La storia dell’ex Manicomio di Fermo


Manicomio di Fermo

Nel 1853 fu istituita a Fermo, presso il convento di S. Domenico, una Casa di Osservazione (Casa di Osservazione de’ Pazzi che poi venne rinominato Ospizio Provinciale de’ Pazzi) destinata alla cura temporanea dei dementi della Provincia, prima di essere trasferiti presso altre strutture manicomiali, sotto la custodia dell’antico Ordine ospedaliero dei Fatebenefratelli. Dal 1857 la sede fu spostata presso l’ex Convento di San Francesco da Paola. A seguito della soppressione della Provincia di Fermo, il cui territorio nel 1860 fu annesso a quella di Ascoli Piceno, nuovi pazienti arrivarono dall’Ascolano. Il primo regolamento interno dell’istituto manicomiale fu approvato nel 1864. Divenuti insufficienti i locali, nel 1871 fu deciso il trasferimento di una parte dei degenti presso l’ex Convento dei Cappuccini, acquisito dal Demanio nel 1861, soluzione rivelatasi presto inadeguata.
Nel 1873 il manicomio fu definitivamente trasferito presso il complesso dell’Annunziata. Sorta sul preesistente complesso religioso San Martino in Varano, destinato nella prima metà del XV secolo all’ordine dei Frati Minori osservanti (la chiesa fu consacrata nel 1473, il convento fu terminato nel 1484),

Convento dei minori osservanti

la struttura conventuale fu sottoposta a radicali trasformazioni nel sec. XVIII, su progetto dell’architetto Scipione Daretti. Con l’Unità d’Italia, a seguito dell’esproprio dei beni appartenenti agli enti ecclesiastici, il convento fu concesso dal Demanio al Comune di Fermo, per essere utilizzato, come Ospedale Civile e Militare, amministrato dalla Congregazione di carità. A partire dal 1 Gennaio 1874, alla Congregazione di carità fu affidata anche la gestione del manicomio, sotto la vigilanza della Provincia, che nominava allo scopo una speciale commissione. In concomitanza con l’allestimento dei locali nell’edificio dell’Annunziata furono approvati anche il nuovo regolamento e statuto. Nel 1895 il complesso divenne sede unica del manicomio e fu sottoposto a lavori di ampliamento dalla Congregazione di carità.
Sotto la direzione di Romolo Righetti, negli anni 1909-1914, l’Istituto fu sottoposto ad un generale riordinamento edilizio e tecnico sanitario, furono introdotti, sul modello del manicomio di Firenze i rapporti mattinali. Nel 1909 la Provincia si riappropriò anche della gestione del Manicomio. Ulteriori interventi di ristrutturazione e ammodernamento dei locali seguirono negli anni successivi.
A seguito dell’emanazione della L. 180/78 il Consiglio provinciale di Ascoli Piceno predispose, nella seduta del 13 agosto 1981, la costituzione del Centro residenziale di assistenza socio-sanitaria.

Manicomio di Fermo interno

Quando un cittadino con una qualsiasi turba del comportamento si dimostrava pericoloso, arrecando fastidio, si procedeva ad una segnalazione alla Pubblica Sicurezza, o ad un sanitario. L’attestazione della pericolosità per sé e gli altri faceva scattare, come previsto dalla l. n. 36/1904, le operazioni per il ricovero urgente presso l’Ospedale psichiatrico provinciale. Le prime notizie per la storia clinica del ricoverato venivano riportate dal Direttore in cartella. Dopo trenta giorni di osservazione, se il paziente era ritenuto idoneo al ricovero veniva definitivamente ammesso nell’Ospedale psichiatrico provinciale e trasferito nel reparto di competenza. L’ammissione veniva segnalata al Presidente del Tribunale di Fermo, che poteva disporre, se era sollecitato da qualche familiare, il procedimento di interdizione. A quel punto iniziava per il paziente la sua storia manicomiale.
La l. 18/03/1968 n. 431 previde il ricovero volontario del paziente nell’ospedale psichiatrico.

I registri dei coerciti erano usati per le annotazioni di eventuali “contenimenti” con le camicie di forza a cui i pazienti più agitati venivano sottoposti. Risultano il nome del paziente, la data, la durata del contenimento ed il reparto di provenienza.

Nei registri giornalieri di reparto venivano annotate giornalmente notizie relative al numero dei pazienti presenti in ogni reparto, le eventuali nuove ammissioni o decessi; inoltre sono presenti segnalazioni di scambio tra i vari dipendenti, novità, cambi di terapie, situazioni particolari da segnalare ai colleghi dei turni successivi.
I reparti furono convenzionalmente chiamati con i cognomi dei più famosi psichiatri italiani. Non esisteva una differenza di trattamento tra i due sessi, né veniva considerato più di tanto l’eventuale stato di maternità, o la giovane età.

Manicomio di Fermo letti

Esiste una banca dati relativa alle cartelle cliniche di uomini dimessi/deceduti dal 1854 al 1902, mirata alla rilevazione delle informazioni anagrafiche e socio-sanitarie dei ricoverati attraverso il programma informatico “ArcanaMente”, appositamente realizzato dalla Direzione generale per gli archivi per garantire una rilevazione omogenea attraverso l’adozione di regole di schedatura rigorose. La banca dati riguarda n. 550 cartelle cliniche/persona, corrispondenti a n. 747 ricoveri dal 1854 al 1902 di uomini dimessi/deceduti.

FONTI: L’Ospedale dei pazzi di Roma dai papi al ‘900, Volume 2, siusa.archivi.beniculturali.it

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