Il post scandaloso di Mario Adinolfi 


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Studio quantitativo:meglio acquistare un cappuccino o un giornale?


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Capita,poche volte ma capita,di aprire un giornale cartaceo e sfogliarlo.Capita,ma ancora meno di poche volte,di acquistare un giornale per informarsi a grandi linee sulla situazione sociale/politica/economica locale.Al costo di un solo cappuccino si può avere tra le mani parecchia informazione (di qualità discutibile),un malloppo di diverse pagine che una volta erano talmente grandi da essere addirittura scomode da spaginare.Insomma parecchi alberi abbattuti e scannati per informarci della “situation”magari davanti a una tazza di caffè bollente.Non vogliamo focalizzare l’attenzione sulla qualità di informazione riportata perchè occorrerebbe un’analisi lunga,laboriosa,attenta ai minimi particolari e che risulterebbe abbastanza soggettiva(forse).L’analisi la vogliamo fare invece sulla quantità e tipologia di informazione analizzando il numero totale di pagine e suddividendolo in base alla tipologia di appartenenza.Abbiamo scelto il quotidiano locale,il Corriere Adriatico e abbiamo fatto 2 conti rapidi rapidi.La domanda è :se dovessi essere al bar e avere solo 1,20€ in tasca prenderesti un cappuccino o acquisteresti un giornale all’edicola più vicina??Per poter rispondere alla domanda bisogna fare un’analisi costo/beneficio ma poichè il costo è equivalente l’analisi si sposta sul beneficio.Ammesso e concesso che per te il beneficio di bere un cappuccino sia comparabile all’acquisto di un quotidiano,procediamo alla comparazione.Come si può veder dall’immagine sopra che spero sia abbastanza chiara se a noi,come penso alla maggior parte delle persone,interessa solamente la cronaca locale,il costo del quotidiano dovrebbe essere di 0,17€ ma visto che a causa del marketing spudorato esso viene a costare 1,20€,la risposta alla domanda che poteva essere scontata ora non lo è perchè è stata comprovata:acquistate un cappuccino e infischiatevi del giornale,ma la maggior parte di voi sicuramente starà scroccando il giornale al bar senza porsi effettivamente il problema!Bravi!Ma facciamo un passo indietro sul cappuccino che sicuramente vi sarà sfuggito dalla “focalization”.Un cappuccino di 125g di latte di vacca pastorizzato intero ha 82 calorie ma se ci aggiungiamo lo zucchero per ipotesi 5g arriviamo a 102 calorie.Ma se amiamo il dolce e ne mettiamo 10g arriviamo a 121 calorie.La domanda è allora 1,20€ per 121 calorie(507kjoule) è giusto,è troppo o è poco??(calcolo delle calorie).Proviamo a fare una comparazione con un prodotto che mangiamo tutti i giorni a pranzo:la pasta.Dobbiamo conoscere quanto costa un pacco di pasta,riportare il costo per gli stessi grammi del cappuccino e comparare le calorie.In questo caso la comparazione del beneficio riguarda l’apporto calorico e non l’apporto nutrizionale.Fate i conti e avrete la risposta effettiva di quanto dovrebbe costare un cappuccino se paragonato allo stesso apporto calorico di un bene di uso comune come la pasta!

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Esiste la morte dopo la vita come garanzia di eguaglianza


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Non so rispondere alla domanda se esista o meno la vita dopo la morte,e credo nemmeno tu,ma posso dire con certezza che l’esistenza della morte dopo la vita garantisce l’unico e più grande sistema democratico al mondo mai esistito.

La “femmina” e la “donna” dalla poesia alla cultura popolare


Ho sempre ritenuto che nella nostra cultura poetica (da Dante ai giorni nostri) il termine “femmina” sia stato usato in opposizione al termine “donna”: Il primo,di etimologia incerta, si riferisce ad una persona di genere femminile di basso rango e,per estensione,anche di facili costumi;il secondo,proveniente etimologicamente dal latino “domina” (signora e padrona della casa,da domus),si riferisce invece ad una persona di genere femminile di alto grado sociale,una “vera” donna insomma.
Preciso che mi riferisco ad una tradizione culturale “alta”,non popolare,dove invece la femmina è la “vera donna”, “a Femmn” con la F maiuscola,in dialetto napoletano,per esempio.

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La Venere di Willendorf (Austria).Realizzata in arenaria,delle dimensioni di 11cm risalente a l’età Paleolitica

Il termine “femmina” si usa per lo più per definire il genere,femmina in opposizione a maschio, senza nessuna accezione di qualità.Un ulteriore riflessione si può anche fare in relazione al termine “madonna”,inteso come mia donna,dal latino “mea domina”(mia signora),caduto ormai in disuso,ma che trovo estremamente poetico e profondo.L’etimologia si lega anche al francese da cui deriva la parola “madame”.In alcune regioni come Abruzzo e Piemonte  il termine “madonna” è stato sempre usato dal popolo come titolo di rispetto che le nuore davano alle suocere.

I caratteri che estende la parola donna dovrebbero essere anima (che una volta si credeva non avesse!),intelligenza,volontà,immaginazione e tutte le altre belle cose che concernano l’essere umano.La donna è signora,madre,moglie,amica.La femmina è la donna che ama, la sensuale felina che c’è in ogni donna,anche se alcune non sanno nemmeno di avercela e non sanno “giocarci”.
Nel dialetto calabrese non esiste la donna,esiste invece l’uomo.In genere per parlare delle donne si dice ” I fimmini”, per parlare degli uomini si usa quasi sempre “L’omini”, raramente  ” i masculi”.

 

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Venere del Botticelli

Viaggiando più indietro nel tempo troviamo il non plus ultra,l’esaltazione massima della donna nella divinità di Venere (in latino Venus,che significa amore,desiderio sessuale),una delle più importanti dee romane principalmente associata all’amore,alla bellezza e alla fertilità,l’equivalente della dea greca Afrodite.
Srotolando ancor di più la matassa del tempo,ci ritroviamo in epoche molto antiche,che si perdono nella notte dei tempi,dove la donna e la femmina si fondono in un unico significato legato ancor di più alla terra,alla natura e alla fertilità.L’esempio per eccellenza lo si vede quando si entra nell’immenso mondo dell’antico Egitto.

« Ciò che si fa alla natura, si fa alle donne

e ciò che si fa alla donne, si fa alla Natura. »

 

 

 

 

Rielaborazione in parte tratta dal forum(link al forum)

Fatti,non fatti,disfatti,misfatti


Preferisco i fatti delle parole perche i fatti dicono tante parole mentre i non fatti hanno parole da disfatti.Fatti o non fatti siamo vittime di misfatti.E allora di cosa siamo fatti??Siamo della stessa materia di cui sono fatti i gatti o siamo solo atti in un teatro di buratti??Sará,credo stiamo diventando matti a parte il fatto che siamo strafatti,di marchi contraffatti.In effetti infatti lo scopriremo solo vivendo,nascosti negli anfratti dove vivono gli sfatti.
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Ho visto Dio,sono io


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Il titolo già è molto forte quindi tenetevi ben attaccati alla sedia,fate un bel respiro e solo se siete pronti alla rivelazione potrete iniziare a leggere.Bene,pronti?1,2,3,via!!!Quante volte nella vostra testa o nella bocca degli altri è saltata la domanda da 1000 punti?Quante volte avete sentito pronunciare queste tre lettere??Esiste Dio?Chi è??Naturalmente le risposte si perdono nei meandri della storia,viaggiano nella notte dei tempi e si perpetuano di generazione in generazione.Alla ricerca di Dio molti si sono dedicati,molti ne sono usciti con la testa separata dal corpo,altri vi si dedicano ogni giorno, e parecchi sono morti cercando senza risposte.Ma sanno davvero cosa o chi stanno cercando??E se la domanda fosse mal posta?E se non si trovasse perchè semplicemente si sta cercando nella direzione sbagliata??Anche io mi sono posto questa domanda e la risposta a mio avviso è semplice e si trova nel nome stesso di Dio.Dio->D’io->,Di io->Dell’IO.Chiaro no??Chi è Dio?Dio sono IO,Dio sei TU,Dio siamo TUTTI.E allora la domanda credi in Dio significa credi in te stesso e negli altri?Dio è la natura,Dio sono gli animali,Dio sono i nostri simili,Dio è tutto ciò che circonda ed è dentro l’IO.Dio come “dentro io”.Dentro di me va cercato Dio.Potente è?Potrà sembrarvi strano lo so.La parola di Dio è la parola degli uomini saggi e della loro filosofia di vita.Ascoltare la parola di Dio significa ascoltare l’esperienza,la saggezza,coloro che vivono nel giusto per evitare la strada del buio quella che va contro Dio e per arrivare al trionfo della felicità,gioia e pace interiore.Ma la cosa eclatante è che dove c’e’ Dio c’è l’antiDio.Proprio come lo yin-yang:

yin

Siamo Dio e l’antiDio,proprio come la materia e l’antimateria,il dolce e l’amaro,la vita e la morte ecc…Questa dualità è presente in ogni cosa che ci circonda,il principio della dualità.Tutti i sistemi in natura cercano l’equilibrio,ovvero la condizione di minima energia.Quando l’equilibrio viene rotto l’energia si sprigiona.Tale energia può essere positiva o negativa e presenta delle conseguenze a sua volta positive o negative.Lo scambio di energia il cedere energia agli altri per amare se stessi.

Ignorando la verità la cosa più semplice sarebbe quella di voler assegnare a Dio un’ iconografia,una rappresentazione dell’essere superiore per incutere timore o profonda adorazione,ma questo credo sia una dissuasione generata negli anni dall’uomo stesso perchè è più facile credere in un icona piuttosto che negli altri e in se stessi.Perchè è difficile incolpare qualcuno quando quel qualcuno siamo noi stessi,mentre è più facile dare la colpa ad un’icona piuttosto che a se stessi.Ma anche perchè si cerca di dare sempre un’immagine a qualcosa di importante infatti ciò che vediamo ci rimane impresso nella mente,mentre ciò che non vediamo ci rimane difficile da digerire e da capire.

L’io non basta,l’io è solo senza D.Per conoscere Dio dobbiamo conoscere l’io in noi e la D risiedente nelle persone che ci circondano.Perchè dentro l’io si trova l’energia positiva indotta dall’amare gli altri.A mio avviso non nominare il nome di Dio invano significa non perdere la fiducia in se stessi e negli altri,significa non offendere e non offendersi, significa non recare disagio a chi ci circonda.Il porco associato a Dio acclama all’antiDio che risiede in D e in Io.E’ la macchia nera,è la volontà dell’antiDio di uscire dall’involucro e liberare la propria energia negativa.

Ora immagino vorrete sapere chi ci ha creati.Beh questa è un’altra domanda che tratterò tra qualche centinaio di anni.