricorda che non siamo soli ma viviamo in simbiosi.Ogni cambiamento genera mutamento,ogni disboscamento genera distruzione.
Il percorso si distende tra i borghi,le rovine,le fonti d’acqua,i torrenti e la ricca vegetazione del Parco Nazionale dei Monti Sibillini artisticamente bella e al contempo complessa.

Gli alberi mostrano la loro grandezza,il loro vissuto,la loro essenza.

L’escursione prosegue fino alla chiesa di Santa Maria in Pantano o chiesa delle Sibille (oggi distrutta dal violento terremoto del 2016),che purtroppo non fu possibile visitare all’interno per via delle solite lungaggini burocratiche necessarie per richiedere le chiavi.Un vero peccato visto che ora le pitture sono andate completamente distrutte.Prendendo la cartina in mano ci troviamo esattamente qui(link a google maps),proprio vicino alle pendici del Monte Vettore:

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Immersi nel bosco:

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Alcune informazioni su questa chiesa le potete trovare al seguente link

Santa-Maria-in-Pantano-dopo-640x360.jpg
Immagine della chiesa distrutta dopo il sisma

Si procede costeggiando i numerosi torrenti che vanno a formare il Fluvione,

risalendo e passando vicino ad un antico mulino,dove è possibile scattare anche una bella foto di gruppo:

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Foto di gruppo dinanzi al vecchio mulino (Con in faccia un po di sole )

Una storia particolarmente interessante è quella di Casale Vecchio (1018 mt. s.l.m a 5 km dal Capoluogo Balzo),uno di quei paesi dei Sibillini devastati dalle valanghe che rovinosamente precipitavano dalla montagna.Il paese fu integralmente ricostruito nelle vicinanze in zona più sicura a cui fu dato il nome di Casale Nuovo.Per un fatto del tutto fortuito (molti abitanti erano riuniti per vegliare una bambina morta la sera precedente),morirono solo 8 persone.Nello stesso inverno del 1934 altre valanghe investirono Rubbiano (11 morti) e Bolognola (19 morti),già devastata da una precedente valanga nel 1930,offrendo tristi occasioni di riflessione sull’abitudine al disboscamento selvaggio.Ciò che è rimasto in piedi di Casale Vecchio sono solamente un paio di casette ma verso valle è possibile intravedere numerose pietre(di origine calcarea)delle costruzioni abbattute e le fondamenta o mura limitrofe del paese. 

Conclusione:Non so cosa la gente trovi di bello in quei “mostri” chiamati grattacieli come a New York dove il caos,la frenesia e le luci psichedeliche della pubblicità portano alla pazzia dell’essere.Sta di fatto che abbiamo un tesoro immenso in casa e molte volte soggiogati dalla nebbia dell’isteria non riusciamo neanche a vederlo.Apprezzare la natura significa apprezzare noi stessi,il nostro futuro,la nostra sopravvivenza.

Dettagli dell’escursione

  • Difficoltà: E
  • Lunghezza: 9 km circa
  • Dislivello: 500 m circa
  • Durata: 5 ore circa (comprese le soste)

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