Effetti Glitch per Adobe Premiere Pro


Quante volte lo avete visto, quante volte vi è piaciuto e quante volte volevate imitarlo!?Vi mancava solo il termine esatto,la parola chiave per poter fare la ricerca. Ebbene l’effetto di distorsione (potete cercare i video di esempio su youtube) in gergo tecnico prende il nome di Glitch Effect che letteralmente significa proprio Effetto Errore. L’errore per una volta è un effetto voluto e desiderato. Di sicuro è qualcosa che arricchisce il nostro background nel montaggio video ed è quindi bene imparare ad usarlo. L’effetto è particolare e rende interessanti:

  • scritte
  • foto
  • loghi
  • video

Per quanto riguarda le immagini,le foto o i loghi statici potete testarlo direttamente attraverso il tool online denominato Image GlitchIl risultato è però interessante nei video o nelle gif dove aggiunge un bel movimento alla sequenza di frame, tale da richiamare l’attenzione ed evitare la noia della staticità. Potete testare voi personalmente scaricando i 5 preset qui sotto e copiandoli nella cartella di Adobe Premiere Pro (che di default è situata nella path seguente C:\Program Files\Adobe\Adobe Premiere Pro CC 2017\Plug-Ins\it_IT\Effect Presets ):

Download riservato ai follower

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Adobe After Effects CC 2017 Crack


ISTRUCTION

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N.B. The file have only dll library so there aren’t application,virus,malaware.

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L’oggetto avanzato in Photoshop: facciamo chiarezza


In Adobe Photoshop CC 2017 possiamo esportare un oggetto avanzato al fine di poterlo utilizzare successivamente anche in Adobe Illustrator e questo è il punto di arrivo di tutto il discorso, ma partiamo dall’inizio. Gli oggetti avanzati (in letteratura estera smart objects) possono essere immaginati come delle scatole ovvero un insieme di livelli che contengono dati appartenenti a immagini raster (= trama, reticolo, griglia dalla tv analogica o bitmap, ovvero mappa di bit)  o immagini vettoriali. Gli oggetti avanzati conservano tutte le caratteristiche originali del contenuto sorgente di un’immagine, permettendovi di apportare modifiche non distruttive al livello ed è questa caratteristica a renderli preziosi(in quanto l’immagine non “sgranerà“,termine spesso indicato per definire la perdita di qualità di un’immagine). Ma per capire cosa sia veramente questi misteriosi e talvolta non compresi oggetti avanzati,io per primo me lo sono sempre chiesto ogni volta che si apriva una finestra di errore come questa

Impossibile completare la richiesta perché l'oggetto avanzato.jpg

ma non ho avuto mai la voglia di approfondire perché ero sempre preso dal progetto su cui stavo lavorando,dobbiamo capire quali siano i vantaggi di utilizzarli nei nostri progetti. La finestra sopra compare ogni qual volta cerchiamo di accedere a opzioni non consentite sull’oggetto avanzato in Photoshop. Solo rasterizzando l’immagine ci è concesso di procedere e vedremo dopo come fare. Per poter invece modificare l’oggetto con l’apposito Illustrator dobbiamo fare doppio click col mouse sinistro sopra al simbolo di oggetto avanzato:

Oggetto avanzato.jpg

Vantaggi nell’utilizzo degli oggetti avanzati

Gli oggetti avanzati possono essere utilizzati in diversi contesti:

  1. Utilizzo di oggetti vettoriali in un ambiente raster, mantenendo o vantaggi che la grafica vettoriale offre (ridimensionamento senza perdere qualità).
  2. Propagazione delle modifiche
  3. Organizzazione di file complessi, suddividendo l’elaborazione su più file collegati
  4. Utilizzo dei filtri avanzati.

L’immagine vettoriale in Photoshop

Quando importiamo un’immagine vettoriale da Illustrator in Photoshop questa sarà inglobata come oggetto avanzato (possiamo quindi dire che tutte le immagini vettoriali sono oggetti avanzati mentre non tutti gli oggetti avanzati sono immagini vettoriali,ovvero che il file vettoriale rappresenta un sottoinsieme degli oggetti avanzati).  I contenuti di un oggetto avanzato collegato vengono aggiornati quando il file immagine sorgente subisce delle modifiche. Se facciamo doppio click sul livello dell’oggetto avanzato si aprirà il programma adatto a gestirlo e modificarlo ovvero Illustrator. Infatti mentre Photoshop è nato per gestire essenzialmente immagini raster, Illustrator è nato per gestire immagini vettoriali. Ad ogni versione si è cercato di ridurre sempre di più il gap e di interconnettere al meglio i due ambienti al fine di ottenere la massima “collaborazione” tra il mondo raster e il mondo vettoriale. Se vogliamo modificare oltre i limiti imposti l’immagine vettoriale in Photoshop dobbiamo necessariamente trasformarla ovvero rasterizzarla(tasto destro del mouse sul livello->rasterizza livello). Da questo momento in poi le modifiche(quelle che ne alterano le dimensioni) all’immagine saranno distruttive e quindi bisogna fare attenzione a non distruggere troppo il nostro lavoro. È un po come l’approssimazione del matematico, un numero lo possiamo approssimare ovvero decidere di eliminare un bel po di informazione ma a volte questa è necessaria al fine di evitare di schiantarsi ad esempio sul suolo lunare nei delicati calcoli della Nasa, tutto dipende dal contesto in cui lavoriamo e questa è una frase valida in tutti gli ambiti della vita.

Esportare un’immagine da Photoshop come oggetto avanzato

Arriviamo al dunque dopo tutto questo disquisire. A mio avviso l’impostazione a disposizione per realizzare ciò è posta su un punto non molto intuitivo del programma. Infatti quando voglio salvare l’immagine come oggetto avanzato perché per esempio voglio utilizzarla in Illustrator mi viene in mente di andare in salva con nome o in esporta. Ed è questo il motivo per cui non ho mai trovato l’opzione fino a quando mi sono impuntato e ho fatto una ricerca. Ebbene per realizzare quanto detto dobbiamo andare in Livello->Oggetti Avanzati->Esporta Contenuto:

Esportare oggetto avanzato in photoshop.jpg

E come per magia compare la finestra di salvataggio:

Esporta file oggetto avanzato.jpg

Spero di esservi stato utile,ricordate di votare l’articolo con 5 stelle!Grazie 😉

novità Scarica gratuitamente Adobe Illustrator CC 2017

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DPI,PPI e risoluzione: facciamo chiarezza


  • Con la sigla DPI si intende Dots Per Inch (punti per pollice). Si noti che il DPI specifica una relazione piuttosto che un valore assoluto. È il numero di punti che si trovano in un pollice dove la parola “punto” è l’equivalente alla parola “pixel” ovvero l’unità elementare che costituisce l’immagine. Il termine DPI, ad ogni modo, è decisamente più appropriato quando si parla di una stampante. Esso infatti indica i “punti di stampa”, ovvero la definizione di stampa, e stabilisce il numero di punti stampati per ogni pollice (maggiore è il valore di DPI, maggiore sarà la qualità dell’immagine stampata).Maggiore saranno i DPI e più grande potrà essere fatta la stampa.

Mpx

dimensioni sensore

dimensioni stampa
a 300 dpi

dimensioni stampa
a 200 dpi

altezza

base

altezza

base

Altezza

base

pixel

pixel

cm

cm

Cm

cm

1

867

1153

7,3

9,8

11,0

14,6

2

1226

1631

10,4

13,8

15,6

20,7

3

1502

1997

12,7

16,9

19,1

25,4

4

1734

2307

14,7

19,5

22,0

29,3

5

1939

2579

16,4

21,8

24,6

32,7

6

2124

2825

18,0

23,9

27,0

35,9

8

2453

3262

20,8

27,6

31,1

41,4

15

3358

4467

28,4

37,8

42,6

56,7

dpi.jpg

  • Con la sigla PPI si intende Pixel Per Inch (pixel per pollice). Questa sigla la si utilizza parlando di display e densità di pixel e definisce quanti pixel ci sono per ogni pollice.Si può definire il PPI come il rapporto tra i pixel di un’immagine e i pollici della diagonale del monitor. La conseguenza della scelta di un determinato valore di PPI è la risoluzione ovvero il grado di qualità di un’immagine (la risoluzione può essere definita come il numero di pixel nella direzione verticale x numero di pixel nella direzione orizzontale)

ppi.jpg

L’occhio umano riesce a scandire o meno i pixel a seconda della distanza in cui si trova lo schermo.Naturalmente più lo schermo è vicino e maggiore dovranno essere i ppi perchè l’occhio riesce a percepire meglio i dettagli.Uno schema che riassume questo fatto è il seguente e ci permette di regolare gli ppi in base alla distanza dell’occhio dallo schermo:

Distanza e dpi.jpg

Come si calcolano i ppi in maniera esatta?

E’ un semplice calcolo matematico e la formula si basa sul teorema di Pitagora. Prendete uno schermo, tracciate la diagonale e misuratela in pollici. Questa diagonale è anche l’ipotenusa di due triangoli rettangoli. Dato che a noi serve sapere quanti pollici ci sono per ogni pixel della diagonale tracciata (l’ipotenusa), ci basta calcolare la radice quadrata della somma dei quadrati x e y (i due cateti, ovvero le dimensioni orizzontali  e verticali dello schermo in termini di pixel). La formula,per i display RGB, è quindi:

calcolo degli ppi.png

Apriamo ora Adobe Photoshop :

Impostare le dimensioni su photoshop.jpg

dimensione immagine photoshop.jpg

Nella finestra troviamo indicato:

  • Dimensione immagine:rappresenta quanto occupa l’immagine nell’hard disk.
  • Dimensioni:quanto è larga e alta l’immagine (il primo numero è la larghezza il secondo l’altezza).Non sono altro che le dimensioni che assumerà la nostra immagine una volta stampata.Si possono visualizzare in varie unità di misura selezionabili nel menù a discesa che si apre quando si fa clic sul triangolino accanto a mm (millimetri). Le varie unità proposte sono : percentuale, pollici, centimetri, millimetri, punti, pica e colonne. Le ultime tre unità sono generalmente utilizzate da chi opera in stampa (impaginazione di giornali).
  • Larghezza:è il numero di pixel che formano la base dell’immagine (possiamo scegliere anche altre unità di misura).Rappresenta la larghezza effettiva dell’immagine quando verrà stampata.
  • Altezza:è il numero di pixel che compongono l’altezza dell’immagine (possiamo scegliere anche altre unità di misura).Rappresenta l’altezza effettiva dell’immagine quando verrà stampata.
  • Mantieni le proporzioni:è il simboletto di collegamento che compare tra larghezza e altezza e può essere attivato o disattivato se vogliono essere mantenute o meno le proporzioni tra larghezza e altezza.
  • Risoluzione:è il numero di pixel stampati per pollice (ovvero gli dpi). Per l’indicazione della risoluzione si possono scegliere due unità di misura: i ben noti pixel/pollice e i pixel/centimetro che però non vengono mai utilizzati.
  • Riduci disturbo: serve per rimuovere il rumore presente nell’immagine
  • Ricampiona: per modificare le dimensioni o la risoluzione dell’immagine e fare sì che il numero totale di pixel venga regolato in proporzione, accertatevi che sia selezionato Ricampiona e, se necessario, scegliete un metodo di interpolazione dal menu di Ricampiona. Per cambiare le dimensioni e la risoluzione dell’immagine senza modificare il numero totale di pixel nell’immagine, deselezionate Ricampiona. Fate molto attenzione alla parola “Ricampiona” che sta a significare che photoshop eseguirà dei calcoli ed al termine cliccando sul pulsante “OK” potremo aver perso dei pixel (senza speranza di recuperarli) o potremo averli aggiunti (photoshop inserisce pixel per ingrandire l’immagine a proprio piacimento).A cosa serve allora questa finestra se è così pericolosa??
    Serve essenzialmente a cambiare le dimensioni fisiche del nostro file; può essere utile nel caso l’immagine sia eccessivamente grande per il nostro scopo.Se il nuovo valore delle dimensioni è più basso photoshop ha buttato via dei pixel. Viceversa un valore più alto indica che sono stati aggiunti dei pixel (non sempre con buoni risultati).I metodi di interpolazione possono essere scelti tra:

    • 1.Automatica
      Il metodo di ricampionamento applicato dipende dal tipo di documento e di ridimensionamento (ingrandimento o riduzione).
      2.Mantieni dettagli (ingrandimento)

      Con questo metodo, diventa disponibile un cursore di riduzione disturbo per attenuare il disturbo durante l’ingrandimento dell’immagine.

      3.Bicubica più morbida (ingrandimento)

      Metodo adeguato per ingrandire le immagini in base all’interpolazione bicubica, ma concepito per generare risultati più morbidi.

      4.Bicubica più nitida (riduzione)

      Metodo adeguato per ridurre le dimensioni di un’immagine in base all’interpolazione bicubica con maggiore nitidezza. Questo metodo mantiene i particolari in un’immagine ricampionata. Se Bicubica più nitida esagera la nitidezza di alcune aree dell’immagine, provate con Bicubica.

      5.Bicubica (sfumature omogenee)

      Metodo più lento, ma più preciso, basato sull’analisi dei valori dei pixel circostanti. Grazie a calcoli più complessi, questa opzione genera migliori gradazioni di tonalità rispetto a Vicina più prossima e Bilineare.

      6.Vicina più prossima (contorni ben definiti)

      Questo metodo è rapido ma meno preciso e riproduce i pixel dell’immagine. Mantiene i bordi ben definiti e produce file di dimensioni inferiori per illustrazioni contenenti bordi senza anti-alias. Può però causare un effetto scalettato, che diventa evidente quando distorcete o ridimensionate un’immagine o eseguite più manipolazioni su una selezione.

      7.Bilineare

      Metodo che aggiunge i pixel in base ai valori di colore medi dei pixel circostanti. Genera risultati di qualità media.

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La risoluzione del monitor e la risoluzione dell’immagine

Da non confondere la risoluzione del monitor dalla risoluzione dell’immagine.La risoluzione del monitor(o schermo o display) è il numero dei pixel orizzontali e verticali presenti o sviluppabili in uno schermo.

La risoluzione del monitor

La risoluzione del monitor è indicata in termini di dimensioni dei pixel. Ad esempio, se la risoluzione del monitor e le dimensioni in pixel di una foto sono uguali, la foto visualizzata al 100% riempie lo schermo. La dimensione di un’immagine sullo schermo dipende da una serie di fattori: dimensioni dei pixel dell’immagine, dimensioni del monitor e impostazione della risoluzione del monitor. In Photoshop, potete modificare l’ingrandimento dell’immagine sullo schermo per facilitare il lavoro con immagini di qualsiasi dimensione in pixel. Una risoluzione di 1024×600 ad esempio indica che l’immagine sul monitor è formata da 1024 colonne e 600 righe ed è pertanto caratterizzata da un rapporto d’aspetto di circa 1,707:1.

La risoluzione del monitor in Photoshop

La risoluzione della stampante

La risoluzione della stampante corrisponde al numero di punti di inchiostro per pollice (dpi). In termini generali, maggiore è il numero di punti per pollice, migliore è la qualità della stampa. La maggior parte delle stampanti a getto d’inchiostro assicura risoluzioni da circa 720 dpi a 2880 dpi, anche se in realtà spruzzano gocce microscopiche di inchiostro e non tracciano puntini veri e propri come le fotounità e le stampanti laser.

La risoluzione della stampante è diversa ma comunque collegata a quella dell’immagine. Per stampare una foto di alta qualità con una stampante a getto d’inchiostro, potete ottenere buoni risultati con una risoluzione dell’immagine di almeno 220 dpi.

DA RICORDARE

 1) Il pollice (in inglese “inch”) equivale a 25.39 mm circa (2.54 cm).

2) Aumentando la risoluzione aumenta chiaramente il peso dell’immagine.

3) Un’immagine composta da pixel è conosciuta come immagine bitmap o immagine raster

4) Il numero di pixel di cui è costituita l’immagine prodotta da una fotocamera digitale viene espresso come un singolo valore, in megapixel (milioni di pixel), mentre il numero di pixel di un display viene in genere espresso come un prodotto (pixel in larghezza x pixel in altezza).

5) I pixel possono essere sia quadrati che rettangolari. Un valore chiamato pixel aspect ratio, descrive le proporzioni di un pixel per la sua corretta visualizzazione. Ad esempio, un pixel aspect ratio di 1,25:1, significa che ogni pixel dev’essere visualizzato 1,25 volte più largo che alto perché quanto rappresentato sia proporzionato. I pixel sugli schermi dei computer sono in genere quadrati.

6) Il numero di colori distinti che possono essere rappresentati da un pixel dipende dal numero di bit per pixel (BPP)

7) Un monitor classico tipicamente non supera la risoluzione di 96 dpi

8) E’ lecito chiedersi fino a che punto possiamo diminuire la risoluzione della stampa(dpi) senza avvertire un calo della sua qualità.La risposta è ovviamente vincolata dalla distanza alla quale osserveremo tale stampa e soprattutto dalla qualità originale del file. Teoricamente, la nostra vista non è in grado di distinguere (alle brevi distanze) oltre 240 dpi, prendendo in considerazione una vista perfetta senza diminuzione di diottrie.

SITI DI RIFERIMENTO PER I CALCOLI ONLINE: CALCOLO

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